La Zeriba Suonata – invece di Bjork

Mi pare che l’ho già scritto, preferisco non proporre musicisti famosi su questo piccolo blog, non hanno bisogno di altra pubblicità, ammesso che poi questo blog gliela possa dare, meglio fare ascoltare qualcuno meno noto o dimenticato. Poi però esce il nuovo disco di Bjork, che, apro una parentesi, ha fatto anche più bella figura rispetto alle attrici che stanno denunciando in differita le molestie di attori, registi e produttori, perché quando girava il musical danese passava lei per rompiscatole perché litigava in diretta col regista ex dogmatico, mentre le attrici molestate intanto avevano ruoli e cachet poi se ne parlava, ma lasciamo stare. E di Bjork ho tutti gli album ufficiali, più qualche album di remix, qualche live, i dischi dei suoi precedenti gruppi Kukl e Sugarcubes, il disco insieme ai Dirty Projectors, qualche dvd di concerti, e pure il film del famigerato danese, e ora il nuovo disco Utopia mi sembra il più bello dai tempi di Vespertine, e la cosa che più mi colpisce di questo disco, che tra l’altro è il primo della bella islandesina da un po’ di tempo in qua senza il prezzemolone Anthony Hagerty,  cioè senza la featurata, la guestaggine del cantante oggi conosciuta come Anohni, dicevo la cosa che mi colpisce di più sono i suoni, e allora ho pensato che non potevo fare finta di niente, e quindi di andare alla scoperta del musicista elettronico venezuelano che ha prodotto sia questo disco che il precedente Vulnicura. Alejandro Ghersi, in arte – almeno in questo periodo – Arca, fa una musica cupa quasi inquietante, potrei dire che suona come se i Future Sound Of London decelerassero la loro musica e si preoccupassero dei problemi loro anziché di città morte. Mentre l’unico paragone musicale che mi viene per l’ultimo di Bjork è Aerial, il disco del 2005 con cui Kate Bush ritornò dopo una lunga pausa. Ma tenete sempre conto che non sono un critico e scrivo impressioni molto personali; quindi se non è così fate conto che non vi ho detto niente, ma ascoltate lo stesso Xen, dall’album omonimo del 2014.