A spasso con la Zeriba – L’ultimo settore

Dicono il Nord della Francia, lo paragonano al Sud dell’Italia, ci hanno fatto un film sopravvalutato che purtroppo ha avuto seguiti e versioni italiane. Ma Roubaix, che si trova proprio lì, nelle Fiandre francesi, al confine col Belgio, fa parte di una cosa nuova, cioè del primo Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale, chiamato Eurométropole Lille-Kortrijk-Tournai (Francia-Fiandre-Vallonia, e c’è anche una corsa dedicata). Intorno ci sono vecchie miniere di carbone. La città di quasi 100mila abitanti è definita la Manchester francese ma non per la scena musicale, che non so se ne esiste una, ma per l’industria tessile.

Forse per lo stesso motivo è gemellata con Prato. Gemellaggi ci sono stati anche con varie altre città, cui potrebbe aggiungersi Caserta per lo stato delle strade, che qui per qualche vecchia strada che non si può toccare, storica, forse vincolata e devono restare i lastroni come se si andasse ancora in giro con i carretti a propulsione animale, potrebbe benissimo passarci la Roubaix, farebbe più sconquassi di Arenberg. Certo, a Caserta manca pure il velodromo, mentre a Roubaix ne hanno due; in realtà ce n’è uno in provincia, è abbandonato, ogni tanto se ne parla, ma non sperate nella FCI che ha già due buchi cui pensare, uno nel soffitto di Montichiari e uno nel bilancio, e i tecnici della specialità che porta medaglie a carriole devono guardare il meteo prima di convocare gli atleti per gli allenamenti, ma non divaghiamo, che altrimenti invece di una passeggiata diventa quasi una deriva situazionista. C’è stato un solo ciclista che è nato e ha vinto, nel 1912 e nel 1914, a Roubaix, Charles Crupelandt, raffigurato anche nel quadro Au Vélodrome, una tela di Jean Metzinger pittore avanguardista metà cubista metà futurista, anzi facciamo 60 e 40.

Il velodromo raffigurato in quel quadro del 1912 era quello vecchio, ma non quello vecchio dove arriva oggi la corsa, quello ancora più vecchio che era all’interno del Parc Barbieux.

E quando la città ha voluto dedicare qualcosa al suo illustre concittadino a cosa poteva pensare, a una statua, un busto, una piazza, un velodromo, un monumento equestre con la bicicletta al posto del cavallo? No, gli hanno dedicato una strada o meglio uno spazio all’interno di una strada, ma ovviamente lastricato, un tratto di 300 metri ritagliato apposta prima dell’arrivo al vecchio velodromo scoperto dove termina la corsa. L’Espace Charles Crupelandt, detto anche Chemin des Géants, è ufficialmente l’ultimo settore della Paris-Roubaix, e può essere una passerella se c’è un fuggitivo ormai sicuro di vincere, ma se invece c’è un gruppetto qui non si può fare selezione, si pensa già alla volata, la pavimentazione è perfetta, niente a che vedere con i pietroni sconnessi e scivolosi degli altri settori. Andiamo a vedere. La corsa arriva nella periferia sud est della città, ecco l’Avenue Alfred Mottet; andiamo bene per di qua? Si, c’è anche il cartello che indica la strada per il velodromo. Continuiamo dritti per questo bel vialone dotato di tutti i servizi, infatti ci sono anche le pompe funebri.

Arrivati all’incrocio continuiamo dritti e prendiamo Rue Roger Salongre: qui a centro strada c’è lo spazio Crupelandt.

Finito questo tratto i ciclisti girano per entrare nel velodromo, ma noi non li seguiamo perché non ci fanno passare, e continuiamo dritti. Seguitemi che vi faccio vedere una cosa. Ecco, vicino al velodromo scoperto André Pétrieux con l’anello di 500 metri e al nuovo velodromo coperto Jean Stablinski di 250 metri , c’è una pista di bmx, in pratica come Montichiari senza tener conto della vecchia pista qui e delle infiltrazioni nel soffitto lì.

Siamo al Parc des Sports:  e poi dicono giù al Nord.

E per chiudere una cartolina autoreferenziale, una meta-cartolina, dato che raffigura il Padiglione delle cartoline all’Esposizione quasi universale del 1911.