Statistiche illustrate – Non è un paese per velocisti

La dominatrice, almeno dal punto di vista quantitativo, dei mondiali della pista di Apeldoorn è sicuramente Kirsten Wild, una che in vista del primo omnium olimpico vinse la concorrenza anche di Marianne Vos, e le è mancato solo l’oro dell’Americana Madison per fare en plein, ma nelle gare individuali non ha avuto avversarie. E dei suoi secondi posti chissà se le brucia più quello che le ha impedito di fare poker di ori qui o quello del mondiale su strada qatariota, dove in fondo fu battuta dalla giovanissima Dideriksen che, nonostante due anni di esperienza in più, continua almeno in pista a essere battuta dalla gigantessa olandese. Ma l’impresa più impressionante è stata quella di Chloé Digert, che a metà della finale dell’inseguimento aveva già raggiunto Annemiek Van Vleuten, campionessa del mondo a cronometro e specialista dei prologhi, quindi fortissima sulle brevi distanze, eppure. Cameron Meyer, un po’ come Wild, vince per la quinta volta la corsa a punti dominando, ma nella Madison non ha un compagno al suo notevolissimo livello. Al suo livello di sé stessa medesima, invece, non era Kristina Vogel, ma per una stra-dominatrice come lei può capitare un passo falso, anche se nell’occasione sbagliata, e, se nella velocità trova finalmente qualcuna che la impensierisce, perde male nel keirin, vinto dalla giovane belga Nicky Degrendele. E qui scatta la statistica. La cosa bella delle medaglie italiane, secondo me, è che hanno smentito tutti i dubbi sulla doppia attività di alcuni, tra strada e pista, e in particolare su certi passaggi bruschi dall’una all’altra specialità. Ancora più in particolare Ganna e Consonni nel weekend prima dei mondiali erano a correre sul pavé, ma questo non gli ha impedito di prendere 2 medaglie cadauno e di battere il record italiano nell’inseguimento individuale e in quello a squadre. Aggiungiamo che due giorni dopo il bronzo nell’inseguimento a squadre femminile, miglior risultato nella storia specifica, Tatiana Guderzo è arrivata tredicesima nell’inferno del sud, cioè alle Strade Bianche, e dire che dopo Rio voleva ritirarsi. Ma l’Italia è ai vertici mondiali nelle specialità dette di endurance ma proprio non riesce a riprendersi nelle specialità veloci. Però pensavo che, delle nazioni con grande tradizione ciclistica, Francia Olanda e Germania vanno sempre forte in questo settore, ma il Belgio, non so se mi spiego, non sta messo meglio dell’Italia. E a rinfrescare la memoria ho scorso i medaglieri di Campionati Mondiali e Olimpiadi di questo millennio, e ho contato le medaglie vinte da Italia e Belgio in queste specialità: velocità individuale e a squadre e keirin maschili e femminili, chilometro maschile e 500 metri femminili. Il risultato è di due medaglie per ciascuna nazione, tutte nel keirin femminile, con una sola ciclista per paese, Elisa Frisoni nel 2004 e 2005 e Nicky Degrendele negli ultimi due anni.

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