carriere

C’era una cosa che volevo scrivere in questi giorni su Scarponi, dopo la vittoria al Giro delle Alpi, e non ho trovato l’occasione di scriverla: pensavo che lui non ha mai sentito suo il Giro del 2011 vinto a tavolino, ma, dato tutto quello che ha fatto per gli altri e i risultati che ha ottenuto nelle sempre meno occasioni in cui ha corso per sé, che lo considerasse allora un Giro alla carriera. E penso che ora si tenderà sempre più a considerarlo come un giro vinto da Scarponi e basta, perché le idee, le opinioni cambiano, come è successo pure per Valverde, ma poi ci arriviamo. Secondo me i ricordi sportivi più significativi di Scarponi, negli ultimi due anni, sono l’espressione che aveva quando ha accompagnato Nibali alla vittoria del Giro, quando sembrava soddisfatto e consapevole di una impresa quasi incredibile, e poi proprio la vittoria al Tour of the Alps, col placido Garzelli che una tantum si è scosso dal suo torpore ed era visibilmente, anzi udibilmente contento per il ritorno alla vittoria dell’ex rivale e compagno. Di tutti forse è Nibali quello più in debito sportivo, con Scarponi, e, pur di dedicargli una vittoria, oggi al Giro di Croazia, una corsa tra le più orientate al turismo, che a vedere la bellezza dei luoghi viene da chiedersi come hanno potuto pensare di fare la guerra da quelle parti, dicevo Nibali si è buttato su un traguardo volante per prendere l’abbuono sufficiente a scavalcare Roson in classifica. Il giovane spagnolo ieri con la sua esultanza sembrava inopportuno, e non poteva dire di non sapere nulla come fece Virenque al Tour del 95 quando morì Casartelli, perché già all’inizio della tappa c’era stato un minuto di silenzio; e pensare che nella lontana Eritrea l’ancor più giovane Zemenfes Solomon, che non immaginiamo quanto potesse saperne di Scarponi, gli ha dedicato la vittoria, ma bisogna capirlo Roson perché è giovane e una vittoria in Croazia, per di più battendo lo Squalo, come ha detto intervistato, era importante per la carriera, ma sarà per la prossima volta, non gli mancherà l’occasione. E così si riparte da Liegi, anzi si continua. Del resto io ero stato avvertito. Non ricordo qual è stata la prima corsa che ho visto, ma ricordo il primo mondiale, quello vinto da Monseré, che negli anni seguenti avrebbe potuto togliere un po’ di vittorie a Merckx e De Vlaeminck, e invece dopo pochi mesi fu ucciso da un’auto. Questo poteva essere il ciclismo. Avrei potuto seguire il  calcio, e avere un argomento perenne di conversazione con chiunque; avrei potuto seguire il tennis, molto meno pericoloso e praticamente sconosciuto all’antidoping, e spiare sotto i gonnellini delle tenniste. Ma ho continuato a seguire questo sport che forse un giorno si estinguerà, almeno su strada. E oggi, dopo che le altre classiche sono state combattute e spettacolari, ci si aspettava una gara tattica e decisa nel finale, per cui speravo in una fuga da lontano, anche una fuga bidone. Del resto nel gruppo ci sono tanti senza vittorie; solo in questa settimana due di loro, Dupont e Marangoni, sono stati ripresi a poco dall’arrivo, e anche se loro erano assenti ce n’erano altri con le stesse caratteristiche. Quelli che più ci hanno provato sono stati quelli della Cofidis, la squadra che a volte sembra consistere solo in Bouhanni, in due nella fuga e anche gli ultimi a essere ripresi. Il primo attaccante a mollare, invece, è stato l’eritreo Debesay che, rimasto solo, ha più volte sbagliato strada. Debesay l’anno scorso si perse nelle campagne fiamminghe, e possiamo dire che ha fatto bene a scegliere il ciclismo: avesse preferito l’orienteering sarebbe stato un disastro. Poco dopo Gerrans si ricorda di come correva da giovane e va in fuga da lontano, ma non va … lontano. Intanto è inevitabile parlare di Scarponi, e quando Martinello parla delle piste ciclabili e dice che nella sua Padova ce ne sono, ma a volte vi si trovano auto parcheggiate, lo spettatore del sud non sa se consolarsi perché tutto il mondo è paese o sconfortarsi perché allora non c’è speranza da nessuna parte. In fondo anche nei paesi ciclistici per antonomasia, Olanda e Belgio, i ciclisti vengono investiti dalle auto, anche da auto intrufolate nel percorso delle gare. C’è modo anche di apprezzare il fatto che Greg Van Avermaet ha partecipato a tutte le classiche fin qui corse, e bisogna aggiungere che ci sono stati anche dei gregari che hanno fatto lo stesso. Va apprezzato anche il neozelandese Aaron Gate, che la settimana scorsa era dall’altra parte del mondo a gareggiare su pista e oggi si è fatto più di 200 km di fuga. Intanto, tra uno scatto e uno scattino, la selezione si fa solo da dietro, non c’è nessuno scatto davvero decisivo, finché negli ultimi km non parte Formolo a farci capire perché non ha terminato il Giro delle Alpi in cui era tra i primi in classifica. Forse è lui l’italiano che dopo tanto tempo vince una classica. No, neanche Formolo. Il primo a raggiungerlo è l’ex compagno di squadra Daniel Martin, ma, in assenza di Alaphilippe, è il nipote d’arte quello cui tocca arrivare secondo dietro Valverde. Oggi Valverde è considerato un campionissimo anche in Italia, ma dopo l’Operacion Puerto per gli italiani era quasi il capro espiatorio, quello che assolutamente doveva essere squalificato, e un giudice ci si mise con tutte le intenzioni e lo incastrò. Quel mezzo scandalo (l’altro mezzo riguardava gli sport più ricchi, e quindi fu perso di vista, proprio come la Liegi femminile vinta da Anna Van Der Breggen che ormai sembra la nuova Vos) aveva interrotto o chiuso la carriera di tanti, del poco spettacolare Ivan Basso o dell’innocente Giampaolo Caruso, che poi si è visto come è andata a finire, e doveva pagare pure Valverde. Dopo il suo ritorno allo corse, se si poteva  dire qualcosa di negativo su di lui lo si diceva; ha anche interpretato il ruolo del cattivo nei confronti di Purito Rodriguez al mondiale del 2013, quando forse anche Nibali sbagliò a staccare Scarponi, proprio lui. E poi attendista e poco spettacolare, anche se vinceva la Roma maxima con una fuga maxima. E non che non sia stato spesso vero, ma se fosse stato meno attendista il suo palmarès sarebbe ancora più  mostruoso.