Il Mostro più temuto

Rileggo il bestiario di Borges, e il libro di Cavazzoni sugli animali fantastici, e altri libri ancora sui mostri e gli esseri mitologici, ma nessuno parla di questa famosa e temuta Burocrazia, che tanto spaura. Eppure in tanti, soprattutto criminali, l’avvistano dovunque.

Matteo Trentin non ci sembra

Matteo Trentin, 28 anni, siamo abituati a considerarlo ancora un giovane promettente, che potrà far bene in futuro correndo più spesso da capitano, però intanto con oggi ha vinto tappe in tutti e tre i grandi giri, e non è da tutti, degli italiani in attività ci sono riusciti solo Nibali, Aru e Bennati, nessun altro se non mi sbaglio, di sicuro non Cunego né Pozzato. E per sovrappiù Trentin ci aggiunge anche una tappa al Giro della Svizzera. Ha vinto anche una classica, per quanto tra quelle decadute causa calendario, cioè la Parigi Tours. E insomma tutti pensano al fatto che corre più spesso come gregario, ma dovrebbero pensare anche ai benefici di correre in uno squadrone, che altri che corrono sempre da capitano a fine carriera quelle vittorie non le hanno ottenute.

Trentin si gira indietro a guardare quanti capitani ha preceduto.

 

LA ZERIBA SUONATA – Debora e Beatrice

Che non si dica che propongo solo musica straniera, e in particolare cantanti straniere. Oggi vi propongo due delle più apprezzate cantanti-autrici-musiciste italiane, poliedriche e polistrumentiste, musicalmente onnivore, per cui è inutile che sto qui a dire che genere di musica fanno, guarda a volte come torna comoda la versatilità. Debora Petrina, nota anche come Petrina e basta, ha collaborato con John Parish e David Byrne, è anche danzatrice/performer, e posso proporvene un pezzo in italiano.

Beatrice Antolini suona tutti gli strumenti, anche dal vivo, e pazienza per gli sciovinisti se non si trova un pezzo in italiano, a meno che non sia una cover, pardon, versione.

El Tiburón

Un telecronista l’ha chiamato El Tiburón de Messina, ma la traduzione letterale è El Tiburón del Estrecho, lo dice pure google translate che è tutto dire.

All together for me

Volevo scrivere che gli italiani si dice che cercano sempre scorciatoie, in senso metaforico, e pensavo che gli organizzatori della Cyclassics di Amburgo dovessero chiamare un esperto del settore che trovasse una scorciatoia, ma reale, stradale, tra il Waseberg e l’arrivo, perché non è bello vedere uno sparpaglìo di ciclisti sul Waseberg, un gruppetto scatenato, con tra i più attivi Colbrelli, Sutterlin con la dieresi, che si sbraccia platealmente come a incitare il Settimo Cavalleggeri, e Van Avermaet, anche se quelli della RAI qualsiasi uomo in maglia BMC lo prendevano per il belga, e poi invece c’è il ricongiungimento e la solita volata, in una delle migliori edizioni degli ultimi anni, diciamo da quando non c’è più la Coppa del Mondo, per il livello dei partecipanti. Ma poi ha finalmente vinto Elia Viviani, e allora della faccenda della scorciatoia scriverò un altro anno. Approfitto allora per scrivere una cosa su Viviani e una sulla Sky, la sua squadra fino al termine della stagione. Viviani quest’anno si è concentrato solo sulla strada ma non ha ottenuto i risultati che sperava, anche forse perché la squadra non l’ha selezionato per nessun grande giro, però è una curiosa coincidenza o forse no che, solo dopo essersi divertito a correre qualche 6 giorni estiva, Viviani ha trovato la forma migliore dell’annata. Eppure questo poteva non bastare, vedendo quello che succede ad altri corridori che cambiano squadra. Si diceva, ad esempio, che l’Astana non voleva portare Aru alla Vuelta perché intenzionato a cambiare aria, e, ora che invece l’ha selezionato, si dice che lui è stato costretto ma non avrebbe voluto correre in Spagna, vacci a capire. Di sicuro Coquard non aveva neanche già firmato per un’altra squadra ma è stato lo stesso escluso dal Tour. Allora diciamo che la Sky ha tanti difetti, che la rendono poco simpatica, ma anche tanti pregi, che ne mostrano la professionalità. Così i suoi ciclisti saranno suoi fino all’ultimo giorno, Landa ha corso per vincere la Vuelta a Burgos e Viviani ad Amburgo è stato preferito come punta a Danny Van Poppel, e i suoi compagni di squadra sono stati, come ha detto nell’intervista dopo la gara, All together for me.

L’esultanza di Viviani.

LA ZERIBA SUONATA – Maria la pazza e l’Obamacare

Quando nel 1993 le diagnosticarono la sclerosi multipla, Victoria Williams non aveva l’assicurazione sanitaria. Allora alcuni colleghi incisero un cd con versioni di sue canzoni per raccogliere fondi per le cure; funzionava così in quel grande paese: o avevi i soldi o ti fregavi; poi ora con l’Obamacare non so. Tra quei musicisti c’erano Lou Reed e i Pearl Jam, che hanno adottato (e qualche sito ignorante la attribuisce a loro) la canzone più famosa di Victoria Williams, Crazy Mary, storia di una pazza con occhi selvaggi che viveva in una curva, e probabilmente non aveva assicurazione sanitaria.

 

 

 

 

LA ZERIBA SUONATA – una cantante oceanica

Julia Jacklin è una cantante e chitarrista quasi esordiente, secondo alcuni dall’Australia ma per altri dalla Nuova Zelanda. Se Sidney l’hanno decentrata in Nuova Zelanda allora Julia Jacklin è neozelandese. Comunque questa è una versione live di Pool Party dall’album di esordio Don’t Let the Kids Win.

Questi ormoni

Siamo sinceri: quando l’incidente dopatorio capita nella squadra di qualche direttore sportivo ruspante è facile attaccarlo ed eventualmente invocarne anche l’abbandono dell’attività, come residuo del passato, ed è comodo quando il colpevole è un ciclista altrettanto rustico o è un avventuriero foresto, perché ci permette di considerare la cosa come marginale e periferica. Ma come la mettiamo quando il fattaccio capita a un campione olimpico che corre in una ricca e rispettata squadra scientifica e tecnologica, per di più per la stessa sostanza dei peones? Non ci resta che consolarci guardando a chi sta messo peggio, tipo l’atletica, col Presidente mondiale che dice che la vittoria di Gatlin non è un bel modo di chiudere la vicenda sportiva di Bolt, come se lui fosse il presidente dell’hockey o della palla prigioniera. Almeno nel ciclismo con due positività o si è radiati o si è squalificati per più di 10 anni. E per anomalie del passaporto biologico si viene fermati o addirittura squalificati, mentre il più famoso e chiacchierato atleta connazionale del Presidente sembra che abbia continui problemi con i suoi valori e un ematocrito che fa dei balzi tali che potrebbe gareggiare lui medesimo, nel triplo o nei 400 ostacoli va bene uguale. Per non parlare infine di diverse atlete africane molto mascoline che hanno un grugno che neanche Kristoff nella pubblicità dello shampoo che, per le imperscrutabili vie del mercato, l’anno prossimo toccherà di nuovo a Marcello Bellicapelli.