Mi ricordo che hanno fatto bene

I disordini che ci sono stati a Napoli sabato, intendo quelli per Salvini, non gli ordinari disordini partenopei, mi hanno ricordato un episodio di qualche anno fa. Era il 1992, ero a Napoli per partecipare a un concorso, in attesa di iniziare si parlava delle nostre esperienze di cercatori di prima occupazione, in particolare con una ragazza che aveva il mio stesso inutile titolo di studio.  Ma questa sorta di solidarietà si interruppe bruscamente: la ragazza, forse ritenendolo parte del suo curriculum, si  vantò di quando nel 1988, con i famigerati disoccupati organizzati o altra organizzazione equipollente, bloccò il Giro ciclistico della Campania. Perché facevano così? Per attirare l’attenzione sul problema generico della disoccupazione? Perché ritenevano che il ciclismo fosse la loro controparte? Il perché più pertinente fu quello che Guidone Bontempi rivolse a questi interruttori: Perché non andate allo stadio a interrompere le partite di calcio? Tra l’altro all’epoca a Napoli giocava ancora quello là, l’intoccabile idolo argentino. Mi ricordo quella corsa: a causa della lunga interruzione la lunghezza fu ridotta, ci fu un solo giro del circuito finale a Caserta, ci fu ugualmente un notevole ritardo, ma puntualmente vinse Adriano Baffi. Quando la ragazza, che raccontava questa cosa come se si fosse trattato di un’impresa meritevole, disse che poi le forze dell’ordine (naturalmente e letteralmente avversari dei disordinatori) li avevano presi a botte, cosa potevo dirle io che quel giorno avevo aspettato a lungo l’arrivo della corsa? Le dissi che avevano fatto bene (a dargliele, ovviamente).

Guido Bontempi si impossessa del pallone per interrompere una partita di calcio.

Fermo con i muri

I muri non sono tutti uguali. Non so se una cosa del genere potrebbe dirla il presidente con i capelli gialli, se gli chiedessero affinità e divergenze tra il muro di Berlino e quello che lui vuole generosamente costruire a spese del Messico. I muri non sono tutti uguali, anche se a volte c’è qualcuno che fa confusione: quelli col pavé sono fiamminghi, quelli senza sono valloni, con qualche eccezione, come il Tenbosse dove Museeuw soleva attaccare per vincere la Ronde. E per la Tirreno Adriatico non sono una novità e ci si potrebbe ricorrere più spesso per fare selezione, senza azzardare l’arrivo sul Terminillo. Nel 1992 il Morolo costrinse i corridori a scendere dalla bici, e più di recente Montelupone mostrò al mondo che Joaquim Rodriguez, vincitore per due anni consecutivi su quello strappo, poteva fare grandi cose su muri più prestigiosi, tipo collezionare secondi posti a Freccia Vallona e Liegi. Nella zona di Fermo ci sono dei muri dove per qualche anno la Marina Romoli onlus ha organizzato una gara femminile chiamata Muri Fermani – le nostre Fiandre, muri che altri preferiscono invece chiamare coste a ricordare le côtes valloni, ma, dato che quella gara era invisibile in tv, come fossero questi muri non lo sapevamo. Però potevamo chiederci perché non approfittarne e farci passare corse professionistiche. Ecco, ci hanno pensato quest’anno per la Tirreno-Adriatico. Prima c’è stato lo strappo di Capodarco, dove, trattandosi solo di un passaggio, non c’è stato lo sparo di coriandoli che, per la gioia degli spazzini locali, accoglie il vincitore della famosa gara dilettantistica, secondo la recente tradizione in triste stile tunnel del divertimento. Oggi abbiamo visto che solo qualche tratto è in lastricato, ma comunque la corsa è stata condizionata dal gioco delle squadre per la classifica ed è stata meno spettacolare di come avrebbe potuto essere. Ha vinto Sagan, che così dimostra che potrebbe vincere anche nelle Ardenne, e che sembra entrato in una nuova fase di “fortuna” mediatica. Prima fu il giovane promettente, poi, subito dopo, il giovane che festeggiava in maniera arrogante ed eccessiva le sue vittorie e anche quando arrivò secondo al Fiandre toccò il sedere ad una miss. Poi diventò un bravo ragazzo simpatico e divertente che diceva cose importanti e qualcuno disse che la faccenda della miss era una trovata pubblicitaria. Ora siamo nella fase in cui ritorna arrogante e tratta male gli intervistatori, non soltanto quello italiano. Eppure Sagan scherza ancora con i colleghi e col pubblico. E’ successo qualcosa? Per saperlo urge un gossip di Beppe Conti, mentre per ascoltare un intervista pacifica occorre AdS con i suoi superpoteri empatici.

