Una vittoria che fa pendant

Ieri scrivevo che il ciclismo, almeno a volte, premia la tenacia. Ma a volte ce ne vuole di tenacia per avere quel premio. Marta Bastianelli da juniores lottava alla pari o quasi con Mariannina Vos. Da appena maggiorenni Marianne vinse il mondiale 2006 e Marta quello successivo, con un’audace fuga negli ultimi 15 km. Poi Bastianelli, che in quel mondiale ricordiamo già magra, si preoccupava un po’ troppo di dimagrire, forse per andare meglio in salita, e questo le procurò un secondo posto alla Freccia Vallone, dietro Vos tanto per cambiare, ma anche problemi di doping. Dopo qualche altro contrattempo ritornò a gareggiare e poi anche a vincere. Poi il matrimonio con il ciclista Roberto De Patre, e, al contrario di quello che in genere accade nel mondo del lavoro, fu lui che lasciò il ciclismo. Una figlia e poi tornò a correre, a vincere corse internazionali, piccole corse in linea o tappe, una anche al Giro ultimo scorso, e poi gare nazionali, in cui non ha quasi rivali, ma niente che non accada anche al nord. Intanto la collega Cucinotta aveva vinto una causa per poter tornare in nazionale, contro il divieto di Di Rocco, e il “liberi tutti” per gli squalificati le riaprì, come si dice, le porte della nazionale medesima. Da azzurra è stata quinta al mondiale nel deserto ma non è stata poi convocata per quello successivo di Bergen che pure era adatto alle sue caratteristiche, lei che ormai è una velocista resistente, anzi la più veloce in Italia, più della stessa Bronzini o della Guarischi che non è più, o ancora, quella del 2015. Ma da 11 anni si aspettava una vittoria importante, in una classica del world tour, che facesse pendant con quel mondiale e dimostrasse definitivamente che lo meritava, che non era tipo Barbara Heeb o tra gli uomini Laurent Brochard. E quella vittoria è arrivata oggi alla Gent-Wevelgem, dove, dopo che la compagna Hosking è stata battuta dall’idolo locale D’Hoore a De Panne, è come se avesse detto tirami un po’ la volata che a quella ci penso io, e infatti l’ha battuta nettamente. Speriamo che il dièsse multimedagliato lo abbia saputo e ne tenga conto, perché se il mondiale austriaco è troppo duro, l’europeo almeno quello si può fare. E l’avranno saputo anche a Casa Deignan, dove la treccina angloirlandese è incinta ma pensa di tornare per il mondiale casalingo 2020, e questa vittoria le dimostra che si può fare, yes.

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