il falso valido

Ma a tutte queste reazioni alla notizia della positività di Froome come si può contro-reagire? Con fastidio o divertendosi? Innanzitutto la notizia sui quotidiani che sono tutti garantisti ma solo per i politici della propria fazione, e colpevolisti per i ciclisti: mentre quasi tutti si limitano a essere imprecisi parlando di doping, c’è uno di quei giornali che la sparano sempre grossa che parla di quattro tour e una vuelta a rischio, ma forse un pensierino sulla fucilazione ce lo fanno. E poi ci sono i commenti sia sulle frasi di Froome che su quelle prudenti e attendiste di Nibali, dai quali si potrebbero anche dedurre orientamenti politici. C’è chi dice che i ciclisti dovrebbero stare tutti zitti, come dire che sono tutti dopati, e qui intravediamo un giustizialismo populista, e c’è chi critica questi ciclisti italiani attuali (incidentalmente meridionali, aggiungo io) non perché sono tutti dei bravi ragazzi, che si rischierebbe il complimento, ma perché sono professorini, ed erano meglio i pirati di una volta e allora viva Moscon, cioè quello che fece offese razziste a Réza, chissà cosa gli disse davvero, forse “tornatene a casa tua”, e visto che Réza è nato a Versailles non è proprio un brutto augurio. Ma la cosa che forse è davvero difficile da concepire è che alla fine ci troviamo di fronte a uno che aveva un problema fisico e ha preso un farmaco anche perché gli avversari non se ne accorgessero e l’attaccassero, insomma un falso valido, una cosa lontana mille miglia dal pensiero italico.