Oro (Blaak) incenso (RAI) e birra (tifosi olandesi)

Come si fa promozione al ciclismo femminile? Semplice: durante la diretta del mondiale donne, nel famigerato studio della RAI si parla del mondiale maschile del giorno dopo, poi, finita la corsa, invece di parlare di questa, si parla di quella sempre maschile sempre del giorno dopo. Pare che la gara femminile serva soprattutto a capire com’è il percorso, e pare proprio che gli italiani non avevano capito granché. Un mondiale facile, l’Italia ha portato i velocisti, che stupide le altre nazionali che non li hanno portati, e invece finora quando non è arrivato uno da solo ne sono arrivati due non di più. E la promozione del ciclismo femminile si fa pure dicendo che anche nella gara delle donne è arrivato l’uomo solo. L’Italia ha portato tanti giovani, ma oggi sono venute fuori le cicliste esperte; le migliori italiane sono state la veterana Guderzo e la Ratto, che paradossalmente in una nazionale giovanissima fa la veterana, e in fondo la cosa più positiva del mondiale per l’Italia è stato proprio l’averla ritrovata, ma, come già a Firenze 2013, prima ha lavorato per le altre, poi, quando le altre sono venute meno, le energie residue erano poche. Non so se sia stato un bene buttare nella mischia due giovanissime, per di più in una gara molto lunga, e certo avrebbe fatto comodo l’esperta e tenace Marta Bastianelli, ma le scelte del cittì che ha vinto duecentotot medaglie è vietato discuterle, si rischia di passare per eretici e sovversivi. Che poi sarebbe il caso di parametrarle tutte queste medaglie, perché quando si è cittì di strada e pista, di élite under23 e juniores, le medaglie in palio ogni anno sono moltissime e quindi fate un po’ voi. E poi ci sarebbe anche una cosa da ricordare ai distratti, a quelli che si avvicinano ora al ciclismo e anche agli incensatori pubblici, cioè che si potrebbe fare un elenco lunghissimo di atlete che hanno vinto medaglie mondiali e olimpiche, su strada e su pista, tra le élite e le giovani, e poi classiche internazionale e classifiche e tappe di Giro e Tour, e anche un oro e un bronzo nella 50 km a squadre che vuol dire appunto squadra e non singolo, anzi, singola, tutto questo prima del 2001, per cui il ciclismo femminile in Italia non l’ha inventato l’attuale cittì. E un’altra cosa che fanno gli incensatori pubblici è parlare tanto dello spirito di squadra dell’Italia, e un grande esempio ne è stata oggi la solita ELB che non era in giornata ma si è spesa moltissimo per riportare sul gruppo la Cecchini che era caduta e che anche grazie a questo aiuto è riuscita ad arrivare decima, anche se sembra che alla Cecchini manchi sempre quel qualcosa, perché in fondo non è stata l’unica a cadere, visto che anche la vincitrice era sbucciata. Ma dicevo gli incensatori, a sentirli sembra come se quello spirito di squadra fosse esclusiva dell’Italia, e invece l’Olanda, piena di stelle che possono tutte legittimamente ambire a vincere, sia oggi che agli ancora freschi europei ha corso e vinto da squadra, e quando ce n’erano tre in testa è partita la meno forte, Chantal Blaak, e forse proprio lei mai avrebbe pensato di vincere o semmai non proprio oggi che era caduta. E pure la quasi invisibile Marianne, marcata ad personam dall’acerrima rivale Bronzini, l’ha trascinata con sé in fondo al gruppo e poi alla deriva, insomma, in ritardo, togliendo una pericolosa avversaria dalla lotta per la vittoria.

Quelli della RAI alla fine l’hanno chiamato Chantal Black. Forse avevano visto questa foto?