Het Volk

Nei giorni scorsi il boss del New York Times ha dato massimo 10 anni di vita alla versione su carta del suo giornale. Beh, niente che non sia già successo altrove, come per l’Unità, il giornale fondato da Gramsci e affondato dal PD. Il giornale fiammingo Het Volk smise le pubblicazioni nel 2008 e di conseguenza non organizzò più la classica di apertura della stagione di muri e pavé, che portava il suo nome. La corsa dall’anno seguente fu organizzata da Het Nieuwsblad che successe alla testata non più concorrente anche nel nome della corsa. Però la gara è sempre più o meno la stessa, un piccolo Fiandre, che poi è la stessa cosa che si dice del GP di Harelbeke, altra corsa dal nome cangiante, però la legge belga non impedisce che ci siano due piccoli Fiandre. E quest’anno l’Omloop Het Nieuwsblad ha pure recuperato il vecchio tratto finale, con Muur e Bosberg, che il Giro delle Fiandre non utilizzava più. L’Het Coso, che oggi ha visto una doppia sorpresa danese, con la giovanissima Siggaard e il poliedrico Valgren, che ne ha bisogno perché la sua Astana è a corto di soldi, è l’unica classica fiamminga che manca a Boonen, che almeno un paio di volte l’ha buttata via. Per il resto l’hanno vinta molti dei migliori specialisti, compreso Nick Nuyens, l’idolo di Alessandra De Stefano. Il primo vincitore italiano è stato Ballerini nel 1995, come antipasto alla sua prima Roubaix, l’ultimo è stato Paolini nel 2014 dopo l’amico Pozzato nel 2007, e in mezzo, nel 2001, Michele Bartoli, l’italiano più completo nelle corse in linea dai tempi di Moser. Bartoli vinse con la maglia di campione nazionale conquistata l’anno prima, e, per chi non ricorda o era distratto da Pantani o non era ancora nato, quello era il periodo quasi buio della carriera di Bartoli dopo gravi incidenti, figuratevi nel periodo migliore.

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