C’era una volta in Vallonia

Il periodo migliore di Philippe Gilbert è stato quando correva nella Omega-Pharma: era più giovane ma anche allora doveva ringraziare i compagni di squadra. Tra questi spiccava Jelle Vandendert, fiammingo che andava bene nelle corse valloni, e quasi dispiaceva che dovesse lavorare sempre per il capitano. Qualche soddisfazione per sé la cercò al Tour dove vinse una tappa ma ci fu anche qualche misunderstanding con Gilbert (come si dice “misunderstanding” in francese? E già che ci siamo, come si dice in italiano?). In quell’anno lì, il 2011, il fratellino Dennis correva in una squadra dilettantistica italiana, un’altra piccola soddisfazione per Jelle, perché tra gli élite Dennis Vandendert è andato meno peggio di Jerome Gilbert, fratellino di Philippe. Quando nel 2012 Gilbertone passò alla BMC si pensava che, correndo per sé, Vanendert avrebbe vinto qualcosa, e infatti, mentre l’ex compagno stentava, lui stava quasi per vincere l’Amstel, acciuffò a pochi metri dal traguardo Pierino Sagan, ma Enrico Gasparotto superò tutti e due in uno sprint lento. Poi Vanendert diventò quasi un fantasma, apparve di nuovo all’Amstel nel 2014, secondo solo a Gilbert, che evidentemente è sempre tra i suoi piedi, anzi tra le sue ruote, e poi quasi niente altro. Quest’anno, appena le pietre a terra sono diminuite e si è approdati in Brabante alla Freccia omonima, Vanendert è risorto, è stato protagonista in tutte le corse ardennesi, con Ardenne o senza, ma forse, come si dice, il suo treno è già passato; ma almeno, nessuno a sua volta passerà sotto il passaggio a livello abbassato rischiando la squalifica.

La famosa vita da ciclista.

 

La prima volta

In un weekend pieno di gare c’è stata una curiosa coincidenza, per cui le due campionesse del mondo juniores consecutive hanno vinto la loro prima gara da élite nello stesso giorno, sabato 21: Elisa Balsamo ha vinto la sua prima gara UCI in Olanda, mentre Elena Pirrone ha vinto la sua prima gara adulta, però nazionale, la seconda tappa del Giro della Campania.  Poi domenica Pirrone ha vinto anche la sua prima gara a tappe, anche se a punti e non a tempo, anche se nazionale. Di questo Giro della Campania aspettavo qualche immagine dal TGR e il primo giorno è stato inviato il solito giornalista capace di fare un intero servizio solo con banalità, e non sapendo cosa dire ha fatto anche una approssimativa citazione del famoso verso di Alfonso Gatto, con tutti primi al traguardo del cuore (al maschile, ovviamente). Sabato né immagini né notizie, perché c’era da dare conto di un torneo di calcio giovanile. Domenica, infine,  immagini a caso ma non la volata finale di Martina Alzini, i risultati in breve e il colpo di scena finale con l’assegnazione, da parte del TGR,  della vittoria nella cronoscalata del venerdì a Nadia Quagliotto anziché a Elena Franchi. Ma un errore è il minimo dato che erano già tutti rincoglioniti dall’imminente derby dell’antipatia tra la squadra con lo stile e la squadra folkloristica.

La Roche-Aux-Faisans

L’augurio degli appassionati era di assistere a una Liegi combattuta, che non si risolvesse nel finale con una volata tra Valverde e qualche altro uomo veloce. E allora che qualcuno spicchi il volo sulla Rocca dei Falchi, o attacchi sulla Redoute,  o dia una stoccata sullo Stockeu, no, lo Stockeu non si fa più, che qualcuno parta a Bastogne; eh, non esageriamo. Ma come sfuggire al controllo del gruppo, al marcamento incrociato, ai gregari superstiti? La Redoute viene percorsa come Costarainera alla Sanremo, sulla Roche-Aux-Faucons niente di significativo, è così difficile attaccare? No, invece è semplicissimo, basta passare la Roche, prendere qualche metro di vantaggio sul gruppo fischiettando un allegro motivetto, insomma andare via da fagiano, e il gioco è fatto. A patto di essere un passistone come Bob Jungels, capace di gestire i quasi 20 km fino all’arrivo senza farsi impressionare da scatti, scattini e controscattini alle spalle.

Vecchia attualità

Eppure, a sentire queste notizie di studenti violenti, che definirli amorali già mi sembra di trattarli bene, mi pare di aver già letto o visto qualcosa del genere. Ah, ecco cos’era, le storie di Zanardi, roba di quasi 40 anni fa, e allora vuol dire che o cose del genere accadevano già allora o Pazienza aveva pure la capacità di immaginare un futuro che pure, in passato, non era il futuro così nero che immaginiamo oggi.

LA ZERIBA SUONATA – intanto, a Liegi, …

Nel 1980 a Liegi accadeva anche questo, un concerto dei Tuxedomoon, uno dei più europei tra i gruppi americani, ma nel senso concreto, emigrati in Europa, ingaggiati dall’etichetta belga Crammed Discs e rinforzati anche dal belga Luc Van Lieshout, ma solo qualche anno dopo questo live.