Italiani brava gente

Non capisco tutto questo insistere sul dualismo nel ciclismo, come se più contendenti non portassero più incertezza e quindi interesse e spettacolo, ma capisco che ci insista soprattutto Beppe Conti, perché il dualismo crea il gossip, che è la materia prima dei pezzi di Conti. Lui si è perso quello Bartali-Coppi, ha vissuto quello Moser-Saronni, ha sopravvalutato quello Bugno-Chiappucci, e ora vorrebbe Nibali-Aru, e ha detto che è pronto a fomentarlo. Cosa non si fa per una giusta causa. E oggi Salvini è stato a Napoli e ha detto: Prima gli italiani, ma alla Tirreno Adriatico non l’hanno ascoltato, e primo è arrivato un extracomunitario, per di più recidivo, poi inglesi e altri stranieri, pure uno sloveno, e solo settimo il primo italiano, che non era uno dei dualisti ma Pozzovivo.

Lo sguardo luciferino di Beppe Conti che trama dualismi.

Piccole cose su piccole corse

Come direbbe un trailer cinematografico, dagli stessi produttori del Giro delle Pesche nettarine nasce il nuovo Giro d’Italia under 23, che per fortuna non si chiamerà più Giro Bio, e presumo non avrà più quella filosofia eco-etno-new-age, con i ciclisti che mangiavano e dormivano tutti nello stesso casale di campagna abbandonato e consumavano solo maltrodestrine eque e solidali e usavano borracce biodegradabili. I colori delle maglie ricordano quelli del Giro d’Italia, ma, per l’ultimo in classifica, c’è la maglia nera, che tra i prof fu abolita perché incoraggiava comportamenti antisportivi. La maglia nera è sponsorizzata dalla Pinarello, il cui fondatore fu lui stesso vincitore della classifica capovolta, ma il punto è che, se tra i “grandi” può stare bene quel simbolo conteso da gregari delle prime ore, velocisti specialisti dei gruppetti e semplici corridori ammaccati e scorticati, non so quanto potrà far piacere a giovani che vogliono fare buona figura per passare tra i professionisti.

E la squadra più professionale si dice che sia la Sky, la più scientifica, attenta ai minimi dettagli, per la preparazione, le diete, i materiali. Solo che, nello stesso giorno, alla Tirreno Adriatico la ruota di Moscon si è fatta in mille pezzi per aver urtato un tombino e alla Parigi Nizza abbiamo visto Luis Henao partire con un buco nel body. Beh, forse sono un po’ distratti dalle accuse di Jonathan Tiernan-Locke, ex compagno di squadra, squalificato per doping, che avrebbe parlato di uso di un prodotto vietato. Però il ciclista col doppio cognome qualche anno fa fece il fenomeno quando correva in una continental, e la sua positività si riferisce a quel periodo, poi, ingaggiato dalla Sky, se tanto mi da tanto, avrebbe dovuto di fare l’iperfenomeno, e invece non ha ottenuto risultati, per cui in quello che avrebbe detto c’è qualcosa che non quadra.

Qualche giorno fa ho scritto della gaffe del giovane Bulbarelli con Tchmil. Ora però il nuovo intervistatore stradale RAI sembra voler fare molto meglio. Oggi, per esempio, con Sagan non ne ha azzeccata una. Per cui, a un ciclista che a 10 km dall’arrivo spende energie per una tirata in testa al gruppo e, nonostante ciò, in un finale tortuoso riesce a vincere nettamente battendo un campione olimpico, la domanda da non fare mentre sta mangiando è la seguente: Dato che hai vinto facilmente questa corsetta da quattro soldi anche perché un tuo ex compagno di squadra ti ha praticamente tirato la volata, quale corsa veramente importante ti piacerebbe vincere?

