Errori di gioventù

Non mi ci metto a cercare confronti con precedenti edizioni del Giro Under 23 ex Giro Bio ex Giro Baby ex Giro Qualchecosa, ma di sicuro in questa edizione ci sono stati così tanti avvicendamenti al vertice che la maglia rosa è passata su più pancini che nel finale cantato di Totò al Giro d’Italia, e non so se è stato un record ma di certo è stato uno spettacolo continuo. E questi cambi non sono stati determinati solo da imprese, ma anche o soprattutto da cadute, scelte tattiche sbagliate o distrazioni, errori di gioventù, perché si è corso molto d’istinto e all’avventura, e qualcuno dei partecipanti l’ha pure detto che ora che sono under possono correre così, poi da professionisti no, e se tutto va bene diventeranno gregari come Anacona o capitani tristi come Quintana. Sarà per questo che alla fine ha vinto Vlasov. E sì, perché quando l’intervistatore gli ha ricordato che 9 dei primi 10 in classifica dell’anno scorso sono passati tra i pro, lui a sua volta ha ricordato che pro lo è già, infatti corre nella Gazprom e tanto per dire ha già corso Tirreno-Adriatico e Sanremo, e questo buon pro gli ha fatto. La vittoria è arrivata alla fine di una crono in tempo reale per i primi 15, cioè la maglia rosa partiva per primo e gli altri col distacco in classifica e chi tagliava per primo il traguardo vinceva il Giro, un format – si dice così – nuovo, che oggi ha portato altro spettacolo, per lo meno per le posizioni dalla seconda alla settima, ma vorrei vedere se dovesse decidere la classifica di un grande Giro, perché è chiaro che se qualcuno parte secondo a pochi secondi, invece di avere lo svantaggio di dover recuperare, ha piuttosto il vantaggio del punto di riferimento costituito dal primo. Comunque sia, alla fine il vincitore ha ricevuto il trofeo consistente in una specie di tortiglione rosa, e se l’autore del manufatto è un giovane artista, vabbe’, sarà un errore di gioventù, perché sembra un Brancusi rifatto da Koons, ma chi l’ha scelto come trofeo quanti anni ha?

L’Orpello