Il destino beffardo di Cassani

In questi giorni di assenza forzata del blog ci sono state delle sorprese, alcune sorprendenti altre proprio per niente. C’eravamo lasciati a fine gennaio con la foto di Jolanda Neff che, dopo essere caduta disarcionando anche Pauline Ferrand-Prévot, rialzatasi si preoccupava che la francese non avesse niente di rotto. Poi le due sono andate alla mutua a fare le lastre e, a meno di un caso di malasanità che abbia fatto confondere le cartelle, Pauline risulta integra e Jolanda un po’ fratturata, e insomma dovrà saltare il mondiale e stare ferma anche dopo. Dal punto di vista agonistico sarebbe stata più grave la perdita della francese, che ha più esperienza e corre con criterio, mentre la svizzerotta, per quanto forte abile e spettacolare, deve ancora migliorare sia nella guida specifica del cross, a detta dei commentatori che rilevarono subito il suo errore di traiettoria, sia anche nella gestione dello sforzo, perché parte fortissimo, recupera decine di posizione ma poi, da un certo punto della gara, non riesce manco a difendere la posizione conquistata. Ma c’erano altri esiti, altri test che chi andava a pensarci; certo il Giro del Costarica 2017, letto da lontano, sembrava essere stata una delle corse più spettacolari dell’anno, nel senso del ciclismo epico di una volta con i ciclisti epici che pedalavano nutrendosi solo di epici panini al salame e facevano imprese epiche con distacchi epici (se preferite, mettete “eroici” al posto di “epici”). Ecco, al Giro del Costarica ci sono state fughe, strafughe, distacchi e rimonte, ha vinto un ciclista locale detto El Rey perché ha vinto molte edizioni delle corsa e quando non ha vinto lui vinceva il fratello, e però un po’ ci pensavi e dicevi “Si, vabbe’…” Ecco, sono arrivati i risultati dell’antidoping: 12 positivi, tra cui tutta la squadra dei fratelli reali, e tutti al CERA, tranne uno tradizionalista che in un mercatino dell’usato e del modernariato aveva trovato dell’EPO quello buono di una volta. Ora qualcuno penserà che ecco, se la prendono con i peones, con quelli che non c’hanno nessuno che li protegge. Io invece mi limito a osservare che in Asia, dopo un periodo allegro di kazaki e iraniani su tutti, si sono dati una calmata, che in Africa mi ricordo solo un kenyano bianco asmatico che ha avuto qualche problema ma nient’altro, mentre nell’America Latina non c’è niente da fare, i risultati e le imprese non sono mai credibili e vedremo se verranno riscritte pure le classifiche della Vuelta a San Juan; e forse non è un caso che da quelle parti continua a farsi valere qualche vecchio europeo apprezzato per la longevità ma discusso per sospetti vari. Ma veniamo al titolo e a certe polemiche che, più che sorprendenti, potrebbero essere spiacevoli per Cassani. Il loquace romagnolo, negli anni, ha sempre parlato molto bene di due suoi direttori sportivi, Reverberi che lo fece passare professionista e Ferretti per cui ha corso per tanti anni. Ebbene, i due ne ricambiano la stima criticandolo come cittì, e in particolare criticano il fatto che la nazionale corra troppo. Iniziò Reverberi dicendo che nella Coppa Italia i ciclisti azzurri tolgono punti alle squadre professional, falsando la classifica di Coppa. Ora c’è Ferretti, che da anni è ormai un umarell che potrebbe stare insieme a Cipollone presso i cantieri del ciclismo a criticare tutti e tutto, e dice che Cassani dice di ispirarsi a Martini, però Martini faceva correre la nazionale solo ai mondiali e non dappertutto creando solo confusione. Per inciso, nell’intervista a Tuttobiciweb, del caso Froome Ferretti ha detto: Perché sto salbutamolo dev’essere consentito fino a un certo limite? Se serve per curare l’asma, niente salbutamolo. Se sei malato, invece di correre vai a casa, e qualcuno ricorderà che tra i ciclisti più vincenti con Ferretti c’è stato Petacchi. Ora, premesso che la nazionale tutto l’anno è solo un’evoluzione di un qualcosa che aveva già iniziato il povero Bettini, che qualcosa di buono pure lui l’aveva pensata, e chissà se sta ancora aspettando una chiamata da Alonso, la nazionale diffusa serve a far fare esperienza ai giovani e a creare il famoso spirito di squadra, di cui parlano tanto anche le salvoldine. E infatti il cittì che non sa più dove mettere le medaglie ha iniziato a far correre anche lui la nazionale su strada, corre meno perché il calendario femminile è quello che è, ma pensate se non ci fosse stata la nazionale al Giro dell’Emilia snobbato da molti club. E poi c’è la Storia, soprattutto quella fatta di pettegolezzi, pardon, di misteri e segreti, insomma alla Beppe Conti, che ci insegna che non sempre nella nazionale di Martini ha prevalso lo spirito di squadra, e a volte si è perso, a volte si è vinto nonostante. Infine questa scelta di Cassani è importante per i tanti giovani che lui convoca, per fare un’esperienza che altrimenti il rigido calendario italiano non consente. Qui ci sono organizzatori di corse professionistiche che ancora si rifiutano di invitare le continental, mentre in Francia Belgio e Olanda c’è fluidità tra corse HC punto1 e punto2, corrono tutti, e i chilometraggi sono spesso impegnativi, non ci sono le gare “internazionali” che girano intorno all’isolato. Ok, alla fine qualcuno penserà che Ferretti e Reverberi sono due onusti brontoloni che vanno d’accordo tra loro. Beh, proprio nel weekend, dalla RAI ci hanno raccontato che Reverberi diceva che era bello fare il grande direttore sportivo con tutti i campioni che aveva in squadra Ferretti, avrebbe dovuto provare con i corridori che aveva lui. E allora cosa dovrebbe dire Cassani che gli hanno dato la guida della nazionale in uno dei momenti peggiori del ciclismo italiano?

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