Bonjour tristesse

La Roubaix è cominciata sabato con la presentazione delle squadre. Peter Sagan è stato presentato e accolto come una rockstar e lì c’è stato l’unico motivo di soddifazione per gli sciovinisti italiani, perché Sagan, che parla italiano meglio di alcuni direttori sportivi nostrani, in Francia parla in inglese, insomma conosce l’italiano, ma non il francese. Eppure se ci fosse un Beppe Conti francese direbbe che Sagan potrebbe essere francese e chiamarsi Pierre Sagan con l’accento sulla “an”, come Françoise la scrittrice di Bonjour tristesse. Invece Beppe Conti ce l’abbiamo solo noi ma nessuno ce lo invidia, e per un altro anno almeno ci ricorderà più e più volte che la Roubaix è l’unica classica monumento che gli italiani non hanno vinto nel terzo millennio. A proposito di tristezza, nelle interviste del giorno prima Gianni Moscon dice che questa è una corsa per uomini veri, in pratica la stessa cosa che disse il suo corregionale Moreno Moser per le Strade Bianche in cui si ritirò. Però ultimamente i ciclisti trentini a queste affermazioni testosteroniche fanno seguire solo fetecchie; è vero che Moscon è caduto ma a quel punto ci aspettevamo che si cucisse da solo le ferite come Rambo e facesse strage di nemici e buon per Réza che non era presente. Invece niente e il migliore degli italiani alla fine è il gregario Marco Marcato, 18esimo. Come ogni corsa che si rispetti (poco o molto è un altro discorso) parte la fuga e dentro ci sono due tipi poco affidabili, cioè non fate affidamento sul fatto che verranno raccattati strada facendo, e sono lo svizzero Silvan Dillier, vincitore di una tappa allo scorso Giro e in ottima forma, e il belga Jelle Wallays, che con fughe da lontano ha vinto a Tours e alla Dwars eccetera. Al primo collegamento da studio Andrea De Luca ha il coraggio di trovare bella una clip sui favoriti che sembra un video musicale di secoli fa, anche se bisogna riconoscere che non deve essere stato facile realizzarla perché trovare delle immagini di Oliver Naesen che non ruzzola per terra deve essere stata un’impresa. E’ una Roubaix strana perché alcuni favoriti attaccano da lontano: Gilbert già ad Arenberg, Stybar a 70 km, poi anche le punte della Trek, Stuyven e Degenkolb, si muovono presto come se fossero gregari di qualcuno che invece non c’è, poi scattini e controscattini, a circa 50 km ne fa uno Sagan e, sarà anche l’assenza di Kwiatkowski, non gli va dietro nessuno. A quel punto Peter capisce che deve insistere e va da solo, alcuni del gruppo di testa li trova per strada, poi raggiunge i tre superstiti, dei quali Bystrom cede per primo, poi si stacca Wallays, dopo aver dato onestamente i suoi cambi, e resta attaccato a Sagan il solo Dillier, che a tirare non si tira indietro, forse pensando che è l’unico modo per andare sul podio ed entrare in una foto storica, col vincitore in maglia iridata, insomma come quando Contador volle entrare nella foto storica di Gatto che vinceva davanti a Contador, più o meno. Intanto il gruppo degli inseguitori si assottiglia anche per cadute e forature, e se il battito d’ala di una farfalla a Wall Street può provocare un uragano alle Isole Cayman (si dice così o ricordo male?), figuriamoci cosa succede se c’è uno scatto di Niki Terpstra con scappellamento a destra: vanno giù Kristoff Martin e Rowe come se fosse antani. Sagan intanto non perde terreno e sembra prudente, Wallays ha ceduto di suo e Peto non sembra far niente per staccare lo svizzero. Il quale ha un passato da buon pistard, e se si arriverà a uno sprint a due, Dillier farà come Gibus con Ballerini, o come Jaermann con Bugno, o Knetemann con Moser, o più semplicemente come Lopeboselli con Bartoli? No, farà come Dillier con Sagan, che si mette in seconda posizione e parte solo all’ultima curva, vincendo ma non nettamente. E così finisce la stagione delle pietre, lo spettacolo è finito, cala il sipario, insomma ci siamo capiti, e tornano tutti a casa, tranne i pochi, tra cui Gilbert, che correranno anche nelle Ardenne, e anche quest’anno niente vittorie per i sempre attesi Stybar Vanmarcke Benoot e compagna perdente. Molti torneranno su queste pietre il 15 luglio per la tappa del Tour, ma non tutti potranno fare la loro corsa. Infatti le tappe in pavé dei Tour recenti sono state vinte da corridori che non avevano uomini in classifica, Hushovd, Boom e Martin, mentre gli altri, a iniziare da Cancellara, erano impegnati come tutor dei loro capitani. Quindi, pensando a Porte Dennis e Van Garderen, facile che Van Avermaet sarà già libero di fare la sua corsa.

Bienvenue chez les Ch’tis

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