Libertà per Rohan Dennis!

Tutto questo parlare di Bartali alla fine mi ha convinto, non si può pensare che i problemi del mondo non ci riguardino, bisogna scendere in campo, ad esempio lottare per la salvaguardia dei livelli occupazionali delle miss, o chiedere a gran voce l’abolizione di quello strumento di tortura che è l’hot seat; molti pensano che Rohan Dennis può far bene anche nei grandi giri sulle tre settimane, io avrei dei dubbi anche su una settimana sola, però se già in partenza lo fate friggere per più di due ore su quella sedia l’avete già mezzo svuotato. E forse neanche lui ci crede, lo ha detto nell’intervista e si comporta di conseguenza, vince un traguardo volante per prendere la maglia rosa perché l’uovo oggi è possibile ottenerlo mentre la gallina domani la troverà già spennata da altri. Tipo Dumoulin, al quale forse sta bene cedere maglia, oneri e responsabilità, oggi se n’è stato tranquillo e per questa volta il suo soprannome è La Mucca Frisona di Maastricht.

Buone notizie arrivano dai comunicati delle squadre. La Bahrain-Merida fa sapere che Siutsou potrà rientrare a casa, mentre la Delko Marseille ci tranquillizza su Siskevicius: non è rimasto chiuso nel velodromo di Roubaix, anzi ci aveva preso talmente gusto a girare sull’anello che il custode per farlo andar via lo ha minacciato di sciogliere i cani, poi dopo la Roubaix ha corso altre gare e qualcuna l’ha pure conclusa entro il tempo massimo, e ora si riposa un po’ prima della seconda parte di stagione, per rilassarsi ieri è andato a cinema, peccato che è arrivato quando l’ultimo spettacolo era già terminato. Ma finora neanche al Giro c’è molto spettacolo, e quel poco arriva più dal contorno, dal tipo che va in bici perfettamente orizzontale con la pancia sulla sella, suscitando probabilmente l’invidia di Mohoric, al tandem palindromo che diventa l’argomento del giorno.

Il paese è sicuro, chiedete a Cassani che per andare all’arrivo ha passato 25 posti di blocco, e però dovrebbero spiegarci come hanno fatto a sfuggire ai controlli tutti i deficienti che non sembravano indigeni e correvano pericolosamente, anche a centro strada, sul GPM che in realtà era solo una versione israeliana della salitella di Viale De Amicis. In cima si rivede Barbin, che evitando gli scalmanati va a prendere la prima fuga del Giro, in cui mancano Maestri e Benedetti sempre più gregario tiratore, ma c’è Ballerini, che non vorrei diventasse il Teklehaymanot italiano, uno che potrebbe vincere ma si accontenta di fughe disperate. Ma forse è il Principe Duca Conte che vuole così, mostrare lo sponsor e basta? Perché le altre professional se ne infischiano di infilarsi nella fuga e corrono per vincere, con Guardini e Mareczko, il quale parte troppo presto per le sue caratteristiche ed è superato alla grande da Viviani, che poi ringrazia Elena Cecchini che gli da tranquillità, e viene il dubbio che la cosa non sia reciproca perché l’ex tricampionessa italiana non riesce più a vincere. Nella volata si è potuto apprezzare anche Van Asbroeck che mi ha ricordato un po’ Giovanni Lombardi, che, quando lavorava per Cipollone, dopo aver finito di tirare si spostava … ops … danneggiando un po’ qualche avversario, solo che Van Asbroeck ha chiuso il suo capitano Modolo. Ancora c’è stato poco spettacolo sia nel nuovo spot dello shampoo miracoloso, anonimo e con protagonista l’assente Kittel, sia nella sigletta del Giro con animazione anonima e una musichetta che però è sempre meglio delle canzoni, che sul ciclismo ne sono state scritte poche ma, oltre a quelle di Paolo Conte, se ne salvano pochissime, e peccato che Elio e le Storie Tese si siano sciolti, perché avrebbero potuto scriverne una su Campenaerts.

 

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