Ma che modi di dire

Visto che pure per le persone diciamo normali non tutti i giorni sono uguali, e ci sono dei giorni che ci si sente meglio e altri giorni manco per niente, e pure il lavoro diciamo normale ne risente, allora mi chiedevo se anche per quelli che fanno i lavori domestici e le casalinghe, in quei giorni che si sentono bene fisicamente e lavorano bene, si può usare un’espressione che si usa per artisti e sportivi e dire per esempio che quella donna delle pulizie è “in grande spolvero”.

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Un giorno in pre-Tour 7 – l’oscillazione del tasso

Che anno per Bernard Hinault il 1980! Un anno tutto superlativo, tutto con i punti esclamativi, sia negli alti che nei bassi, nella buona e nella cattiva sorte. In primavera vinse la Liegi sotto la neve con oltre 9 minuti di vantaggio su Kuiper, vabbe’, facciamo quasi 10 che colpisce di più. Poi vinse il suo primo Giro con l’impresa sullo Stelvio, battendo Panizza promosso capitano per anzianità di servizio. E soprattutto vinse il mondiale di Sallanches, ritenuto il più duro della storia, basti pensare che arrivarono solo in 15, con un’azione da lontano in cui non ebbe nessun aiuto dai suoi compagni di fuga, staccati uno alla volta, ultimo Baronchelli. Ma fu anche l’anno della fuga notturna dal Tour, mentre era in maglia gialla, episodio su cui si è detto e scritto tanto, ci manca solo che tirino in ballo anche la CIA e il Mossad, ma probabilmente Hinault si ritirò per un dolore al ginocchio che avrebbe potuto curare solo col cortisone, che è una sostanza dopante. Ma ci fu un’altra clamorosa defezione di Hinault, di cui nessuno parla. Il 18 settembre a Caserta si organizzò il primo circuito degli Assi, che, come molte delle manifestazioni organizzate in città, non ebbe poi un seguito ma questa è un’altra storia. Sui manifesti c’era solo la foto di Hinault in maglia iridata, e poi i nomi degli altri partecipanti, scritti con caratteri di grandezza crescente a seconda dell’importanza. Ma a quella gara Hinault non partecipò, buon per Saronni che si trovò un avversario in meno e vinse forse più agevolmente. Il motivo di quest’altra clamorosa assenza non si è mai saputo, forse anche perché nessuno se lo è mai chiesto. Forse gli organizzatori avevano speso troppi soldi per i manifesti e non ne erano rimasti per pagare il Tasso? Ma non il tasso di interesse, cosa avete capito? Il Tasso, Le Blaireau era il soprannome del bretone, e il bretone era sempre Hinault. E ci vollero altri 5 anni per vedere Hinault sfrecciare a Caserta, quando vinse la cronometro Capua-Maddaloni del Giro 1985 e tolse la maglia rosa a Visentini, perché quello era un periodo che tutti volevano togliere la maglia rosa a Visentini.

Nomi famosi, nomi quasi dimenticati, e nomi sbagliati (Bernaudeau, Villemiane).

Valide civili

Il Campionato Italiano Donne è quella gara in cui si scombussolano le cose rispetto al resto dell’annata, in quanto i corpi sportivi militari si sovrappongono alle società sportive che però continuano a correre con i loro obiettivi e insomma può capitare che per una capitana lavorino sia le compagne di club che le commilitoni (si dirà così?) E’ quello che ad esempio è successo oggi ad Aglié per Marta Bastianelli. Quindi era logico aspettarsi una corsa dominata da Fiamme Oro e Fiamme Azzurre, e invece queste la corsa l’hanno subita, mentre sono stati protagonisti i club, insomma si vedevano queste atlete in borghese in fuga inseguite dalla Polizia, ma in senso sportivo. Prima la Be Pink aveva 2 davanti su 3 e poi 3 su 5, ma forse ha sbagliato tattica iniziando gli scatti troppo presto e per di più per staccare Longo Borghini che di sicuro veloce non è, e poi la Valcar che ha vinto a sorpresa con Marta Cavalli che a livello internazionale ha fatto bene anche su pista. Il livello del ciclismo femminile italiano è alto, c’è continuo ricambio di giovani leve mentre però ci sono delle veterane che vanno ancora fortissimo, oggi ad esempio la solita Valsecchi, e quindi non si può dar torto a Ana Maria Covrig, che pure da giovanissima ha corso in nazionale,  se ha poi scelto la cittadinanza rumena, così ha più probabilità di partecipare a competizioni internazionali e intanto ha vinto l’ennesimo campionato nazionale a cui hanno partecipato in tutto 7 atlete, staccando la seconda di 24 minuti. Le piace vincere facile?

