Una domanda di politica, o di fantapolitica

Meno male che non mi interesso di politica. Altrimenti mi farei delle domande. Tipo questa. Mettiamo che Schulz diventi cancelliere, è possibile, i tedeschi potrebbero essere ormai stanchi della Merkel. E mettiamo che in Italia, la memoria corta degli italiani, lo sparpaglìo dei voti, come potrebbe dire il cittì, che speriamo non si dia alla politica come il suo predecessore che ora fa l’assessore, ma non divaghiamo, mettiamo che le prossime elezioni le vinca Berlusconi. Cosa succede tra i due paesi? Per qualche tempo niente incontri ufficiali? O in nome di interessi superiori si lasceranno da parte vecchie polemiche? Oppure semplicemente, col passare degli anni, con l’età, e la memoria che non è più quella di una volta, i ricordi potrebbe essere annebbiati?

 

LA ZERIBA SUONATA- unisci i puntini (livello avanzato)

Parliamo ancora di giochi ed enigmistica. Nei giornalini del settore, se fai il gioco unisci i puntini ti esce il disegno di qualche animale, o di qualche mestiere, o un paesaggio, o una scenetta natalizia, cose semplici. In questo video di Car Seat Headrest, ragazzaccio indisponente scoperto qui,  unendo i puntini viene fuori addirittura la Saga di Frank Sinatra, pensate un po’.

popolarissimo

Anche gli enigmisti possono sbagliare, mica sono infallibili. Sentite questa. 53 orizzontale: “Un popolarissimo Sean”, finisce con “y”, 7 lettere. Ma Kelly sono 5 lettere. E’ chiaro che è sbagliato il numero di caselle, perché la definizione corrisponde perfettamente al popolarissimo ciclista irlandese, vincitore tra l’altro di 9 classiche monumento, una Coppa del Mondo, una Vuelta e 007 edizioni consecutive della Parigi-Nizza.

E gli hanno dedicato pure un bingo.

come non detto

RCS, con la contestata assegnazione delle wild card per il Giro, ha dimostrato di tenere in grande considerazione il business; giusto. Ma un’altra loro corsa, la Sanremo, occupa un intero pomeriggio di una delle reti tv principali, e l’unica attrattiva che offre per tre ore sono i racconti in bianco e nero di Nonno Beppe Conti. E se credono che una Sanremo così è comunque un buon business, e che non c’è bisogno di modifiche, prego. Ci fosse stata ancora la versione femminile, almeno per un po’ ci si poteva appassionare a quella. Ma la Primavera rosa non si corre più da tempo, e la corsa che in pratica l’ha sostituita, il Trofeo Binda, la organizzano altri da un’altra parte in altra data. Ed è proprio un’altra cosa, una gara combattuta e selettiva. Ah, oggi c’è stato un volatone, pardon, trattandosi di donne una volatona? Come non detto.

Quel domani c’era

Dicono che il bello della Sanremo è che è imprevedibile e per questo bisogna lasciarla così, senza aggiungere altre salite. Ma forse quell’imprevedibilità è finita con la grande fuga di Chiappucci o con la fughetta bidoncino di Colombo e compagni. Il copione ormai è sempre uguale: fuga lunghissima di rappresentanti delle professional e delle world tour meno ricche, e anche i nomi dei fuggitivi sono prevedibili. Non c’è Tjallingii che si è ritirato, non c’è Bono non selezionato, non c’è Benedetti perché la sua squadra quest’anno ha un obiettivo (Sagan), ma ci sono gli stessi della Tirreno Adriatico. Poi i capi passati senza niente di particolare da segnalare e si arriva alla Cipressa sperando che qualcuno faccia qualcosa. Ma cosa poteva fare Wellens da solo, per di più con l’asfalto asciutto? Il bello, o l’assurdo, è che tutte le squadre principali corrono convinte di avere il velocista principe, quello che in caso di volata vincerà certamente. E poi c’è Sagan che ha già fatto troppo piazzamenti, e forse qualcuno gli ha ricordato come Saronni riuscì alfine a vincere: dopo tre secondi posti scattò sul Poggio e arrivò da solo. O forse Sagan non aveva bisogno di nessun consiglio. Fatto sta che è scattato sul Poggio, dietro c’era la speranza degli ottimisti, Colbrelli, che infatti si è arreso subito, e così gli unici in grado di andare dietro allo slovacco hanno avuto più difficoltà a riportarsi in testa. E i due erano Alaphilippe, che il giorno in cui si sbloccherà potrebbe fare come Gilbert a suo tempo e vincere e raffica, e, purtroppo per Sagan, la sua bestia nera, per di più davvero vestito di nero, Kwiatkowski. Sagan ha tirato quasi sempre lui, e certo, se avesse rallentato e fosse partito il francese, i due rivali mitteleuropei sarebbero restati a guardarsi. Forse. O forse no, perché poi Sagan ha detto che l’importante non sono tanto i risultati ma lo spettacolo. Potrebbe anche averlo detto per fare buon viso a cattivo gioco, perché lo slovacco sarà il più forte, ma a volte è troppo sicuro di sé, mentre il polacco è più scaltro, e quando sono entrati nel rettilineo finale si poteva già capire che avrebbe vinto. E i commentatori forse dimenticano la vittoria in volata all’Amstel 2015.  Sagan dice lo spettacolo. Oggi l’ha fatto lui, ma anche Kwiatkowski ne è capace, vedi il mondiale o le Strade bianche. Sagan dice che bisognerebbe reinserire le Manie nel percorso. Quando si “minacciò” di inserire la Pompeiana, Cavendish disse che non avrebbe partecipato, e oggi si è attardato per molto meno. Bisognerebbe pensare non solo ai velocisti, ma anche a tutti gli altri che non vengono, Valverde per dirne uno. Oggi Sagan ha quasi rubato la scena al vincitore, e i commentatori gli hanno dato una mano, ma domenica scorsa, al termine della tappa dei muri fermani, pur vinta, Sagan disse che i colleghi avevano corso come se non ci fosse un domani, e quello più scatenato nella circostanza fu proprio Kwiatkowski. Quel domani invece c’era ed era oggi, ma Sagan dice che ora ci sono altri obiettivi e quindi, quando quel domani sarà ieri, l’oggi sarà un altro giorno.

