Il ciclismo con rispetto parlando

Nei giorni scorsi ha avuto risalto, anche sui siti dei giornali cosiddetti generalisti, il video di un momento di una corsa per juniores in cui due ragazzi si avvicinavano all’ammiraglia per lamentarsi del freddo e il diesse li incitava a continuare dicendo che questo è uno sport di merda. Il video non ha avuto i commenti negativi che uno avrebbe potuto anche aspettarsi, e del resto il ciclismo agonistico è questo, nessuno è obbligato a farlo, a nessuno l’ha consigliato il medico, almeno si spera. Questa vicenda mi ha fatto venire in mente Manuel Belletti che, nella Sanremo congelata del 2013, rischiò seri danni alle dita dei piedi, eppure si dispiacque di non aver potuto terminare la corsa. E dopo 5 anni corre ancora, e oggi, accolto alla corte del Principe Duca Conte, mentre nella sua Romagna, in Catalogna e perfino in Tunisia si corre, o si annullano le corse, tra la neve, lui è tornato a vincere in Malesia, e, non riuscendo più a vincere le volate di gruppo, è andato in fuga in una tappa lunga come una classica e combattuta uguale e ha battuto anche ciclisti del world tour. E se, almeno a volte, ripaga la tenacia, allora vuol dire che forse questo non è uno sport di merda.

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