Gli impenitenti

Francesco Casagrande ha quasi 47 anni, passò professionista nel 1992, subito dopo le Olimpiadi, come si usava quando queste erano riservate ai dilettanti, e si ritirò a fine 2005 perché non trovava ingaggio con squadre importanti. Nel 2009 passò alla mtb, dove zitto zitto tomo tomo e anche cacchio cacchio è diventato sempre più forte nel settore marathon. E’ come il suo vecchio rivale Rebellin, solo di un anno più giovane, come la 50enne Edwige Pitel, come tanti altri sparsi per il mondo, che non sai cosa pensarne, se ammirarne la passione e il fatto di dimostrare che a una certa età si può ancora gareggiare a questo livello, di spostare in avanti i presunti limiti umani, oppure che non sanno tornare alla cosiddetta vita normale, o che dovrebbero abbatterli altrimenti non si fermano più, e alla fine non sapendo cosa pensare non pensi niente, che è la cosa migliore. Mirko Celestino ha 43 anni compiuti, passò professionista nel 1996 e si ritirò a fine 2007 per mancanza di motivazioni. Passò alla mtb dove vinse qualche classica, due titoli italiani marathon e qualche medaglia internazionale. Poi il ritiro, l’organizzazione della Sanremo in costume (cioè la sua corsa, che gli è sempre sfuggita, con bici e abbigliamento d’epoca) e poi la nomina a commissario tecnico della nazionale italiana di mountain bike. E sarà il ricordo di quando duellavano sugli stessi traguardi (soprattutto classiche vallonate e selettive), sarà che Casagrande oggi è uno dei più forti in Italia, ecco che Celestino si trova a selezionare per il mondiale marathon un atleta che ha quattro anni più di lui.