L’ultimo gioco dell’estate

Oggi il consigliatissimo (da me, almeno) sito Cicloweb.it, a illustrazione di una notizia su una gara che si sta svolgendo in Etiopia, mostra la foto sotto, e mi ha incuriosito il folto gruppo di passeggeri sull’auto al seguito. Dato che ne sappiamo poco di ciclismo africano, ho pensato di trarne un quiz, e visto che oggi è l’ultimo di agosto, ne facciamo l’ultimo gioco dell’estate.

La domanda è: chi sono i passeggeri dell’auto?

  1. La folta giuria che prende decisioni a maggioranza, in forma assembleare, come sarà d’uso da qualche parte nel mondo, non so.
  2. Un gruppo di V.I.P.s che, essendo visibili e riconoscibili, non possono permettersi di buttare qualche corridore per l’aria, com’è d’uso al Tour de France.
  3. La famiglia Debesay al completo, che, guidata da Mekseb, è partita da Anversa per un giretto nelle Fiandre e forse si è persa, come usa il ciclista eritreo da quelle parti.
  4. Il veicolo non c’entra niente con la corsa, ma la incrocia per mancanza di un severo servizio d’ordine, com’è d’uso nei paesi europei, dove mai capita che un auto si immetta nel percorso o sia parcheggiata male lungo lo stesso. I passeggeri sono viaggiatori sulla tratta Addis Abeba-Roma Piazza Indipendenza.

La soluzione è sotto la vignetta, pardon, la foto capovolta, com’è d’uso quando non si dispone di una pagina 46.

 

palate di fairplay

I rapporti tra l’Astana e i propri corridori, soprattutto quelli in partenza, e le relative scelte tecniche dei diesse sono spesso oggetto di chiacchiere ma poi non si verifica niente di particolare. Al contrario di quello che ha fatto la Sunweb, che ha mandato a casa dalla Vuelta il promettente Barguil, perché indisciplinato e casualmente accasato altrove. Ma per il resto, in questa seconda parte di stagione, è tutto un idillio tra squadre e ciclisti in partenza, con le prime che puntano su corridori che hanno già firmato per altri e ciclisti che vincono e mostrano il nome sulla divisa della squadra che stanno per lasciare. E’ successo soprattutto agli italiani Viviani e Trentin. Quest’ultimo l’anno prossimo correrà con l’Orica, che non è molto attrezzata per il pavé, e potremo finalmente vedere cosa sa fare, ma intanto oggi ha rivinto alla Vuelta, e buon per lui che in discesa aveva già staccato Geniez, che ha ripetuto il numero della discesa con un piede sul pedale e uno a bilanciare il peso nelle sue traiettorie cubiste.

LA ZERIBA SUONATA – I segreti di Lisa

Sarebbe bello se qualcuno mettesse mano a un libro su quelle cantautrici americane, scusate il termine che mi piace poco per quella che ne è la concezione italiana ma ci siamo capiti, che della musica tradizionale, dal blues al country, propongono versioni dark, gotiche, cupe, marginali o maledette, per usare un altro termine che non mi piace ma ci siamo capiti, ma a volte in queste storie c’entra anche la religione, e poi ci sono segreti e misteri. E un mistero è anche come un motivo folk italiano sia finito ad aprire e chiudere un bellissimo album del 1994, Geek The Girl, uno tra i più apprezzati di Lisa Germano (forse per le sue origini italiane?), di cui vi propongo appunto My Secret Reason, che parte con la solare danza campagnola ma poi si annuvola e diventa un pezzo chitarroso.

Sono storie che, correggetemi se sbaglio, non si trovano nella musica italiana, dove in genere le donne cantano cose tipo quel cornuto del mio ragazzo mi ha lasciata e sono momentaneamente disperata ma poi vediamo, o altre cose così. In un libro come quello di cui dicevo Lisa Germano avrebbe certamente un posto di rilievo, come lo ha avuto anche all’interno dell’etichetta 4AD, di cui con Pixies, Throwing Muses e loro derivati costituiva la seconda generazione, quella americana. Dall’album successivo del 1996, Excerpts From A Love Circus, estraggo non a caso un altro pezzo che parla di segreti, Victoria’s Secret.

Alle modelle della omonima azienda produttrice di mutande e affini, Lisa Germano non ha certo da invidiare la bellezza. Eppure c’è qualcuno che vorrebbe che lei indossasse dei vestiti, come canta in You Make Me Want To Wear Dresses, e dalle immagini capiamo che si riferisce a qualcuno che vorrebbe privatizzarla, con nostra grande invidia. Ma, tanto, lei non sembra essere d’accordo.

Quelle coppie dell’estate

Succedeva ai tempi della Coppa del Mondo: all’improvviso un ciclista di quelli attesi finalmente si sbloccava e vinceva due prove estive. Nel 1994 Bortolami vinse Leeds e Zurigo, nel 1997 Rebellin vinse San Sebastian e Zurigo, e in mezzo, nel 1996, ci fu anche Ferrigato che vinse Leeds e Zurigo, ma lui era meno atteso e meno degli altri due fece in seguito. E questa cosa mi è venuta in mente perché Viviani, dopo aver vinto domenica scorsa ad Amburgo, oggi ha vinto anche a Plouay, nella corsa che il pubblico italiano ignora e i ciclisti invece no, e se non vincono arrivano secondi o entrambe, come nel 2013 con la doppietta frou frou Pozzato-Nizzolo. Questa corsa dal nome cangiante è meno piatta di quella tedesca, per cui ora Viviani lo aspettiamo anche al Mondiale.

