Donne e linea

Come altre piccole corse a tappe, il Tour Down Under maschile si disputa dopo la conclusione di quello femminile. Le donne hanno corso l’ultima tappa nello stesso giorno e sullo stesso circuito su cui gli uomini hanno corso una kermesse di 50 km, ma di questo circuito non ufficiale si sono viste le immagini, dell’altra corsa no. Ma neanche la contemporaneità di classiche ha aumentato di molto la visibilità, basti pensare al Fiandre o alle Ardenne, né va meglio con le corse in linea femminili in coincidenza di corse a tappe maschili. Ha iniziato il Tour de France, poi la Vuelta a Espana, e ora anche la Volta a Catalunya, che si disputerà nonostante in Catalogna ci sia un po’ di confusione, ha annunciato una corsa in concomitanza anche per le donne, e pure in questo caso si tratterà di una corsa in linea, al di là dell’esperimento al Tour del 2017 di fare una seconda tappa a inseguimento che non ha convinto molto. Gli organizzatori catalani dicono che così anche le squadre femminili avranno un’occasione di farsi conoscere, sì, va bene, ma verrebbe da dire stiamo ancora alla fase della conoscenza, vogliamo fare un passetto avanti? E per ora le corse a tappe più importanti in campo femminile continuano ad essere quelle che si disputano diciamo da sole, il Giro d’Italia, il Giro della Turingia e l’Emakumen Bira, anch’esse a visibilità limitata, certo, ma almeno per il Giro hanno avuto la furbizia di intrufolarsi tra le intercapedini del Tour quello maschile.

Marianne Vos sotto l’Arco di Trionfo. Che non sia l’arco dell’arrivo si capisce dal fatto che non c’è un automezzo australiano incastrato sotto.

 

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