Una novità già vecchia

Se avesse sentito il nome Phil Gaimon molto probabilmente Adriano De Zan avrebbe detto “Carneade! Chi era costui?”, come usava fare nel caso di vittorie di ciclisti poco conosciuti. Gaimon è un ciclista statunitense che in carriera ha vinto solo poche corsette in America, non si è distinto neanche per piazzamenti o lavoro di gregariato. E la sua è stata una carriera così anonima che non è stato coinvolto neanche in faccende di doping. Si potrebbe pensare che non abbia motivi per lamentarsi del ciclismo ora che si è ritirato, anzi, dato che ha comunque corso nel world tour, si potrebbe dire che ha tolto il posto a qualcuno più meritevole, ma lasciamo stare. Però è un blogger e ha scritto un libro, e già il titolo Draft Animals ricorda un po’ quello del libro di un più famoso collega abruzzese. Ma comunque il libro di un ciclista così anonimo non avrebbe potuto vendere molto senza qualche rivelazione clamorosa, e allora ecco che lui scrive che ha sentito dal fratello dell’amica della fidanzata del figlio del portinaio del palazzo dove abita il meccanico di Cancellara che la bici di Spartacus la tenevano separata dalle altre. Questo non vuol dire che c’era più attenzione per il capitano o che volessero evitare di confondersi e farlo correre con la bici di Arredondo più basso di almeno un metro, no, questa è invece la prova inconfutabile che nella bici di Cancellara c’era il motorino. Ora, dato che l’Italia ha adottato Cancellara, Gaimon si è preso un bel po’ di pernacchie virtuali dai socialnetworkers italiani. Ma non è educazione; io invece gli darei perfino un modesto consiglio per il prossimo libro, tante volte questo dovesse vendere (non in Italia, ovviamente, ne compra una copia giusto Eugenio Capodacqua) e gli proponessero di scriverne un altro: dato che il suo manager è stato Jonathan Vaughters, che da ciclista ha corso nella US Postal, non so se mi spiego, invece di parlare di chiacchiere di seconda mano, potrebbe farsi raccontare da lui qualcosa di interessante su Landis su Hamilton e sull’Innominato. Poi, non so se Gaimon è sposato, ma in tal caso darei un consiglio anche alla moglie, di fare più attenzione ai piatti dove mangia il marito, capace che ci ha sputato dentro.

La Zeriba Suonata – ritorno a Manchester

La Coppa del Mondo della pista fa tappa a Manchester, la città di Joy Division, Buzzcocks, The Smiths, di quel fenomeno forse un po’ sopravvalutato che fu Madchester, ma anche di The Fall, uno dei gruppi (post)punk più dissonanti e sperimentali e meno prevedibili. La scelta del brano Mr. Pharmacist non vuole essere allusiva a pratiche che spesso vengono ritenute prerogativa del ciclismo, ma che di questi tempi forse sono un problema che hanno di più altrove. Il brano, tratto dall’album Bend Sinister del 1986, risale ai tempi in cui nel gruppo c’era anche Brix, all’epoca moglie del leader Mark. E Smith.

A spasso con la Zeriba – Non è un paese per shoppers

In Belgio c’è una strada che si chiama Mariaborrestraat, un nome altisonante, e in una strada con un nome così non vi piacerebbe andarci a passeggiare, a guardare le vetrine, a fare shopping? Col cavolo, anzi, col cavoletto di Bruxelles. Mariaborrestraat è una strada in mezzo alla campagna fiamminga nel villaggio di Etikhove vicino Oudenarde, campagne a destra, campagne a sinistra, qualche edificio, le casettine hanno i tetti aguzzi, i verdi praticelli abbiamo detto che ci sono, manca solo un vigile cipresso, anche se sarebbe più opportuno un vigile urbano seppur di campagna che indichi la strada al buon Debesay a evitare che si perda di nuovo. Nel percorso del Giro delle Fiandre i corridori hanno appena affrontato il muro più ostico, il Koppenberg, che non a caso per alcuni anni è stato evitato e dove basta un niente perché qualcuno metta un piede a terra e blocchi tutti quelli alle sue spalle, e dove si svolge anche una gara di ciclocross con arrivo lì sopra e quest’anno Mathieu Van Der Poel, appena tagliato il traguardo, è crollato a terra per riprendere fiato. Insomma i ciclisti non si sono ancora ripresi dallo sforzo sul Koppenberg che subito gli tocca affrontare i 2400 metri quasi tutti in pavé di Mariaborrestraat. Però in compenso, appena finita questa stradina ci sono in sequenza Steenbeekdries e Taaienberg, dove iniziano gli attacchi importanti, e infatti il Taaienberg l’hanno ribattezzato Boonen Hill.