Ci sono nuove regole per la sicurezza anche per quanto riguarda le ammiraglie, e, tra le altre, il divieto di tenere una tv davanti. Martinello ha osservato che ora non si potranno più vedere le scenette di ds, meccanici e altro personale viaggiante che segue la corsa in tv e le loro reazioni al risultato. Di queste, quella che più mi è rimasta impressa fu l’esultanza dello staff della Saxo quando, tra lo stupore di tutti, anzi, tra lo stupore di tutte le telegiornaliste con le iniziali AdS, Nick Nuyens vinse finalmente il Giro delle Fiandre.

molta strada da fare, e molta pista

C’è ancora molta strada da fare per la parità tra i sessi, ma anche molta pista. Per esempio nella Madison, che è una specialità nuova per le donne, anche a detta di Martinello c’è ancora molto da migliorare nei cambi, i famosi lanci all’americana. La Madison femminile è stata introdotta dall’UCI perché ci fosse un numero uguale di prove maschili e femminili: infatti ci sono la velocità, la corsa a punti, l’americana e l’eliminazione che sono femminili, l’inseguimento, il keirin, il chilometro da fermo e lo scratch che sono maschili, e poi c’è l’omnium che è neutro, e stiamo a posto.

Raisport raccontata ai ragazzi degli anni 30 (del 21esimo secolo, ovviamente)

Cari ragazzi, … beh, “cari ragazzi” è un modo di dire, ma capisco che cominciare dicendo “stupidi mocciosi” forse non vi avrebbe ben disposti all’ascolto, … riprendiamo, … adesso vi racconto delle cose che a voi sembreranno incredibili, ma in realtà sono quasi tutte vere. Dovete sapere che sul finire del secolo scorso entrò in RAI un ragazzo mantovano con gli occhiali, un po’ impacciato, appassionato di motori, di biliardo (anche se era difficile immaginarlo a tenere testa, in questo gioco, a spacconi di periferia in sale mal frequentate), ma soprattutto era appassionato di ciclismo. Anzi, se può esistere un nerd anche del ciclismo, quello era lui. Iniziò dalla gavetta, sulla moto e con le interviste all’arrivo (le peggiori da fare, in tutti i sensi), e si mostrò un po’ imbranato: al belga-russo-moldavo-ucraino  Andrei Tchmil, che aveva appena vinto la Sanremo, disse che quella era la sua prima vittoria importante, e il collezionista di passaporti, che aveva già vinto una Roubaix, si arrabbiò, non sappiamo se sputò anche per terra secondo il costume russo-moldavo-ucraino. Ma a volte capita che persone dimesse si trasformino in supereroi, e quel ragazzo, asceso magicamente ai vertici di Raisport, si trasformò nel supereroe preferito di tutti gli appassionati di ciclismo. Inventò una rubrica settimanale, Radiocorsa, ma soprattutto comprò i diritti di varie corse europee, tra cui molte belghe. Così a noi, ciclofili già da decenni, sembrò incredibile poter vedere la Dwars Door Vlaanderen o il GP di Harelbeke. Dovete sapere che sul finire degli anni 80 del secolo scorso alcuni di noi eravamo semplicemente appassionati di ciclismo in generale, e di tante classiche avevamo potuto vedere solo una finestrella di pochi chilometri, all’interno di quei programmi contenitori che occupavano tutte le reti RAI nei pomeriggi della domenica. Ma si dice che in ogni uomo si nasconda qualcosa di buono, e anche il famigerato Hein Verbruggen, all’epoca presidente dell’UCI, ebbe un merito, una buona idea, la Coppa del Mondo di ciclismo, che riuniva molte classiche. Grazie all’istituzione della Coppa, prima qualche tv quasi estera e poi la RAI iniziarono a trasmettere lunghe dirette delle corse in questione, e così anche chi seguiva il ciclismo solo o principalmente tramite la tv poté apprezzare lo spettacolo di gare che si potevano definire mitiche proprio perché in fondo non se ne sapeva molto, prima fra tutte il Giro delle Fiandre.  Ma si dice che le belle favole durano poco, si dice così? Non lo so, ma facciamo finta che si dica. Ebbene, nonostante nel nuovo millennio iniziassero delle guerre, verbali, diplomatiche, economiche, religiose, civili, anche militari o paramilitari, e culturali, che c’era la gara a chi c’aveva la cultura più culturale, nonostante si parlasse tanto di Europa, non si pensò a cementare l’Europa attorno al ciclismo, che era storia, tradizione, e poi, c’era poco da fare, si inventavano gare nei paesi più ricchi del mondo, ma le corse negli USA, in Cina o nei paesi arabi non potevano mai venire belle come quelle attraverso le campagne e le stradine dell’Europa centrale o dei Paesi Baschi, o per le discese ardite e le risalite italiane, e verso quei Santuari, che forse furono edificati in alto non soltanto per consentire elevazione spirituale e meditazione, o per guardare le città e le valli, ma anche perché un giorno vi arrivassero le corse ciclistiche, da San Luca a Superga, da Oropa a Montevergine. Allora successe che la potente lobby del calcio riprese possesso di Raisport, e in poco tempo distrusse quanto altri avevano costruito. Da due canali si passò a uno, in due versioni, liscia e hd, e, nonostante diminuisse quindi lo spazio a disposizione, si inventarono rubriche fisse sul calcio, che tolsero ulteriore spazio agli altri sport. I più penalizzati furono il ciclismo e l’atletica, e addirittura divenne difficile anche programmare le trasmissioni, al punto che all’inizio di una piccola corsa a tappe, la Parigi Nizza,  non si poteva dire precisamente quando sarebbe stata trasmessa, a volte in diretta, a volte in differita, ma non chiedete a che ora, forse dopo mezzanotte. Che tu ti chiedevi cosa li avevano comprati a fare i diritti. Certo, importante allora era anche il fattore diciamo nazionalistico, per cui si dava più spazio a uno sport se c’erano speranze di vittorie italiane. Eppure una volta successe che, proprio alla Parigi Nizza, l’attuale commissario tecnico della nazionale padana vincesse finalmente una corsa importante, battendo in una lunga volata di testa molti dei migliori velocisti al mondo, ma il giorno dopo, di pomeriggio non c’era la tappa successiva, c’era una lunga rubrica sul calcio internazionale, e poi di sera c’era il solito salotto fisso sul calcio, e la Parigi Nizza potevano vederla solo gli insonni, i nottambuli e i metronotte. Eppure ci entusiasmava ancora il ciclismo, cioè dopo decenni ci entusiasmava ancora vedere le corse, ma proprio l’esperienza ci impediva i facili entusiasmi, quelli derivanti da vittorie solo promettenti. Per esempio, quella volta lì, sì, bella la vittoria di Colbrelli, ma solo due anni prima avevamo visto vincere Cimolai nella stessa corsa, e poi? Niente, c’era ritornato come gregario. E avevamo visto Gavazzi vincere al Giro dei Paesi Baschi per due anni consecutivi, battendo anche Freire. E dopo qualche anno era in una squadra di seconda fascia, in testa alla Coppa Italia ma solo perché regolare, vittorie pochissime. Ecco, lo sapevo, mi sono distratto, sono finito a parlare d’altro e ora non ricordo più cosa stavo dicendo. Vabbe’, ora speriamo almeno di poterci divertire ancora con la più importante corsa a tappe della stagione, il Giro di California.

