Il vento caldo dell’estate

Il vento freddo dell’euroinverno ha danneggiato il velodromo di Apeldoorn dove prima che arrivi il vento tiepido di primavera si disputeranno i mondiali della pista. Niente di grave ma gli olandesi  possono sempre consultare gli italiani su come fare attività in un velodromo bucato, per di più continuando a fare collezione di medaglie come a Minsk. E il vento in senso metaforico spira verso la specializzazione: uno come Luca Bramati, che ai suoi tempi, 20 anni fa come se fosse un secolo, primeggiava sia nel cross che nella mtb, oggi dice che Bertolini deve decidere cosa fare da grande. Dato che però lui è anche il nuovo preparatore atletico di Eva Lechner, sono curioso di vedere come gestirà l’altoatesina che è fortissima in entrambe le discipline. Ma il bello è che questa cosa Bramati l’ha detta mentre Mathieu Van Der Poel stava dominando anche la prova di Nommay di Coppa del Mondo, dopo un’estate trascorsa ad alternare strada e mtb per passare subito a una lunghissima e vittoriosissima stagione di cross. Ma MVdP è un fuoriclasse, quello che vale per gli altri non può valere per lui. Eppure oggi, con un errore al box e salendo a piedi dei tratti che Van Aert faceva in bici, sembrava ci fosse finalmente lotta allo stesso livello tra i due, e invece niente, a un certo punto ha allungato e se n’è andato, e per le sportellate se ne parla un’altra volta. Forse questa giornata non è molto indicativa, perché in vista del Mondiale c’è chi ha fatto grossi carichi di lavoro e chi, come Jolanda, si è tagliata i capelli. E infatti proprio nella gara femminile i valori sembravano quasi sconvolti, con la Compton finalmente vincente, Arzuffi e Lechner sesta e settima e la Cant solo dodicesima. Intanto in Italia il vento continua a soffiare contro la Nippo Fantini che per il terzo anno consecutivo non è stata invitata al Giro. Invitata di diritto l’Androni perché vincitrice della Coppa Italia, che uno dei posti fosse sicuro per la squadra israeliana era chiaro dopo la presentazione della partenza da Gerusalemme. E quasi sicuro era l’invito per la Wilier a causa dello sponsor che è la cosa più forte della squadra. Ma si pensava che a restare fuori dovesse essere la Bardiani, sia per un’annata scarsa di risultati, sia per la vigilia del Giro dell’anno scorso, col doppio botto delle due positività all’antidoping. Cosa avrà contato alla fine da fuori è difficile saperlo, ma qualcosa ci sfugge. Certo la Nippo ha Cunego che continua a essere uno dei ciclisti più popolari, ma si è indebolita puntando su ciclisti giapponesi, mentre la Bardiani si è rinforzata. Però difficilmente è tutto qui. Comunque anche la stagione su strada è ampiamente partita. I giovani italiani vincono in Venezuela e il vecchio Nocentini vince e bivince in Gabon, dove comunque non ha vinto facile, perché correvano anche professionisti. E poi in Australia c’è stata una edizione democratica del Tour Down Under perché, tranne l’insaziabile Greipel che ha voluto doppia razione, c’è stata una tappa cadauno per Ewan, Viviani, Sagan e Porte, e soprattutto la vittoria finale è andata a Daryl Impey. Impey, quando correva nella Barloworld insieme al giovane Froome, vinse il Giro di Turchia ma non poté festeggiare perché l’allora ex pistard Bos (oggi ex ex pistard, cioè tornato a correre sul pino siberiano) gli fece un lancio sul rettilineo d’arrivo ma non proprio all’americana. E il sudafricano viene ricordato soprattutto per questo, eppure ha poi vinto tappe in corse world tour di una settimana e soprattutto è stato il primo africano in maglia gialla al Tour. La cosa curiosa di questa corsa australe è stata che i meteorologi annunciavano molto caldo e gli organizzatori accorciavano una tappa, anticipavano la partenza di un’altra e poi, cosa insolita per noi italiani, davvero faceva caldo, cioè i meteorologi australiani avevano previsto giusto. Ci sono molti ciclisti che si sono lamentati delle condizioni in cui correvano e chiedevano anche l’annullamento della tappa, e se la sono presa col loro rappresentante. Si potrebbe pensare che costui, cioè Adam Hansen, ricco e stakanovista, non sia l’uomo ideale per rappresentare un gruppo folto di famelici mestieranti, ma lui si è difeso dicendo che c’erano anche molti che volevano correre lo stesso, e che addirittura uno spagnolo gli ha detto che chi soffre il caldo non venisse giù in Australia. Poi forse Ewan ha esagerato a dare ascolto a qualche meteorologo, o l’ha frainteso, perché quando ha vinto Viviani lui ha detto di essere partito tardi perché temeva il vento contrario, ma questo non sminuisce la vittoria di Viviani, perché quando vince uno ci sono spesso altri che sbagliano (chiedete proprio a Elia). Però pensavo, dato che i giovani ciclisti australiani spesso vengono a correre e a imparare il mestiere in Italia, si potrebbe fare uno scambio e mandare i giovani meteorologi italiani a imparare il mestiere in Australia, capace che quando tornano non ci fanno portare l’ombrello col sole e bagnare quando prevedono sereno.

Un cartello avverte che a 3 km si può fare un selfie con un canguro.

Annunci