La Zeriba Suonata – sotto le stelle del pop

Nei favolosi ottanta i Pale Fountains non sono stati un gruppo fondamentale ma hanno dato il loro onesto contributo a mettere un po’ di allegria in giro dopo la cupezza del dark. Coevi di band come Smiths, Prefab Sprout, Aztec Camera, Style Council eccetera, fecero uscire i loro album Pacific Street nel 1983 e … From Across The Kitchen Table (proprio con i tre puntini sospensivi all’inizio) nel 1985, in contemporanea con Meat Is Murder e Steve McQueen. Dal secondo vi faccio ascoltare Hey.

La loro musica, rispetto ad altri, è più influenzata dal soul e ha più enfasi ma comunque contenuta, insomma non siamo ai livelli dei Big Country.

Nei meno favolosi novanta il leader del gruppo Micheal Head insieme al fratello John  forma gli Shack, che forse erano migliori di tanti supponenti gruppi inglesi che abbiamo ascoltato da quando hanno inventato il termine brit pop. Essendo di Liverpool l’influenza dei Beatles sembra quasi inevitabile, ma forse lì anche la banda dell’esercito della salvezza è influenzata dai Favolosi 4. Dall’album H.M.S. Fable del 1999 vi propongo Lend’s Some Dough.

Mi dicono che non è vero

Non so quanti ricordino la RAI in bianco e nero, educata, con giornalisti pacati che comunicavano con la regia tramite un telefono a rotella. E non so quanti ricorderanno, semmai l’avranno rivisto in programmi polpettone o su youtube, il giornalista Mario Pastore e l’imitazione che ne faceva Alighiero Noschese. La gag era sempre la stessa, con Noschese/Pastore che dava una notizia, poi riceveva una telefonata e quindi era costretto a smentire la notizia appena data con la frase tormentone: “Mi dicono che non è vero”. E allora mi immagino Pastore che annuncia che il prossimo Giro d’Italia partirà da Israele e che parteciperanno anche Froome e Nibali.

La Zeriba Suonata – un titolo lungo come “K.”

Una delle rivelazioni dell’anno musicale sono i Cigarettes After Sex del texano Greg Gonzalez, che sono usciti con l’album omonimo pubblicato dalla Partisan, e siamo al solito discorso del niente di nuovo ma fatto molto bene, anzi bene, perché il gruppo che più gli si può avvicinare, i Beach House, suonano più vari, mentre ascoltando i C.A.S. a lungo andare diventa monotono il loro un ambient dreampop shoegaze a volte con momenti new wave quasi Joy Division o trip hop quasi Portishead. E questa è una versione quasi dal vivo del brano che apre l’album, intitolato K., che siccome solo K sembrava troppo corto gli hanno aggiunto il punto.

Cruciverba a una dimensione

Molti di voi durante le Feste saranno impegnati in quei giochi che se si giocano solo a Natale ci sarà un motivo. Ma se qualcuno volesse starsene un po’ da solo e fare un cruciverbino, eccone uno propostovi dalla zeriba illustrata che secondo me non ci vuole neanche molto tempo a risolverlo. Mi raccomando stampatevelo, non scrivete sullo schermo, neanche se con la matita.

Orizzontali: 1. Ciclista nato a Messina che da ragazzo è andato a correre in Toscana perché lì ci sono le squadre, altrimenti non la faceva la carriera che ha fatto e che non è ancora finita.

Verticali: 1. Un carattere alfanumerico più alfa che numerico che indica con precisione un numero indeterminato; 2. Prima persona singolare inglese; 3. Lato di un disco singolo di vinile con un brano minore che spesso non sapevano neanche cosa metterci e poi alla fine capitava che invece era meglio proprio questo pezzo qua; 4. Lato opposto a quello del 3 vert.; 5. Taglia di abiti di uno che la “dieta” per lui è una camera legislativa in certi paesi esotici tipo il Giappone o la Germania; 6. Articolo plurale, però italiano.

Soluzione:

 

La Zeriba Suonata – La Bomba!

Se su questa pianeta ci sarà un futuro in cui poter scrivere la Storia, di questo anno forse si ricorderanno i litigi tra i due capi di stato peggio pettinati del mondo, ma forse è più corretto parlare di incomprensioni, dato che sembrano avere delle cose in comune, come l’idea di democrazia, e penso che potrebbero e vorrebbero essere amici, ma è la timidezza che li frena, e se non sarà l’amore sarà la Bomba, quella con la “boum” maiuscola, a portarli via insieme.

Brera e la zeriba

Se il termine zeriba fosse entrato nel linguaggio calcistico sapremmo con certezza chi lo adottò per primo e per designare precisamente cosa. Comunque la parola “zeriba” è anche nei dizionari italiani, è un termine arabo che significa “recinto” e secondo gli storici fu Gianni Brera, domani morto 25 anni fa, che lo utilizzò per indicare lo spazio all’interno del velodromo in cui i ciclisti non in gara riposano o si riscaldano, ma qualcuno lo estese anche al settore in cui nelle sei giorni c’è il pubblico più danaroso, che cena e assiste agli spettacoli di contorno. E allora quando più di tre anni fa ho pensato di aprire un blog che parlasse di ciclismo, dal punto di vista di uno spettatore, e di altre perdite di tempo, come la musica e i fumetti, questa parola esotica mi sembrava proprio adatta per il nome del blog.

