La Zeriba Suonata: un’alt-meteora

Funziona così: le generazioni si succedono e quando una di esse occupa manu militari tivvù radio e altri media cerca di convincere quelli delle altre generazioni che il decennio della propria fanciullezza o adolescenza o giovinezza è stato il migliore. In fondo si può scegliere; io per esempio mi rifiuto di considerare favoloso un decennio in cui c’era politica dappertutto, ci si inciampava, e tutto doveva essere classificato di destra o di sinistra, secondo le precise disposizioni derivanti dalle idee confuse dei figli di papà di destra o dei figli di papà di sinistra. Tutto questo finché non arrivarono le truppe alleate a liberarci, con in testa i carri armati punk seguiti da reggimenti new wave, no wave, pop, in particolare pop scozzese, ska. Diciamo che questa è una descrizione un po’, un po’ troppo, romanzata. Quello che è sicuro è che in questi revival si punta troppo sull’effetto nostalgia, e che al di là di orgogli e “scontri” generazionali, si cerca anche di dare un po’ di ossigeno, se non di riesumarli, a personaggi del passato ormai dimenticati. Ora è il turno dei fans dei 90, e in Italia è pieno di ammiratori di un gruppo chiamato come una moto, che presentò la novità di un cantante muto. Ci sono tanti cantanti ciechi, questo è normale, uno che ha difficoltà a leggere, che non può dedicarsi alle arti visive, facile che si butti sulla musica, ma un cantante muto? Ok, qualcuno dirà che era in realtà un ballerino, però pure i Prodigy avevano i ballerini, ma quelli cantavano. Venendo alla musica normale, gli anni 90 sono stati il decennio della migliore Bjork, e delle musiche nuove più o meno elettroniche, tutte con la loro etichetta, che spesso veniva rifiutata dagli stessi musicisti:  provate a dire a Tricky che faceva trip hop e state poi attenti che non vi morda. E la critica ha privilegiato questi generi e questi personaggi. Oppure preferiva il tedio dei Manic Street Preachers, o lo sperimentalismo dei Radiohead, anche se il loro successo nacque con brani più pop, oppure il grunge, una musica sostanzialmente reazionaria, che fu un passo indietro nella musica. Un gruppo un po’ dimenticato, che pure io avevo messo da parte, era irlandese, si chiamava (o si chiama tuttora) Ash. Facevano musica semplice come il loro nome, un rock fulminante punk pop powerpop o a volte quasi hardcore, ed erano ritenuti più adatti ai singoli, eredi insomma di Ramones Buzzcocks e direi anche Husker Du, e avevano il coraggio di titoli semplici come Oh Yeah, sul genere di She Loves You e Alright. Erano popolari al punto che furono chiamati a incidere il brano principale, non a caso omonimo, della colonna sonora di A Life Less Ordinary.

Poi semmai sui lati B dei singoli si sbizzarrivano con titoli più articolati, come questo che manco mi ci metto a riscriverlo (è morto un coltello?).

Nel video di A life eccetera vediamo una chitarrista da poco entrata nel gruppo, Charlotte Hatherley. E’ lei la meteora del titolo del post, che dagli Ash uscì poco dopo per iniziare una carriera solista non molto fertile, al punto che nel 2017, dopo anni, è tornata a fare un disco e senza label. Ma l’esordio Grey Will Fade non andò male. Dentro c’era Summer, un pezzo che forse stona in questo periodo, ma pensate ad Adelaide, ai canguri, al Giro del Giù Sotto.