I due rivali il triangolo non l’avevano considerato.

 

Per ora li aiutiamo a casa loro

La Milano Sanremo: una corsa snobbata da molti ciclisti importanti, anche italiani, per la sua facilità, ma per gli italiani è il mondiale di primavera. E il GP Liberazione, una gara su un percorso non selettivo lunga quanto una prova per juniores, per gli italiani è il mondiale di primavera degli under 23. E ora anche il GP di Cittiglio femminile, nonostante sia una prova con una storia relativamente breve, anche quello è un mondiale di primavera. Ma gli italiani non hanno ancora capito che ciclisticamente non sono più il centro del mondo. Il fatto di non essere nazionalista mi consente di godermi le corse comunque, ma forse dovrei preoccuparmi della salute del ciclismo italiano, intendo quello maschile, perché quello femminile ha la faccia della salute, bianca e rossa come quella della leader ELB. E dovrei preoccuparmi per il semplice motivo che se continua di questo passo ci sarà un calo di interesse, del pubblico e degli sponsor, e anche la tv potrebbe non essere più interessata. Si continua a dire che però le squadre straniere sono piene di tecnici e ciclisti italiani che insegnano il mestiere e aiutano il progresso del ciclismo negli altri paesi, ma quanto durerà? Poi, dal punto di vista della causa del ciclismo italiano, quei ciclisti emigrati fanno per lo più i gregari, e quando pure hanno un’occasione non la sfruttano al meglio, e pure Trentin, che sembrava il più furbo, ultimamente non ci azzecca più, vedi come si è mosso a Kuurne. I tecnici, invece, appartengono per lo più a una generazione che negli anni 90, al lordo di eventuali aiuti su cui nessuno ci dirà mai la verità e se anche qualcuno ce la dirà preferiremo non sentire, dominava il ciclismo mondiale. Comunque sia, anche questa generazione si esaurirà. Si continua a dire che però ci sono dei giovani talenti emergenti promettenti; sì, ma ci sono sempre stati: da Puccio, che vinse il Fiandre espoirs e oggi è gregario sky, a Bongiorno, che aveva un futuro nelle corse a tappe e oggi ha un presente in una squadra di terza fascia. Il bilancio del ciclismo italiano si regge quasi sempre e solo su Nibali, perché pure Aru, anche se ancora giovane, si è capito che non è un nuovo Nibali, non avendone lo stesso eclettismo: ve lo immaginate ad attaccare sul Poggio col nuovo Cancellara, semmai portandosi dietro anche il nuovo Gerrans, e impedire una tantum il volatone a Sanremo? Ecco, iniziando a pensare il futuro da Sanremo, gli ottimisti pensano che quest’anno c’è qualche italiano che può vincere. Certo, se malauguratamente ci dovesse essere una caduta generale nell’ultimo chilometro potrebbe vincere Colbrelli, anche se in genere, quando c’è una caduta, Colbrelli ci si butta a tuffo.

Sanremo: i plurivincitori

Prima che ve lo dica Beppe Conti in uno dei prossimi speciali poco speciali di Raisport, ve li anticipa la Zeriba Illustrata i plurivincitori a Sanremo: Eddy Merckx 7 vittorie; Costante Girardengo 6; Gino Bartali, Erik Zabel, Claudio Villa e Domenico Modugno 4; Fausto Coppi, Roger De Vlaeminck, Oscar Freire e Iva Zanicchi 3. Curiosità: nessuna vittoria per Dino Zandegù, in nessuna delle due discipline.

Chi più di Zandegù era titolato a correre per la GBC Sony?

PERLINE DI SPORT – Guidone sulle pietre

Ieri scrivevo di Guido Bontempi. Famoso in Italia soprattutto per le vittorie nelle tappe dei grandi giri e nelle classiche italiane, ma non solo quelle per velocisti, Bontempi non ha mai vinto una cosiddetta “monumento”, ha fatto un secondo e un terzo posto a Sanremo, ma, prima della creazione della Coppa del mondo, quando anche le corse non incluse in quella challenge potevano superare abbondantemente i 200 km, ha vinto due Gent-Wevelgem, una Parigi-Bruxelles e il GP. di Harelbeke nel 1988, come si vede in questo servizio, rigorosamente non RAI, che allora in RAI non ne capivano di ciclismo belga, e con una musichetta in sottofondo rigorosamente anni ottanta.