Constatazione piacevole

E’ a suo modo consolante vedere che il televideo della televisione di stato non scrive cose diciamo imprecise o inesatte solo quando si parla di ciclismo. Questa è la pagina dedicata ieri alla morte di Anita Pallenberg (qui ribattezzata Anna), e forse sarà stata scritta da qualcuno più ferrato nel gossip, perché se giudicare “filmetto” un cult colossale come Barbarella ci può stare, è un  opinione, peraltro condivisa da vari critici, al di là del fatto che ne abbiano tentato un remake e che ci siano gruppi musicali famosi che hanno tratto il loro nome da questo film, che diventò un culto ben prima che negli anni 90 si iniziasse una diffusa riscoperta rivalutazione e ripresa di svariati generi e tendenze culturali, dicevo che se quella è un’opinione rispettabile, il cambiare i ruoli alle attrici però mi sembra un po’ troppo, dato che era Jane Fonda a interpretare Barbarella mentre Anita Pallenberg interpretava la Grande Tiranna di Sogo, ma in fondo quello che interessa ai telelettori non sono questi dettagli ma con quanti rollingstones ebbe una relazione.

LA ZERIBA SUONATA – il ragazzo con la maglietta a strisce

Dopo vari post sul pop-rock scozzese stavolta parliamo di uno degli iniziatori di questa storia, Edwyn Stephen Collins che fondò la band Orange Juice e l’etichetta Postcard. Dopo lo scioglimento del gruppo nel 1985, Collins ha avuto sempre difficoltà a trovare un’etichetta, nonostante la stima di colleghi e addetti ai lavori. Il primo album solista è Hope and Despair, del 1989, che non comprende il primo singolo Don’t Shilly Shally.

Dopo Hellbent On Compromise, nel 1995 Collins ha il suo momento di maggiore successo, col singolo A Girl Like You, che trascina l’album Gorgeous George. Il singolo è un pezzo influenzato dal northern soul, la black music che si ascoltava nel nord del paese negli anni 60, e cantato con una voce alla Elvis, ed è presente anche nel film Empire Records. Ma tutto il disco merita, come dimostra questa If You Could Love Me.

Dal successivo I’m Not Following You, viene tratto il singolo The Magic Piper (of Love), a sua volta presente nella colonna sonora di Austin Powers, mentre da Doctor Syntax non viene tratto niente per il cinema. Ma nel 2005 Collins ha due emorragie cerebrali, viene operato e poi deve fare una lunga riabilitazione, che comunque non gli consente di recuperare la funzionalità del lato destro. Potrebbe quindi sembrare strano che il primo disco pubblicato dopo la malattia, Home Again del 2007, sia interamente suonato da Collins, ma il disco era stato registrato prima.

Collins resta un grande scrittore di canzoni con una particolare voce baritonale. Torna a esibirsi dal vivo, anche con vari colleghi suoi estimatori, tra cui in particolare Roddy Frame, il leader degli Aztec Camera. Un altro personaggio molto vicino a Collins è Alex Kapranos, il leader dei Franz Ferdinand che in quel periodo avevano molto successo, ispirandosi non solo musicalmente agli Orange Juice e loro derivati, perché riprendevano anche la maglietta a strisce orizzontali con cui più volte è stato ritratto Edwyn Collins. Kapranos ha realizzato un film sul recupero di Collins e col successo del suo gruppo ha portato alla riscoperta e ristampa della musica della Postcard. Il nuovo album Asleep è del 2010 e potrebbe stare benissimo tra i migliori dischi sia del primo decennio del secolo che del secondo decennio, a piacere. Ci sono molti amici che suonano in questo album; ad esempio in Come Tomorrow Come Today abbiamo Paul Cook dei Sex Pistols al basso e Johnny Marr alla chitarra.

Edwyn Collins è anche un illustratore. Nel 2009 ha pubblicato il suo primo libro dedicato agli uccelli, e anche le copertine e i libretti dei suoi dischi sono pieni di suoi disegni. L’ultimo disco ad oggi è Understated del 2013.

Per la cerimonia delle Olimpiadi di Londra 2012 furono chiamati a suonare molti gruppi famosi. Peccato che non abbiano fatto lo stesso per le Paralimpiadi. Avrebbero potuto invitare Robert Wyatt e Edwyn Collins, che avrebbe potuto cantare ancora una volta il suo successone mondiale, che è sempre un piacere ascoltare.

Libri da scoprire

Oggi in libreria, nel settore dei libri sullo sport, c’erano tre o quattro copie di un libro sul famoso ex calciatore quadrumane, disposti frontalmente a coprire le coste di alcuni libri sul ciclismo. Ho preso il mazzetto di libri pallonari e l’ho spostato davanti ad altri libri calciofili, e credo così di aver reso un servizio alla libreria e soprattutto all’Umanità.

