Quel domani c’era

Dicono che il bello della Sanremo è che è imprevedibile e per questo bisogna lasciarla così, senza aggiungere altre salite. Ma forse quell’imprevedibilità è finita con la grande fuga di Chiappucci o con la fughetta bidoncino di Colombo e compagni. Il copione ormai è sempre uguale: fuga lunghissima di rappresentanti delle professional e delle world tour meno ricche, e anche i nomi dei fuggitivi sono prevedibili. Non c’è Tjallingii che si è ritirato, non c’è Bono non selezionato, non c’è Benedetti perché la sua squadra quest’anno ha un obiettivo (Sagan), ma ci sono gli stessi della Tirreno Adriatico. Poi i capi passati senza niente di particolare da segnalare e si arriva alla Cipressa sperando che qualcuno faccia qualcosa. Ma cosa poteva fare Wellens da solo, per di più con l’asfalto asciutto? Il bello, o l’assurdo, è che tutte le squadre principali corrono convinte di avere il velocista principe, quello che in caso di volata vincerà certamente. E poi c’è Sagan che ha già fatto troppo piazzamenti, e forse qualcuno gli ha ricordato come Saronni riuscì alfine a vincere: dopo tre secondi posti scattò sul Poggio e arrivò da solo. O forse Sagan non aveva bisogno di nessun consiglio. Fatto sta che è scattato sul Poggio, dietro c’era la speranza degli ottimisti, Colbrelli, che infatti si è arreso subito, e così gli unici in grado di andare dietro allo slovacco hanno avuto più difficoltà a riportarsi in testa. E i due erano Alaphilippe, che il giorno in cui si sbloccherà potrebbe fare come Gilbert a suo tempo e vincere e raffica, e, purtroppo per Sagan, la sua bestia nera, per di più davvero vestito di nero, Kwiatkowski. Sagan ha tirato quasi sempre lui, e certo, se avesse rallentato e fosse partito il francese, i due rivali mitteleuropei sarebbero restati a guardarsi. Forse. O forse no, perché poi Sagan ha detto che l’importante non sono tanto i risultati ma lo spettacolo. Potrebbe anche averlo detto per fare buon viso a cattivo gioco, perché lo slovacco sarà il più forte, ma a volte è troppo sicuro di sé, mentre il polacco è più scaltro, e quando sono entrati nel rettilineo finale si poteva già capire che avrebbe vinto. E i commentatori forse dimenticano la vittoria in volata all’Amstel 2015.  Sagan dice lo spettacolo. Oggi l’ha fatto lui, ma anche Kwiatkowski ne è capace, vedi il mondiale o le Strade bianche. Sagan dice che bisognerebbe reinserire le Manie nel percorso. Quando si “minacciò” di inserire la Pompeiana, Cavendish disse che non avrebbe partecipato, e oggi si è attardato per molto meno. Bisognerebbe pensare non solo ai velocisti, ma anche a tutti gli altri che non vengono, Valverde per dirne uno. Oggi Sagan ha quasi rubato la scena al vincitore, e i commentatori gli hanno dato una mano, ma domenica scorsa, al termine della tappa dei muri fermani, pur vinta, Sagan disse che i colleghi avevano corso come se non ci fosse un domani, e quello più scatenato nella circostanza fu proprio Kwiatkowski. Quel domani invece c’era ed era oggi, ma Sagan dice che ora ci sono altri obiettivi e quindi, quando quel domani sarà ieri, l’oggi sarà un altro giorno.

I due rivali il triangolo non l’avevano considerato.