La Zeriba Suonata – Surfando sul Balaton

L’Ungheria può essere orgogliosa di molte sue cose, ad esempio la Rivoluzione del 56 che fu la prima nei paesi comunisti, ben 12 anni prima della Primavera di Praga, lo storico Pannonia Film Studio che realizzava importanti cartoni animati come Gustavo, la pallanuoto (“Marca Budavari! Marca Budavari! Marca Budavari!”), il calcio con il Ferencvaros che ispirò una delle più belle storie di Filippo Scozzari (Ferencvaros, bella squadra),  l’industria del porno apprezzata in tutto il mondo dagli amatori del genere, che però non so se è una cosa di cui vantarsi pubblicamente, insomma ci sono tanti motivi per cui essere orgogliosi di rappresentare l’Ungheria, e infatti l’unico buon corridore ungherese, il passistone Laszlo Bodrogi, prese la cittadinanza francese. E ditemi se allora non ha ragione il governo magiaro a voler chiudere le frontiere, che chissà quali schifezze penetrano nel paese, musica rockabilly, surf, forse pure film di Tarantino, musica islandese e chissà cos’altro ancora. Di sicuro da tutte queste cose sono stati  contagiati questi giovani teppisti di Budapest, in verità più teppisti che giovani, e per esempio il chitarrista a vederlo mi sa che la rivoluzione del 56 se la ricorda, che hanno formato un gruppo chiamato Surfin’ Zhiguli (la Zhiguli è probabilmente un’auto indigena) che fanno rockabilly e interpretano vari classici, tra cui Misirlou a dimostrazione del fatto che sono tarantinati, oltre che tarantolati. Ma i classici non c’è bisogno di andarli a prendere nei lontani USA, basta arrivare in Islanda. Lì c’è Emiliana Torrini, che, a dimostrazione che l’abito non fa il monaco e tantomeno fa la rockstar, si esibisce spesso in abitini da massaia che guardi ai suoi piedi per vedere dove ha posato le buste del mercato, e io la paragono sempre a Gimondi perché si può dire che è la numero 2 nel suo paese ma Bjork è come Merckx. Però la Torrini deve essere una tipa divertente, perché nei video dei live si vede che prima dei pezzi parla col pubblico che si sente ridere. E’ una tipa tranquilla, fa musica downtempo, lenta (non a caso ha scritto Slow per Kylie Minogue), triphoppegiante o folk, l’album Love In The Time Of Science è uno dei più belli di quegli anni. Però nel disco Me And Armini c’è un pezzo quasi insolito per lei, Jungle Drum, che è un rockabilly fatto e finito, bell’e pronto per essere eseguito da questi scalmanati ungheresi che mettono su pure una coreografia come se fossero gli OK GO ubriachi.

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