Cose che non si studiano all’università

Lo psichiatra svizzero Hermann Rorschach, inventore del test delle macchie che porta il suo nome,  un giorno di primavera inoltrata del 1920 mise da parte le sudate carte, che già erano macchiate d’inchiostro, figuriamoci che schifezza diventavano quando si aggiungeva pure il sudore, e fece una gita in barca su un lago svizzero, che in Svizzera i laghi abbondano,  con una fanciulla di cui omettiamo il nome per proteggerne la privacy.

Ci stiamo sbagliando garçons

In Francia c’erano due corse che avevano in comune di essere organizzate da giornali, Midi Libre e Dauphiné Libéré, di corrersi in preparazione del Tour ed entrambe nel sud del paese, Linguadoca-Rossiglione al confine con la Spagna, e Alpi al confine con l’Italia. Il Grand Prix du Midi Libri è stato vinto sette volte da italiani (Moser, Panizza, Bortolotto, Saronni, Contini, Fondriest, Elli) e il Criterium du Dauphiné mai, e una delle due non si corre più, ça va sans dire quella sbagliata, cioè quella dove vincevano gli italiani. Al Delfinato le tappe spesso finiscono presto per la concomitanza col Roland Garros, a cui l’Italia per la trasmissione ci aggiunge di suo la concomitanza col calcio, che non è difficile perché c’è tutti i giorni a tutte le ore, ma quest’anno in fondo non possiamo lamentarci. Le prime tappe sono di circostanza, cioè può esserci la volata o la fuga. E due volte arriva la fuga, e per sbaglio vincono De Gendt e Bouwman che si trovano davanti per i GPM e continuano, vediamo che succede, difficile arrivare, ci vengono sicuramente a prendere, no, perché le squadre dei velocisti o sbagliano i tempi, o sbagliano a pensare che tocchi alle rivali di tirare, o semplicemente vogliono guardare il paesaggio, mica è un privilegio solo del pubblico? E questa è uno dei vantaggi del ciclismo, che pochi sport possono far apprezzare così il paesaggio, e questa motivazione turistica-alberghiera è importante  per l’organizzazione delle corse. Del resto solo questo può spiegare una megadiretta per una corsa amatoriale, il grande spot per le Dolomites, col pretesto di una corsa che conforta i tanti cicloamatori che così hanno la prova di esistere come ciclisti, in fondo come noi con questi blog crediamo di avere la prova che esistiamo come persone che scrivono, più o meno, e forse ci sbagliamo. E il Delfinato dimostra anche che bisogna stare attenti a scegliere i direttori delle corse; lì hanno Thévenet, che a un certo punto si deve preoccupare pure della zip della maglia indossata sul palco, e allora se in Italia si scegliesse un direttore sbagliato, mettiamo Pippo Pozzato o Andrea De Luca o Alessandro Brambilla, quello potrebbe sbagliarsi e andare a verificare la zip del vestito delle miss. Dicevo le tappe di circostanza, due volte c’è stata la volata, una l’ha vinta Démare e un’altra un giovane emergente, si può dire l’avanguardia del nuovo ciclismo tedesco, Phil Bauhaus, che se avesse scelto di fare arte avrebbe avuto un cognome ingombrante, e poi tutti si sarebbero aspettati che facesse arte d’avanguardia, niente paesaggi o nature morte per dire, e invece fa ciclismo e va bene così. E deve ringraziare anche i due velocisti della Direct Energie, in cui Coquard ha sbagliato a dire troppo presto che cercava squadra e Petit ha fatto la volata per conto suo, sbagliandola pure e tirandola al tedesco, e alla fine c’è il rischio che Coquard non vada al Tour, e se la sua squadra pensa di poter vincere una tappa in volata con Petit stanno freschi. Poi c’è stata la cronometro, e lì tutti a fare ipotesi e illazioni sulla forma e la salute dei vari pretendenti al Tour, tutte o quasi sbagliate, metà smentite nelle tappe successive l’altra metà sarà smentita al Tour même. Arriviamo alle salite e lo spettacolo è in discesa, roba da capogiro quella con Froome con dietro Porte Aru e Fuglsang, poi volata tra inesperti della disciplina con Froome che stringe Porte che gli urla ma è rallentato e vince Fuglsang che ci hanno detto centosei volte che è dato in gran forma. Poi c’è l’Alpe d’Huez, da un altro versante, dimezzata, salita classificata come seconda categoria, giusto per dire che c’è l’Alpe d’Huez, e arrivano due scalatori, no due pistard, e l’inseguitore nel finale stacca il velocista. Manca una tappa e l’impressione è che Porte è in gran forma e infatti è primo in classifica, Froome non è quello degli altri anni ma tiene, Fuglsang è in gran forma ma, dati i suoi standard, anche vincere in una volatina è già tanto, e Aru non ce l’aspettavamo già così ma non deve esagerare e poi è stato meno brillante il penultimo giorno. Insomma quasi tutto e quasi il contrario di tutto. Da recente tradizione l’ultima tappa delle piccole corse a tappe, soprattutto Parigi Nizza e Delfinato, vede la fuga da lontano di Contador a cercare di ribaltare la classifica, ma Contador questa volta non ce la fa neanche a tentare, e quello che ci si sarebbe aspettato da lui lo tenta l’ex sparagnino Valverde, in compagnia con Aru. Altra cosa che ci si attende è che Froome e Porte siano sempre amici e facciano corsa parallela e leale, e invece corrono con reciproca cazzimma, tiri tu, poi ti scatto in faccia e ti lascio lì, ti raggiungo e ti stacco senza neanche guardarti in faccia, e insomma nel finale la maglia gialla virtuale cambia continuamente, Aru, Valverde, Froome, Porte, Fuglsang, Froome, Porte, finisce che vince Fuglsang, cui quell’argento sbagliato di Rio, cioè ottenuto per lo sbaglio in discesa di Nibali e Henao, gli ha dato più convinzione in sé stesso, e ora si è messo  in testa di poter vincere il Tour, e ha abbandonato l’idea del Fiandre, e con quel fisico chissà che non sbagli. Tra gli altri c’è una grande resistenza di Porte che sembra il più tenace, e perde per 10 secondi, per fortuna, perché se Froome non l’avesse chiuso allo sprint di qualche tappa prima, la differenza con Fuglsang sarebbe stata di soli 2 secondi, ma sempre a vantaggio del danese, e quindi nessun rimpianto. Le squadre dei due (ex?) amici, Cielo e BMC, qualche volta hanno lasciato da soli i capitani, e il miglior gregario di Froome è stato Kwiatkowski, ma portare il fenomeno polacco al Tour solo per fare il gregario all’anglokenianosudafricano sarebbe un grosso sbaglio. Ora c’è la staffetta col Giro di Svizzera, come un lancio all’americana, e lì vedremo se saranno lo stesso cose da pazzi o sarà una corsa più ordinaria. Intanto una novità c’è stata, un prologo del prologo. Il giorno della presentazione delle squadre c’è stata una sfida sui rulli tra un rappresentante per ogni squadra, e uno potrebbe anche pensare che questo è il futuro del ciclismo, correre sui rulli ed evitare i rischi della strada, gli incidenti e le cadute. Sbagliato: per la troppa foga Bonifazio che voleva spaccare il mondo è riuscito a cadere lo stesso.

