LA ZERIBA SUONATA – Ai confini del brit-pop

Nel numero di Internazionale in edicola ancora per pochi giorni c’è un interessante articolo dello scrittore e giornalista John Harris sul legame tra il brit-pop e il Labour Party di Tony Blair (che credo si pronunci “Bleah”, ma in ogni caso è sinonimo). La Gran Bretagna agli inizi degli anni 90, a quanto pare, era messa male; evidentemente la tanto lodata Lady di ferro non aveva prodotto buoni risultati neanche secondo i parametri economici e finanziari. E allora bisognava fare qualcosa, e per Blair mica qualcosa di sostanziale, no, bisognava cambiare l’immagine del prodotto Gran Bretagna. In effetti la lotta di una vecchia megera contro i minatori creava un atmosfera steam-punk, sembrava di stare ancora ai tempi di Dickens, e allora bisognava proporre cose fresche nuove e fighette. Ma il brit-pop, i gruppi per i quali fu creata questa etichetta, non è che facessero chissà che di nuovo, continuavano soltanto, pescando a destra a manca e indietro, una tradizione musicale risalente a prima dei Beatles, al merseybeat, e che aveva fatto molto meglio, e per esempio gruppi del decennio precedente come XTC e Smiths erano inavvicinabili da tutti questi young chaltrons. Ma forse nell’idea del fenomeno pesano molto e in negativo i rissosi e inconsistenti fratelli Gallagher, perché poi tutto sommato qualcosa di buono nella musica si è sentito, soprattutto subito prima, dopo, e a margine, come questi Doves che hanno iniziato già in ritardo, nel 2000, col disco Lost Souls che conteneva Break me gently.

Quanto e in che direzione fosse innovativo il nuovo Labour Party lo dimostra l’atteggiamento del personaggio che in quegli anni, in Italia, si alternava con sé stesso al governo. Elogio della Signora ferrosa, punto di riferimento della destra occidentale, e fraterna amicizia col giovane fighetto successore. Questi dischi dei Doves li ascolto, li metto da parte, li dimentico, poi li riprendo e ogni volta penso che sono davvero bei dischi, anche l’ultimo in studio, Kingdom of Rust del 2009, che contiene la ciclistica Winter Hill.