E questa volta, al contrario che all’Europeo, Viviani il varco alle transenne l’ha cercato e infilato.

LA ZERIBA SUONATA – canzoni solari, ma con l’eclissi

Per quest’ultima domenica di agosto volevo postare una canzone solare, e allora l’ideale potrebbe essere una canzone che parla di una bella ragazza sulla sabbia, cantata da una bella ragazza americana. Potrebbe, ma se la cantante è Marissa Nadler, un’altra rappresentante di una scena che non è una scena, una tendenza che non è una tendenza, si vabbe’ però se ha collaborato con Emily Jane White di cui ho scritto l’altroieri qualcosa vorrà dire, insomma di questo folk femminile cupo e con i problemi, allora ecco come viene la versione di Cowgirl In The Sand, classico di Neil Young.

Marissa fa musica gotico-eterea che parla di cose allegre come la saga del Mayflower, oppure di Emily della Città Morta (Dead City Emily). Si diverte così, dirle de gustibus o de profundis fa lo stesso.

Pezzetti di storia

Quando un atleta compie un’impresa o vince una serie di gare importanti, con un’espressione retorica e usurata, si dice che entra nella storia o nella leggenda. Il giovane sloveno Matej Mohoric, all’anagrafe ancora under 23, nella storia c’era già da un pezzo pur senza aver vinto niente di importante tra i prof. Infatti ha vinto due mondiali consecutivi in due categorie diverse, nel 2012 tra gli juniores e nel 2013 tra gli under 23, e, poiché subito dopo è passato tra gli élite, è riuscito anche a non indossare mai nessuna delle due maglie iridate. Oggi è arrivata finalmente una vittoria importante, nella settima tappa della Vuelta, ottenuta anche grazie alla sua specialità, cioè quel modo folle di andare in discesa che i commentatori distratti definiscono alla Froome ma che lui presentò per primo sulla scena internazionale proprio nel mondiale del 2013. Un corridore adrenalinico come Mohoric può portare pubblico giovane al ciclismo, ma, per mantenere o aumentare l’interesse, il ciclismo deve anche sperimentare nuove strade, e non solo nel senso geografico, andando in paesi che non sempre si sono dimostrati affidabili e capaci di progetti duraturi (vedi Cina e Qatar), ma deve provare anche nuove gare, nuove formule. Quest’anno ci sono state le Hammer series, gare con classifica non individuale ma a squadre, che chi le ha viste dice spettacolari, e oggi invece si è andati in direzione contraria a quelle prove veloci. In Austria infatti c’è stata la prima edizione della PRO Ötztaler 5500 (ora anche le gare hanno la dieresi, non solo i ciclisti), derivata da una gara amatoriale, dove il 5500 sta per il dislivello, che, aggiunto ai 238 km di lunghezza, ne fa una gara in linea unica, più dura sulla carta anche del Lombardia. L’unico inconveniente è che, non essendo una gara world tour, è aperta anche ai ciclisti delle continental, che non sono obbligati al passaporto biologico, e si sa che ogni tanto qualcuno fa il campione e poi viene pizzicato, l’ultimo per ora l’azero Podznyakov. Ma a scanso di equivoci ha vinto uno della prima serie, Roman Kreuziger, che il passaporto biologico ce l’ha eccome, visto che per quello fu fermato per un bel po’ di mesi. Adesso ci auguriamo che il ceco passi alla storia come l’iniziatore dell’albo d’oro di una corsa che diventerà importante, e non come il vincitore di una corsa una tantum, come accade a Santimaria nella assurda Milano-Roma del 1979, con i suoi 670 km, roba che solo il Sergente Torriani poteva concepire.

LA ZERIBA SUONATA – canto e incanto

Una delle voci più incantevoli, in tutti i sensi, di questi ultimi anni è l’americana Emily Jane White, che, tra i tanti, ha incantato anche il musicista-pittore anglo-malesiano David Tibet, che in musica ha frequentato l’industrial e il folk noir. E quella di EJW è musica folk e blues abbastanza tradizionale, con toni a volte cupi e temi pure, perché interessata a the shadow side of life. Se aggiungiamo che le piace Poe e che il secondo dei 5 album fin qui pubblicati si intitola Victorian America si intuisce il personaggio . Ma a questa musica eterea, sognante o incubeggiante (si può dire? ovvio che no, ma non importa) può giovare un po’ di ritmo ed energia dietro le spalle, come in questa versione live di Frozen Heart, estratta appunto dal disco vittoriano.

Ci sono italiane che cantano di lupi, in senso letterale o metaforico non importa, come fa lei in The Wolves, dal suo quarto album Blood/lines? Eppure qui in Italia i lupi non sono mica scomparsi.