Perline di sport – La scoperta di un Nuovo Mondo

Ho ricordi vaghi delle classiche del nord fino al 1988, la RAI trasmetteva brevi cronache o apriva finestre nei  programmi-contenitore dei pomeriggi domenicali, per di più sempre più spesso su Rai3 che in alcune zone ancora non era ben visibile. Ogni tanto su RaiSport capita di rivedere, ad esempio, il filmato della telecronaca della terza Roubaix di Moser: De Zan si collegava a 5 k dalla fine, Moser era già solo, e in pratica si vedeva solo la passerella finale, non si era visto praticamente niente. Poi nel 1989 la cesura storica, nacque la Coppa del Mondo che sulla carta avrebbe dovuto racchiudere le più importanti corse in linea, ma in realtà c’erano anche corse con poca storia e altre nate appositamente e, soprattutto, per limitare il numero di prove per ogni singolo paese, restavano fuori classiche come la Freccia Vallone, la Gent-Wevelgem e il Giro del Lazio. La RAI, sempre rigida nella programmazione, non si fece trovare pronta e, del resto, nello stesso anno, per il campionato italiano si collegò mentre Argentin e Bugno davano il colpo di reni, un secondo di diretta. Però c’erano le televisioni dei paesi confinanti che rimediavano, anzi di più, e così nel 1989 potei seguire per la prima volta telecronache che iniziavano a molti chilometri dall’arrivo. Dopo la Sanremo del bis di Fignon c’era il Giro delle Fiandre, e vedere due ore di cronaca, con questi muri in pavé e queste stradine strette, era come scoprire un mondo nuovo, un mondo che c’era già ma non lo conoscevamo. E forse anche per questo ci sono molti appassionati legati al vecchio percorso, o meglio al percorso di quelle edizioni della Ronde, con la sequenza Ten Bosse- Geraardsbergen- Bosberg e l’arrivo a Meerbeke. In quel periodo si andava verso un ricambio generazionale, dai vari Kelly, Vanderaerden, Van Der Poel, si sarebbe passati a Museeuw, Tchmil, Ballerini, ma quell’anno vinse Edwig Van Hooydonck. Ci sono stati ciclisti che avevano un muro in particolare su cui preferivano attaccare, Boonen sul Taaienberg, Museeuw sul Ten Bosse; Van Hooydonck attaccava sul Bosberg, dove appunto nel 1989 staccò il norvegese Lauritzen, che poi finì terzo, superato anche da Frison. Per questo Van Hooydonck fu soprannominato Eddy Bosberg. EdV fu un ottimo corridore e più versatile di quello che si potrebbe credere, si piazzò anche a Sanremo e Liegi oltre che alla Roubaix, rivinse la Ronde nel 1991, e poi qualche semiclassica fiamminga, una tappa alla Vuelta, e infine è il plurivittorioso della Freccia del Brabante con 4 successi. Si ritirò polemizzando sul doping e attaccando Museeuw. Però poi, alla fine, buttandola in retorica, la vera droga pare essere il ciclismo, e oggi in gruppo corre il nipote Nathan.

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