Il confronto sbagliato.

LA ZERIBA SUONATA – prima che staccavano la spina

Prima che quelli di MTV staccavano la spina agli strumenti, che semmai i primi musicisti non lo sapevano neanche e pensavano che era andata via la corrente, e quelli di MTV dicevano No, no, abbiamo staccato noi la spina, lo facciamo unplugged, prima di questo ci fu un gruppo rock tamarro con un cantante tamarro che fecero un pezzo tamarro divertente intitolato Jump, che significa salta, e infatti il cantante tamarro nel video tamarro faceva dei salti tamarri. Poi arrivò un gruppo scozzese, gli Aztec Camera, che ne fecero una versione acustica, e ognuno secondo i suoi gusti avrà la sua preferita. Secondo me, alla fine, rimane una delle cose migliori degli Aztec Camera, e insomma loro fecero meglio un pezzo dei Van Halen, ma quel pop che ci si aspettava da loro, sempre derivante dalle cose dell’etichetta Postcard, lo fecero meglio i Prefab Sprout, di cui ho scritto qualche giorno fa.

Modolo evoluscion

Vince il Liberazione e al primo anno da professionista arriva quarto alla Sanremo. Gli addetti ai lavori si attendono molto da lui, ma lui modestamente diventa il più modesto degli sprinter italiani. Vittorie e sconfitte in tappine e tappette e anche corse impegnative come l’Agostoni, e quando finalmente vince due tappe al Giro dice che non ha mai capito come ha fatto ad arrivare quarto a Sanremo. Il contrario di colleghi come Bonifazio e Colbrelli o dello stilista Nizzolo che sembrano convinti di poter spaccare il mondo. Poi l’anno scorso pochi risultati e quest’anno inizia uguale. Per un velocista non vincere neanche una corsetta è grave. E si va al nord: decimo a Wevelgem e sesto al Fiandre. Si ributta nelle volate in Croazia, ne vince una ma ne perde due contro un corridore affetto da prostatite, e in quella finale, con l’arrivo in salita e sul pavé, vince per distacco. Al Giro neanche riesce a infilarsi nella mischia, e quel che è peggio accusa gli sprinter di farsi trainare e poi non fa i nomi. Ma la prima corsa in linea, e di un certo livello, il G.P. di Gippingen, la vince battendo Degenkolb e il Bonifazio convinto di spaccare il mondo. Certo, a Gippingen ha vinto pure Nizzolo, ed è un risultato che può valere quanto la Freccia brabantina di Colbrelli. Ma il tutto, più che a un’incostanza di risultati, fa pensare a un’evoluzione in corridore da classiche, e Cassani farebbe bene a tenerlo d’occhio per Europei e Mondiali, piuttosto che puntare su corridori che ormai si è capito che non hanno più molto da evolversi, tipo Ulissi.