Questa volta nessuna cartolina postale, e del resto non so chi potrebbe avere l’idea di farle da quelle parti, ma un olio su tela  del 1925 intitolato Landscape in Etikhove, opera del pittore belga Valerius De Saedeleer, paesaggista simbolista influenzato anche dai classici fiamminghi tipo l’allegra famiglia Bruegel.

Statistiche illustrate – statistica portatile

I dati illustrati in questa statistica sono di questi giorni, li trovate sui siti di ciclismo, io mi limito solo a farci una specie di grafico e a consigliarvi di stamparlo e conservarlo nel portafoglio per portarvelo sempre dietro e tenerlo sempre a portata di mano. Così se qualcuno vi propone una statistica di quelle serie di cui parlano i giornali, o un sondaggio, o uno studio della CGIA di Mestre, insomma quegli studi di cui i media parlano sommariamente traendone solo le conclusioni che gli fanno comodo o che più li divertono, allora voi tirate fuori questa statistica e opponete che se vogliono parlare di statistica vediamo questa qui sui ciclisti plurivittoriosi dell’anno 2017: al primo posto con 14  vittorie Kittel Gaviria e Mareczko, poi Sagan con 12, Valverde con 11, Bennett Boasson Hagen Démare Ewan con 10, e con 9 vittorie Kristoff Bernal e Viviani, secondo degli italiani. Questa è la statistica. Che poi Kittel e Gaviria abbiano vinto tappe dei Grandi Giri contro i più forti velocisti del mondo e Mareczko abbia vinto in corsette asiatiche non importa, la statistica non lo dice, la CGIA di Mestre nemmeno.

Che almeno sia di buon auspicio per questo ragazzo che sprinta con la testa sotto il manubrio.

La Zeriba Suonata – Suzi quasi

Nel negozio di dischi, tra t-shirt gadget e app, tra le nuove uscite e i soliti noti di cui non mancano mai le pubblicazioni, ma la cui mitologia a volte finisce per farli diventare insostenibili al di là dei loro stessi demeriti, fa piacere e quasi sorprende trovare qualche nome quasi minore o quasi dimenticato, come Suzi Quatro. Tra le sue canzoni Hollywood era la preferita dal compositore Andrew Lloyd Webber.

2 volumi collettivi

Lucca Comics è il Natale dei fumetti italiani; infatti è ormai tradizione che molte uscite siano previste per l’occasione e quest’anno, tra le tante, Astorina e Mondadori Oscar Ink per i 55 anni di Diabolik pubblicano Diabolik Fuori dagli schemi, che è la riproposta arricchita con nuovi interventi (tipo le ristampe dei cd con bonus track) del volumone Diabolik visto da lontano edito per i 40 anni del famoso mariuolo. Allora si pensò di proporre a fumettisti sia legati al personaggio che estranei di realizzare una piccola storia. Manara per fortuna si limita alla copertina ed è strano che non disegni Eva Kant di spalle. Tra i tanti mi sono piaciuti soprattutto il Diabolik psico-onirico di Brolli e Mattotti, quello esotico-misterico di Sergio Toppi e quello da sit-com di Faraci e Ziche, che ironizzano sulle spiegazioni ad alta voce che il personaggio deve per forza fornire ai lettori per spiegare tutte le macchinazioni e i trucchi messi in atto. Il volume costa 19 euro, che non è molto relativamente alla sua mole (20,5 x 27 x 2,5 cm, e cartonato), per cui se avete spazio ve lo consiglio.

Ho visto un albo in edicola e l’ho comprato subito perché il formato A4 e la copertina mi ricordavano le pubblicazioni degli anni 80 e primi 90 (Frigidaire, Dolce Vita, Tic, eccetera). Insomma l’ho preso come si diceva una volta a scatola chiusa, poi ho scoperto che questo Alias Comics è la raccolta di quattro numeri di un supplemento di Alias/il Manifesto, di cui avevo sentito parlare. L’iniziativa è lodevole a priori, vista la scomparsa delle riviste dalle edicole. Qui ci sono serie commissionate per la circostanza e altre riportate in vita, come Stella Rossa di Catacchio, e sarebbe opportuno che ora Alias Comics ne garantisse la continuità. Può lasciare perplessi la riproposizione di storie già pubblicate altrove, per di più oltre 10 anni fa, ma proprio tra queste ultime c’è quella che mi è piaciuta di più: Gloria di Vanzella e Genovese. In altre serie mi sembra che i riferimenti alla realtà sociale presente o futuribile/preconizzabile, forse inevitabili trattandosi dell’inserto di un quotidiano politicizzato, rendano meno convincenti le storie, come ad esempio Brenda Cowgirl di Stefano Zattera, qui molto meglio come copertinista, anche se trovo divertenti le grottesche avventure di Bravado, vecchio diggei cinico ricco e impasticcato che vuole mantenersi giovane a tutti i costi, opera di Cajelli Voglino e Maconi. Comunque questo supplemento a fumetti, se continuerà, in qualunque formato continuerà, vale la pena seguirlo, il quotidiano fate voi.

