E io che pensavo

Oggi, penultima tappa della Tirreno-Adriatico, c’è un circuito finale, e in  vista del traguardo volante, che coincide col primo passaggio sulla linea d’arrivo, parte Van Avermaet, ma deciso, e io penso ma mica crede che è già l’arrivo? Ma possibile che uno così esperto fa uno sbaglio del genere? E dimenticavo che è compagno di squadra di Caruso, secondo in classifica, e manco ci avrei pensato che andava a togliere gli abbuoni del traguardo volante al primo in classifica, si è ricordato di essere stato gregario e io chissà che mi pensavo. E poi a pochi chilometri dall’arrivo c’è una caduta, a terra ci sono due maglie chiare della squadra israeliana, e subito mi veniva da pensare ecco gli inesperti che non sanno stare in gruppo e provocano le cadute, perché si usa così, dare la colpa agli inesperti, che negli anni 80 erano gli statunitensi e oggi chissà chi sono, e invece la caduta l’hanno provocata Richeze e Gaviria, uno vecchio l’altro giovane ma entrambi pratici del ciclismo di vertice e poi anche pistard e quindi avvezzi alla bagarre. E forse è un po’ come tutti quelli che sui social si sono accaniti contro due badanti arrestate, dicendo che vengono qui a mangiare e a bere, rispeditele al loro paese, e quelle invece sono italiane.

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