Il caschetto sulle 23

La Ciclismo Cup doveva portare più pubblico al ciclismo del tempo ordinario, cioè quello al di fuori del solito Giro, e quindi, oltre alle dirette streaming, giova alla causa che si corra nel weekend, meglio se di domenica. Così, giusto per capire come poi funziona il tutto, il Laigueglia non può essere trasmesso dalla RAI prima delle 23. Ma in fondo la Ciclismo Cup non fa che adeguarsi, si può dire che ormai le 23 sono l’ora del ciclismo, dalla rubrica Radiocorsa, con molte chiacchiere non sempre sostenibili, poche immagini di gare e sempre più spazio al social dalla risatina facilissima che lascia il tempo che trova, alle prove maschili di ciclocross, finché le donne italiane faranno sperare in qualche podio, fino alle megasintesi della pista, che iniziando verso le 23/24 finiscono a notte fonda. Ma in fondo è opportuno così. Qualcuno ricorderà che negli anni 80 c’era un programma intitolato Il Cappello sulle 23, che voleva proporre spettacolini e atmosfere dei night, spogliarelli compresi. Insomma il programma, che per qualche tempo fu condotto da Paolo Mosca, fratello dell’impresentabile Maurizio e figlio dello scrittore e vignettista Giovanni, proponeva quelle cose che si vedevano ma bisognava far finta di non vedere, cose viste ma non benviste, insomma come il ciclismo di oggi, soprattutto se l’ambiente continua a fornire occasioni di chiacchiere e sospetti e accuse fino alle peggiori. Qualcuno dirà anche che gli sponsor degli altri sport, quelli a squadre per dire, sono più forti e pretendono orari migliori, ed è per questo che si resta molto perplessi quando qualche autorevole sponsor ciclistico si espone per far tornare a galla vecchi arnesi dimenticati che di recente passavano per bravi talent-scout.

Vignette di Giovanni Mosca che c’entrano come l’EPO sui maccheroni.

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