La Zeriba Suonata – erba

Questa volta a Tabor è andata in maniera diversa, sia perché a causa del clima mite del 2017 gli Europei di ciclocross si sono corsi sull’erba e non sul fango o peggio sul ghiaccio e sia perché hanno vinto i favoriti Cant e Van Der Poel, con Arzuffi terza e Teocchi prima tra le under 23. E già, perché spesso in tutte le discipline è successo che gli Europei sono stati una specie di risarcimento o di riparazione per chi non è riuscito a vincere il Mondiale, come Kristoff su strada che, se non ha vinto quest’anno in casa con un percorso facile, ben difficilmente ci riuscirà più, e di certo non l’anno prossimo sui monti austriaci. Ma se allo stesso modo ci fossero stati anche nel pop e nel rock, una vittoria degli XTC, con la loro musica brillante ed elegante, ai campionati europei, ma neanche un poker di vittorie, basterebbe a risarcirli della relativamente scarsa attenzione del pubblico e della poca letteratura su di loro, importanti e influenti anzichenò.

Ruberia

Chi anche saltuariamente sfoglia legge o consuma giornali di enigmistica difficilmente ignora le tante vignette pubblicate in apposite rubriche o nelle intercapedini tra i giochi. Sono vignette di cui mai è citato l’autore, e se non sono firmate, come usano Carnevali o Tubino, non si sa chi le disegni, né si sa se quella sia la prima pubblicazione o siano riciclate, originariamente destinate altrove, ma comunque spesso sembrano già viste, perché le battute e le situazioni gira e gira sono spesso le stesse: moglie e marito, isola deserta, cane vs postino, rapina all’angolo della strada. E si finisce per trovare nuova semmai la vignetta che invece che sulla situazione abusata verte sull’abuso della situazione, una specie di metavignetta, come questa rubata, o diciamo presa in prestito a fine didattico esplicativo e alla fin fine anche pubblicitario per i cosiddetti aventi diritto, da uno storico mensile di enigmistica e pistolotti religiosi.

Pista!

A Pruszkow in Polonia è iniziata la Coppa del Mondo della Pista mentre in Italia sono stati assegnati i Siena International Photo Awards, e uno potrebbe chiedersi cosa c’entrano i secondi con la prima. Semplicemente nella sezione foto sportive ha vinto Tim Clayton, fotografo sportivo freelance inglese, con una foto che ritrae il quartetto britannico dell’inseguimento a squadre che vince le Olimpiadi di Rio. Nella foto vincente la velocità non è mostrata dallo sfrecciare del soggetto ma da quello dello sfondo. Burke, Clancy, Doull e Wiggins sembrano fermi mentre pista pubblico e zeriba schizzano via. Almeno a me così pare.

A spasso con la Zeriba – A passeggio sul Boulevard

Oggi vi propongo un’altra passeggiata sui luoghi del ciclismo. Dopo un rettilineo d’arrivo segato dalla tranvia, eccone uno dismesso, non più attivo, insomma non ci si arriva più. In realtà il Boulevard de la Sauvenière ha ospitato il traguardo della Liegi-Bastogne-Liegi solo dal 1974 al 1989, ma ha fatto in tempo a veder vincere Merckx e il suo gregario vallone Bruyere, Hinault ça va sans dire, gli italiani Contini e Argentin, Kelly, mai Criquelion. Fino al 1973 si arrivò nel velodromo di Rocourt, poi, dopo una brevissima parentesi sulla Quai Mativa, il traguardo è stato fissato ad Ans, in una zona anonima ma dove c’è spazio a sufficienza per accogliere l’arrivo e tutto l’ambaradan di una corsa così importante. Per l’Avenue de Grammont vi ho proposto delle immagini dal punto di vista, diciamo così, di una telecamera che riprende la corsa. Qui invece vediamo il paesaggio da punto di vista dei ciclisti, partendo dalla curva dove nel 1987 il vallone Criquelion, che tanto ci teneva a vincere la più importante corsa della sua regione, e Roche, l’irlandese meno forte (intendo di Kelly), nel tentativo di far lanciare la volata all’avversario, iniziarono a rallentare quasi fino al surplace, dilapidando, come dissoluti eredi di un patrimonio, tutto il vantaggio che avevano su un Argentin che in salita era stato inferiore, e quello, il volpone veneto, arrivò a doppia velocità e tirò dritto, e così nella famiglia Roche hanno dovuto aspettare 26 anni e il nipote Daniel Martin per vincere la Liegi.

E poi per finire un paio di cartoline d’epoca, dove si può vedere anche la Basilica di Saint-Martin in alto.