La Zeriba Suonata – L’Ingiudicabile

Voi che leggete non lo sapete perché difficilmente c’eravate già, agli inizi degli anni 80 la musica in genere era cupa o incazzata o entrambe, però c’era pure chi si orientava verso il pop o il soul, dagli XTC alle etichette Postcard e Kitchenware, e stava per arrivare anche chi guardava al jazz. E su tutti da subito spiccavano gli Smiths e già a sentire i primi singoli si capiva che stava succedendo qualcosa di grande, che sarebbe rimasto, che avrebbe influenzato tanti gruppi a venire in tutto il mondo per generazioni, ed era un piacere sentire la chitarra squillante di Johnny Marr. E allora non è facile giudicare i dischi solisti di questo Johnny con la guitar, che non fa neanche niente di strano nella vita, al contrario del suo ex socio Morrissey con i suoi isterismi o di Michael Stipe che oggi sembra un santone. Ma poi perché dovremmo criticarlo? Semmai c’è da chiedersi perché ci abbia messo tanti anni per iniziare la carriera solista, dopo tante collaborazioni e partecipazioni. Ora è uscito Call The Comet, pieno di suoni anni 80, che si ascolta con piacere, come anche i precedenti album. Forse trattandosi principalmente di pop si potrebbe dire che manca il brano che si ficca in testa, ma se non sapete quale brano di Johnny Marr eseguire sotto la doccia, pensate allora a quelli che gli piace il (t)rap, che oltre a cantare quelle schifezze devono anche fare i tipici gesti hip hop sotto il getto d’acqua, oppure fare il bagno con lo champagne che fa molto gangsta e la paperella tatuata.

Un giorno in pre-Tour 6 – quel raccomandato di Raas

Jan Raas non era quello che si dice uno stinco di santo, se pensiamo al mondiale casalingo di Valkenburg, in cui avrebbe collezionato un bel po’ di aiuti aiutini e scorrettezze, o alle 5 Amstel, vinte nella scia più o meno chimica delle moto. Ma forse Gerben Karstens era anche peggio, tra squalifiche per doping e squalifiche per scorrettezze. Lo scrittore Gian Paolo Porreca, parte olandese e parte nopeo, già dopo la squalifica di Karstens al Lombardia scrisse un racconto intitolato A Gerben, con simpatia. Ma i due ciclisti olandesi tornano nel suo romanzo Ti raccomando Raas; Limina ed., 1996, in cui c’è un parallelo tra la vicenda di un anziano medico che vede l’ascesa, diciamo così, di un giovane collega e la vicenda ciclistica del vecchio Karstens nel momento in cui nel ciclismo olandese sta emergendo il giovane Jan Raas, che infatti per una decina di anni è stato uno dei più forti nelle corse in linea, vincendo tra l’altro una Sanremo due Fiandre e una Roubaix. Ma nel romanzo di Porreca e nella realtà romanzesca medesima succede che nel 1976, verso la fine della sua tribolata carriera, Gerben Karstens riesce ancora a ottenere un’importante vittoria: l’ultima tappa del Tour di Van Impe, anticipando il gruppo sul circuito dei Campi Elisi inserito nel percorso solo dall’anno prima e diventato poi un must (come si dice “must” in francese?). E allora ecco dove potete vedere questo colpo di coda, questo canto del cigno, quest’ultima zampata del vecchio leone spelacchiato, insomma questo olandese a Parigi.