07.03.2037

L’aura di Auro

LA ZERIBA SUONATA – ricorrenze

In questo 2017 si celebreranno diverse ricorrenze, vedrete, dal 77 italiano, di cui già si parla, ai 50 anni dalla morte di Totò, e via ricordando. Ad aprile saranno 39 anni dalla morte di una delle più grandi cantanti di musica per ignoranti che non vanno all’opera, il rock insomma, nelle sue varie declinazioni. Sandy Denny, da sola o ben accompagnata, faceva più o meno folk. Sir Patrick Spens è un classico dei Fairport Convention presente nell’album Full House, disco successivo all’uscita di Sandy dal gruppo, ma questa è una versione precedente, suonata chez John Peel, uno che di musica ci capiva, ma non lo so se andava all’opera.

Celestino tuttofare

Mirko Celestino, ligure di Albenga con la faccia da belga, dei ciclisti belgi non mi pare che abbia mai avuto la cattiveria, e forse per questo ha vinto meno di quello che meritava, ma comunque ha vinto belle corse. Interruppe relativamente presto la carriera su strada per mancanza di motivazioni e dopo poco passò alla mtb, e anche lì fece bene. Ha anche organizzato una versione in bici e abbigliamento d’epoca della Milano Sanremo, corsa che ha cercato invano di vincere. Per qualche tempo è girata la leggenda che fosse nato mentre sotto casa sua sfrecciava Gimondi che andava a vincere l’edizione del 1974, ma Celestino è nato il 19 marzo e quell’anno si corse il 18. Da poche settimane è il nuovo cittì della nazionale di mtb e sono sicuro che farà bene anche lì. Non poteva mancare alla prima tappa degli Internazionali d’Italia, in cui per la cronaca, si dice così, hanno vinto Fontana e Calvetti. E capisco che c’è la crisi, e bisogna tagliare e risparmiare, ma il ruolo di miss, almeno quello, Celestino lo lasci a chi ne ha i requisiti.

celestino