Il Campione e il secondino

Il campionato italiano deve essere una corsa importante: per i tifosi è ormai l’unica gara dell’anno dominata dagli italiani, e per gli addetti ai lavori, che ci tengono. I commentatori vogliono che vinca il migliore ma quello vero e preferibilmente porti la maglia tricolore al Tour, poi ci sono anche delle preferenze su come dovrebbe essere la maglia, ma questo è un dettaglio, e il cittì Cassani, che cento ne fa e cento ne pensa e meriterebbe di vincere qualcosa, ha obbligato gli aspiranti azzurri a gareggiare, peccato solo che non abbiano impedito la contemporaneità di gare dilettanti, col risultato che al campionato élite senza contratto ci sono stati neanche 50 partenti. E se il migliore, Nibali ovviamente, dopo il Giro d’Italia si è riposato e non è in condizione per vincere, chi viene subito dopo? Aru, che infatti, grazie anche a una salita impegnativa, stacca tutti. Però dalla cima all’arrivo ci sono 14 km, e lo spazio per gli inseguitori, tra l’altro alcuni dei più attesi, ci sarebbe, ma le forze sono poche e la collaborazione pure, perché Ulissi tira poco e si accontenta di andarsi a prendere un secondo posto miserello, più che un secondo Ulissi è un secondino, che blocca gli altri, una palla al piede, ma ormai dovrebbe essere chiaro che il ciclista questo può e manca soltanto la partecipazione al Tour per conclamarlo corridore più sopravvalutato del decennio. Ma, al di là dell’entusiasmo per la vittoria di Aru, c’è poco da stare allegri sia per i singoli che per le squadre. Vanno generalmente meglio gli ultraveterani Nocentini e Rebellin che le giovani speranze. Il miglior gregario di Moscon è il solito Puccio perché Rosa neanche nel suo Piemonte riesce a fare bene. E deludente è nel complesso la gara delle squadre professional, e, tenuto conto che world tour non ne abbiamo, si dovrebbe riflettere molto su queste squadre. Tutt’altra cosa tra le donne, fra le quali, dopo tre titoli a cronometro, e piazzamenti e cadute nella prova in linea, finalmente vince la Longo Borghini. Ma le italiane non si accontentano di vincere in Italia, dato che in Romania vince l’ex italiana Ana Maria Covrig. Tra le donne c’è stata sempre molta concorrenza, un’atleta di valore come Sigrid Corneo già negli anni zero prese la nazionalità slovena per poter partecipare alle Olimpiadi, e Daniela Veronesi ha sfruttato il doppio passaporto sanmarinese. Invece in campo maschile sono lontani i tempi in cui Rebellin, per poter partecipare ai mondiali veronesi del 2004, cercò di prendere la nazionalità argentina, e si distrasse a tal punto da buttare via una Coppa del Mondo già vinta. Oggi, un piccolo velocista come Mareczko, nel dubbio tra Polonia e Italia, sceglie di restare italiano, perché lì c’è un fenomeno come Kwiatkowski, qui ci sono solo dei vecchietti e due campioni che però il più delle volte sono in ritiro in altura.