L’affollatissima zeriba durante la Sei Giorni di Milano del 1983.

 

La prima donna

Due cose erano annunciate per la gara di Coppa del Mondo di Namur: l’esordio stagionale di Marianne Vos in Coppa e il duello tra Van Der Poel e Van Aert, col belga finalmente tornato ai suoi livelli, un duello atteso soprattutto da quelli ai quali piace parlare di sportellate. Non c’è stata nessuna delle due cose. Van Aert troppo forte e Van Der Poel non in giornata e tendente a cadere non sono mai stati vicini e il primo ha vinto nettamente. Marianne evidentemente vuole iniziare in punta di piedi, come fa da un paio di anni, perché questa è la differenza tra prima e dopo i vari problemi fisici: ora è più diciamo accorta, prima era troppo generosa ed era capace di alternare pista e cross nello stesso inverno. Eppure l’avremmo vista volentieri su questo percorso bello in tutti i sensi. Pazienza. Ma lo spettacolo non è mancato. Subito dopo essere stata ancora una volta l’unica alla partenza a salutare in telecamera, Eva (Lechner) è partita fortissimo ed è stata la prima donna per un po’ di giri, ma poi è venuta fuori Evie (Richards) e alla fine è stata lei la prima tra le donne. Evie è stata la prima donna anche tra le junior e le under 23 e ora sembra possa fare lo stesso tra le élite. Di sicuro è un’altra che si aggiunge alla numerosa e trasversale squadra delle treccine, oggi rinforzata anche dal rientro di Pauline Ferrand e anche Prevot. Ma primadonna è anche Jolanda Neff, che treccina non è ma ha lunghi capelli ricci biondo quasi platino che la rendono riconoscibilissima: partita dall’ultima fila per carenza di punti ha rimontato fino ad arrivare ottava e soprattutto è stata l’unica a superare gli ostacoli in bici. Mi chiedevo se era lei la prima donna a riuscirci, insomma la De Bie in gonnella; “in gonnella” in senso figurato perché sarebbe poco pratico, anche se così facendo porterebbe più pubblico al ciclocross, ma non affrontiamo discorsi pericolosi, e torniamo al cosiddetto bunny hop, il salto in bici degli ostacoli, e alla domanda se la prima è stata la biker svizzera. E invece no. Facendo una breve ricerca ho trovato immagini della statunitense Ellen Noble, che in gara è poco inquadrata perché quasi mai è nelle prime posizioni  e non sappiamo se lo fa abitualmente. Ma sarebbe strano che non ci avesse provato Marianne, per prima.

Un podio tutto di treccine.

E comunque Jolanda Neff direi che se la cavicchia anche in gonnella.

La Zeriba Suonata – canzoni al malto

Adrian Crowley è un cantante maltoirlandese, ma non nel senso che, come da luogo comune su quelle lande, il suo hobby principale è bere birra al malto, che se così fosse a noi manco interessa, ma perché è nato a Malta da padre irlandese e madre indigena. Per le sue canzoni folk si fanno molti paragoni, si vedono ascendenze e influenze, da Nick Drake a Tim Buckley a Johnny Cash, ma mi sembra che l’influenza maggiore, sarà anche per via di quella voce, sia Leonard Cohen. Insomma avrete capito che qui l’allegria regna incontrastata, e del resto non a caso lui incide per la Chemikal Underground, la meritoria etichetta scozzese di musica fatta da anziani per gli anziani. E’ uscito da poco l’album Dark eyed messenger, da cui ascoltiamo, prima che sia troppo tardi, una versione live di Little Breath, con ospite canterina l’anglo-libanese Nadine Khouri.

il falso valido

Ma a tutte queste reazioni alla notizia della positività di Froome come si può contro-reagire? Con fastidio o divertendosi? Innanzitutto la notizia sui quotidiani che sono tutti garantisti ma solo per i politici della propria fazione, e colpevolisti per i ciclisti: mentre quasi tutti si limitano a essere imprecisi parlando di doping, c’è uno di quei giornali che la sparano sempre grossa che parla di quattro tour e una vuelta a rischio, ma forse un pensierino sulla fucilazione ce lo fanno. E poi ci sono i commenti sia sulle frasi di Froome che su quelle prudenti e attendiste di Nibali, dai quali si potrebbero anche dedurre orientamenti politici. C’è chi dice che i ciclisti dovrebbero stare tutti zitti, come dire che sono tutti dopati, e qui intravediamo un giustizialismo populista, e c’è chi critica questi ciclisti italiani attuali (incidentalmente meridionali, aggiungo io) non perché sono tutti dei bravi ragazzi, che si rischierebbe il complimento, ma perché sono professorini, ed erano meglio i pirati di una volta e allora viva Moscon, cioè quello che fece offese razziste a Réza, chissà cosa gli disse davvero, forse “tornatene a casa tua”, e visto che Réza è nato a Versailles non è proprio un brutto augurio. Ma la cosa che forse è davvero difficile da concepire è che alla fine ci troviamo di fronte a uno che aveva un problema fisico e ha preso un farmaco anche perché gli avversari non se ne accorgessero e l’attaccassero, insomma un falso valido, una cosa lontana mille miglia dal pensiero italico.