 

Riciclaggio

C’era una proposta di legge per la salvaguardia dei ciclisti già prima della morte di Scarponi, che ovviamente ne ha fatto parlare di nuovo, e nessuno la vuole avversare, sta sempre lì, è una proposta tuttora valida. Ma, al di là del fatto che si potrebbe proporre anche qualcosa per difendere i pedoni dai ciclisti medesimi, anche se non mi pare che oggi sia permesso correre in bici sui marciapiedi, comunque, per quello che contano le leggi in questo paese depenalizzato, dubito che si stia discutendo di quella proposta, perché urgono riforme che interessano la corporazione dei politici. Ma questo non è un male, perché la proposta si potrà riciclare nella prossima legislatura e tornerà utile a qualche politico che la userà per farsi un po’ di pubblicità. Allora anche io ne approfitto per riciclare una vecchia vignetta.

espressioni irripetibili

Qualche giorno fa avevo una mezza idea di citare poche righe di Carlo Fruttero appena lette. Poi avevo soprasseduto. Poi ancora, ieri sera per sbaglio ho visto su RAI3 un programma di Concita De Gregorio, mi pare che si chiama Fuoriroma, una puntata su Cascina, dove alle amministrative ha vinto la candidata salviniana, e il sindaco uscente del PD, tenendo fede al suo ruolo, è appunto uscito. C’erano interviste a Sindaca, parenti, amici, nemici, o meglio, avversari, e ad alcuni iscritti del PD, di cui mi ha colpito uno, probabilmente un ex PCI, che ha detto una frase per me irripetibile, una roba di visioni e cose programmatiche, e allora ho pensato il momento lo esige, lo metto quel pezzettino là, che racconta di quando nel 1956 Einaudi e altri intellettuali del suo giro, spiazzati dall’invasione dell’Ungheria, pensavano di rivolgere un appello all’ONU.

LA ZERIBA SUONATA – Ai confini del brit-pop

Nel numero di Internazionale in edicola ancora per pochi giorni c’è un interessante articolo dello scrittore e giornalista John Harris sul legame tra il brit-pop e il Labour Party di Tony Blair (che credo si pronunci “Bleah”, ma in ogni caso è sinonimo). La Gran Bretagna agli inizi degli anni 90, a quanto pare, era messa male; evidentemente la tanto lodata Lady di ferro non aveva prodotto buoni risultati neanche secondo i parametri economici e finanziari. E allora bisognava fare qualcosa, e per Blair mica qualcosa di sostanziale, no, bisognava cambiare l’immagine del prodotto Gran Bretagna. In effetti la lotta di una vecchia megera contro i minatori creava un atmosfera steam-punk, sembrava di stare ancora ai tempi di Dickens, e allora bisognava proporre cose fresche nuove e fighette. Ma il brit-pop, i gruppi per i quali fu creata questa etichetta, non è che facessero chissà che di nuovo, continuavano soltanto, pescando a destra a manca e indietro, una tradizione musicale risalente a prima dei Beatles, al merseybeat, e che aveva fatto molto meglio, e per esempio gruppi del decennio precedente come XTC e Smiths erano inavvicinabili da tutti questi young chaltrons. Ma forse nell’idea del fenomeno pesano molto e in negativo i rissosi e inconsistenti fratelli Gallagher, perché poi tutto sommato qualcosa di buono nella musica si è sentito, soprattutto subito prima, dopo, e a margine, come questi Doves che hanno iniziato già in ritardo, nel 2000, col disco Lost Souls che conteneva Break me gently.

Quanto e in che direzione fosse innovativo il nuovo Labour Party lo dimostra l’atteggiamento del personaggio che in quegli anni, in Italia, si alternava con sé stesso al governo. Elogio della Signora ferrosa, punto di riferimento della destra occidentale, e fraterna amicizia col giovane fighetto successore. Questi dischi dei Doves li ascolto, li metto da parte, li dimentico, poi li riprendo e ogni volta penso che sono davvero bei dischi, anche l’ultimo in studio, Kingdom of Rust del 2009, che contiene la ciclistica Winter Hill.