Un giorno in pre-Tour 5 – quel drogato di Astérix

A leggere la storia di Astérix e di come certe scelte, da quella del nome del protagonista all’ambientazione in Armorica, siano state casuali o dovute a motivi diversi da quello che si potrebbe pensare, non si può essere certi che il quinto albo, Le Tour de Gaule d’Astérix (in italiano Il Giro di Gallia), sia stato ispirato dal Tour de France. La storia fu pubblicata nel 1965, dopo 5 vittorie di Anquetil, ma non racconta di una gara sportiva, che fosse una corsa di carrozze o altro, ma di una scommessa del galletto: girare tutta la Gallia e portare dalle varie città le specialità locali per allestire un grande banchetto cui invitare l’Ispettore Generale romano. Ci sono quindi riferimenti alle principali città francesi, ma non a Pau famigerata sede di tante tappe, né ci sono le montagne; c’è solo il percorso a forma di boucle e la rottura di una ruota della carrozza su una strada lastricata che somiglia al pavé del nord. La particolarità di questa storia è piuttosto la prima apparizione di Idefix, che staziona strategicamente fuori a una salumeria di Lutezia, dove i galli si procurano un prosciutto di cui il cagnolino seguirà l’odore fino al termine dell’avventura arrivando al villaggio gallico. Alla fine, pensandoci, è un bene che non si sia trattato di una competizione, perché altrimenti ci sarebbe stato l’antidoping e nelle urine di Astérix sarebbe stata rilevata un’alta concentrazione di pozione magica.

Eterne miserie umane.

Un giorno in pre-Tour 4 – l’altro Dumoulin

L’AGR ha già reso nota la formazione per il Tour e per il secondo anno consecutivo non c’è il veterano Samuel Dumoulin. La squadra punta alla classifica con Bardet e ha convocato soprattutto elementi che possono supportarlo in salita e in discesa, o solo in salita (Geniez). E se proprio capiterà l’occasione di puntare alla vittoria di tappa, meglio affidarsi ai più giovani Dillier e Naesen. Se dovessi trovare un corrispettivo di Dumoulin nel ciclismo italiano attuale non saprei chi dire, forse un Gavazzi più vincente può rendere l’idea. Veloce e resistente, Samuel ha vinto soprattutto nelle piccole corse, a tappe e in linea, soprattutto in patria, guadagnando così molti punti per la Coppa di Francia, che ha vinto tre volte. Invece nelle classiche monumento non ha ottenuto risultati, ma è arrivato quarto al primo Campionato Europeo del 2016, sul congeniale e familiare circuito di Plumelec. La sua più importante vittoria resta una tappa al Tour del 2008. Ma perché ne stiamo a parlare in questa rubrica di curiosità e varietà, se non è per l’omonimia con Tom? Semplice, per riproporre queste foto di quando, alla fine di quel Tour 2008, fece provare l’ebrezza del circuito finale sui Campi Elisi anche alla sua fidanzata Magalie Lavenu, figlia di Vincent Lavenu, diesse dell’AGR, che avrebbe poi sposato a ottobre. Ma se questo non è stato certo l’unico matrimonio tra un ciclista e la figlia di un direttore sportivo, curioso è piuttosto come la storia si sia intrecciata con la vicenda ciclistica di Samuel, che corse per l’AGR fino al 2007, poi passò alla Cofidis con cui ottenne subito la più importante vittoria della carriera, poi sposò la figlia del suo ex ds in quel periodo rivale, e infine solo nel 2013 fece completo ritorno a casa, che poi non si dica che era raccomandato.

Un vero cavaliere.