Statistiche Illustrate – il paese dei campanelli

Fino a pochi anni i ciclisti in inverno si allenavano e correvano nel sud dell’Europa, mentre oggi si va in Australia, Sud America e paesi arabi. Ma c’è ancora qualche ciclista che non gradisce il brusco passaggio dal caldo arabo o australe al clima europeo e preferisce continuare a correre in quei paesi europei dove il clima è più mite. E nel Sud dell’Europa non solo ci si allena, ma ci sono ancora le gare; solo in Italia non ci sono più, sono sparite le corse in Puglia, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna, e come si può vedere dal grafico che ho preparato, relativo ai giorni di corsa dei professionisti uomini nei primi due mesi dell’anno (niente maschilismo, corse femminili non ce ne sono), in Spagna e Francia c’è sempre grande attività, mentre anche il freddo Belgio a fine febbraio avrà visto più corse dell’Italia, dove è rimasto solo il Laugueglia, e questo è l’ennesimo campanello d’allarme per lo stato del ciclismo nostrano. In realtà poi questo clima mite sembra ormai un mito, perché anche a Maiorca i corridori si beccano l’acqua. E poi non reggono neanche le immagini da cartolina exotica stile anni 50-60, o mostrano dei lati negativi, basti pensare alla Giant abbattuta in Spagna due anni fa dall’auto di una romantica donna inglese, o alla disavventura di Anna Trevisi, una delle tante medagliate di Salvoldi, multata dalle parti del Lago di Garda perché non aveva le luci e il campanello. Dice che è il codice della strada. E allora pensavo che sarebbe bello se i ciclisti avessero il campanello in gara, sulle salite del Giro invase dal pubblico, e lo suonassero per farsi largo.

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