Panic on the streets of Flanders

La RAI col Fiandre vuole strafare e lo manda tutto, dall’inizio, roba che neanche col Lombardia. La nuova sede di partenza è Anversa, e, ad ammirare questa città, vedi che differenza può fare una sola lettera, in questo caso la “n”, che, a parte la comune tradizione cioccolattaia, è meglio che lasciamo stare, che, come si dice, sarebbe come sparare sulla Croce rossa. E a proposito di sparare, c’è un momento di panico alla partenza perché irrompe Miss Belgio armata di pistola. Vuole forse sparare agli organizzatori del Tour che hanno in programma di tagliare i posti di lavoro da miss? Ma no, tranquilli, deve solo fare da starter, dimostrando che le miss, oltre che farsi le foto e consegnare i premi, sanno fare anche dell’altro. Quando c’è il primo collegamento con lo studio e l’aspirante gaudente Andrea De Luca deve fare un brevissimo riassunto di quanto è successo fin lì, tra le poche cose che ha il tempo di ricordare c’è proprio la presenza di Miss Belgio. C’è una grande accoglienza per Gilbert, e forse il vallone ha unificato il Belgio come nessun politico è riuscito a fare, e come non è riuscito neanche a Nibali in Italia, per demerito non suo ma degli italioti. La corsa è abbastanza controllata e quando si passa sul Kapelmuur, a 90 km dal traguardo e quindi troppo presto per azioni decisive, è come se si facesse visita a un museo, così gli hanno tolto vitalità, anche se l’accoppiata Oude Kwaremont – Paterberg sembra ormai molto più selettiva. Poi c’è un altro momento di panico quando Rowe sale su un marciapiede e il pubblico, spostandosi, aumenta il pericolo e la paura. Benedetti a Nokere, per essere finito su una pista ciclabile ed essere rientrato a fondo gruppo, cioè senza trarne vantaggio, si prese un cazziatone dalla giuria, qui niente? No, è finito il periodo dell’immunità celeste, vedi anche il rigetto della tesi difensiva di Froome, e Rowe viene squalificato. Più impressione che panico crea la caduta di Docker che finisce sul filo spinato, vincendo a sorpresa la classifica avulsa dei cascatori, battendo i favoriti Vanmarcke e Naesen, che pure si sono impegnati come loro solito, e l’italiano Bettiol, che nella specialità promette bene, mentre per Modolo oggi niente, in tutti i sensi. Anche se non è una delle edizioni più spettacolari della Ronde, non ci sono tempi morti, ma comunque si aprono finestre per la gara femminile, dove Anna Van Der Breggen, come alle Strade Bianche, decide di vincere se ne va e buonanotte, e il momento paura lo fornisce Fournier centrando un semaforo, e poi ci sono le interviste filosofiche di AdS. Qui Peter Sagan regala un’altra frase che sarà stata appuntata da chi un giorno vorrà compilare una raccolta dei suoi aforismi. A proposito dell’inventiva, dice: “Vivi la tua vita, non quella di altri”. Si arriva al Koppenberg e resta deluso chi si attende un attacco di Van Aert che qui ci corre nella stagione del cross, ma il belga corre per far bene e non più per provarsi. A un certo punto sembra che la gara possa essere vinta da uno fra tre ciclisti cosiddetti di seconda fascia, in realtà solo sottovalutati, perché sono in fuga l’esperto maturo Langeveld, l’esperto giovane Van Baaarle, e l’immaturo e inesperto, ma solo a livelli élite, Pedersen, e dietro il gruppo di testa, tirato dal solo Oss, non riesce a recuperare, sono uno contro tre. Già, gli italiani: è molto attesa questa stagione fiamminga, con Trentin capitano nella Mitchelton e Moscon co-capitano nella Sky, nella circostanza con Kwiato in giornata ni e il compagno Van Baarle davanti che lo esenta dal lavoro. E Ganna che si spreca di nuovo in una fuga da lontano, sperando non faccia la fine di Ignatiev e Teklehaymanot, poi Colbrelli e poi Modolo e poi… e poi alla fine il migliore è sempre Nibali, che insieme a Van Aert è l’esordiente più atteso. Mentre i tre ragazzi dell’Est Sagan Kwiato e Stybar battagliano tra di loro, Nibali parte a sorpresa e l’unico che pensa bene di inseguirlo, Niki Terpstra, staccato il siciliano che comunque ha dato l’avvio all’azione decisiva, parte all’inseguimento dei tre di testa, che raggiunge e supera quasi di slancio; gli resta attaccato, ma per poco, il danese Pedersen, e vince da solo, mentre dietro Gilbert fa il regista e si prende il terzo posto. Dopo la Roubaix questa è la seconda monumento di Terpstra, insomma ne ha vinta una più di Sagan, a dimostrare quanto valgano le statistiche. Mads Pedersen, secondo, promette bene, ma il gruppo è pieno di ex promesse non mantenute, che però vivono la loro vita, che non è quella dei vincitori, mi pare, ma non importa. In serata una notizia che getta nel panico i tifosi di Sagan: vista la debolezza della Bora, la dirigenza ha pensato a un rinforzo ma, forse per un errore, avrebbero ingaggiato Pippo Pozzato.

“Bang!”

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