due omonimi in famiglia

Nel 1995 in Gran Bretagna c’erano ancora lo scozzese Robert Millar e i soliti passistoni venuti dall’inseguimento, come Yates e Boardman. Il Team Sky non era immaginabile e forse neanche il suo modo di correre, con gente come Knees o Kiryenka in testa al gruppo a pedalare per molti km a velocità da multa. E Andrea Tafi non era ancora il cacciatore di classiche che diventò dall’anno successivo, e al Giro d’Italia lavorò per Rominger. Ma le sue tirate in testa al gruppo stancavano anche i suoi compagni della Mapei, e allora il gruppetto spagnolo della squadra lo invitò con le maniere forti a darsi una calmata. Mi ricordavo di questo episodio e ne ho cercato traccia su internet, e così ho scoperto che nel duecento c’era un pittore che si chiamava Andrea Tafi. Poi chi segue un po’ il ciclismo giovanile avrà sentito che oggi uno dei migliori under 23 è il nipote di Tafi, che si chiama Umberto Orsini.