Teobaldo

Questo Thibaut Pinot, che vince in Italia quasi più che in Francia, che iniziò già quando era under 23 vincendo a metà strada (Valle d’Aosta) e oggi ha vinto il Tour of the Alps, potrebbe essere italiano, come Pietro Sagan, potrebbe chiamarsi Teobaldo Pinotti, ma comunque per far bene dovrebbe correre con una squadra straniera.

Pinot sul podio alpino tra Pozzovivo in basso a sinistra e Lopez a destra.

Perline di Sport suonate – lungo il burrone

Devo dire che a volte le ricerche per questo blog le faccio più per me che per chi lo segue o ci capitasse per caso o per sua ricerca. Quest’anno mi sono messo a presentare le classiche, a volte con le “perline”, proponendo cose che difficilmente vi farà vedere Beppe Conti a Radiocorsa, a parte il clamoroso caso del “raglio d’asino”, da lui ricordato poche ore dopo di me, e comunque sono episodi di cui avevo un vago ricordo e che volevo chiarirmi o rinfrescarmi io per primo. Come la Liegi Bastogne Liegi del 1981, di cui ricordavo solo la suggestione del posto dove si arrivava, il Boulevard de la Sauvenière, e il fatto che c’era Josef Fuchs, discreto ciclista svizzero con poche vittorie e ottimi piazzamenti nei Grandi Giri. Ma la corsa per strada fu vinta dall’olandese Johan Van Der Velde, uno dei più spericolati ciclisti, ma non nel senso che faceva le discese alla Geniez, anzi, piuttosto le faceva congelato, come giù dal Gavia nel 1988. Quella tappa è forse la cosa che più si ricorda di lui, gli Offlaga Disco Pax ci hanno fatto una canzone, e però JVDV ha vinto e perso classiche e tappe, ha indossato maglie, o non ne ha indossate abbastanza come appunto sul Gavia, è stato squalificato per doping, come nella Liegi 1981, e, finita la carriera, già che c’era ha avuto problemi con la giustizia. La sua biografia si intitola Along The Ravine, “lungo il burrone”, e ho detto tutto. Oggi ha risolto i suoi problemi, è tranquillo, buon per tutti visto che guida l’ammiraglia della Roompot.

Questi post cambiano strada facendo, volevo parlare di Fuchs e sono finito a parlare invece di Van Der Velde. Allora, già che ci siamo, dopo la musichetta molto anni 80 del video appena visto (Enola Gay degli O.M.D.), ascoltiamo pure quella canzone degli Offlaga Disco Pax che dicevo  prima, intitolata Tulipani (dall’album Gioco di Società), perché olandese fu anche il vincitore di quella tappa, la promessa mezza mancata Erik Breukink. Il titolo non è molto originale, ma gli ODP, si sa, andavano meglio con le cose est-europee tipo i wafer cecoclovacchi.

La Zeriba Suonata – Emily, aspettando Theresa

Per maggio è annunciata l’uscita del primo album solista di Theresa Wayman, chitarrista delle Warpaint. In attesa ascoltiamo qualche brano dell’altra chitarrista del gruppo, Emily Kokal, come Oh La La.

Pure Jenny Lee Lindberg, la bassista, ha pubblicato un album da sola. Oltre alla batterista Stella Mozgawa, cui comunque il lavoro non manca, essendo molto richiesta, ormai manca solo Emily; eppure sarebbe il caso che si desse una mossa, perché, a sentire questi pezzi, come ad esempio Dark Flowers, sparsi qua e la, proposti dal vivo, si può dire che ne ha ben donde.

Le ultime parole famose, aggiornate a oggi pomeriggio

E’ una Freccia Vallone più combattuta del solito anche per merito di Nibali che, con i suoi compagni di fuga, a 15 km dall’arrivo ha più di 50 secondi sul peloton. Martinello dice che se l’impresa dovesse andare a buon fine sarebbe un’altra perla nella carriera di Nibali. Stacco pubblicitario, rientro in diretta, e gli inseguitori sono in forte rimonta già a 35 secondi. Nel gruppetto c’è Schachmann e Pancani dice che non è l’uomo della Quickstep più adatto a questa corsa, e infatti è l’ultimo attaccante ad essere raggiunto e riesce ancora ad arrivare ottavo. Questa rimonta si completa solo sul Muro di Huy dove Alaphilippe (chi ci sperava più?) vince anche grazie al fatto che Vanendert lavora e spreca energie per Wellens ma col senno di poi sarebbe stato meglio il contrario.

Alla seconda tappa del Giro di Croazia a circa 2 km dall’arrivo c’è una caduta nelle prime posizioni, Rizzato dice che dovrebbe trattarsi di Grosu, i ciclisti passano sotto un arco e dall’altro lato spunta nettamente in testa proprio Grosu che va a vincere con un’azione alla McEwen.