Anatomia di una squadra

Se non fosse caduto, in questo Tour Nibali avrebbe potuto vincere una tappa, ma non quella di ieri, anche salire sul podio, ma difficilmente avrebbe vinto, perché avrebbe dovuto far tutto da solo. Quando era in corsa e c’era da usare la testa, si vedevano cose con poco raziocinio, Pellizzotti aiutava gli Sky e i fratelli Totò e Peppino Izagirre andavano in fuga. Ognuno è libero di pensare quello che vuole, di aspirare a quello che crede, ma i due fratelli, che si dice in partenza dalla Bahrain,  hanno un’età e hanno mostrato i loro limiti, e non credo che una squadra World Tour possa ingaggiarli per fare classifica nei grandi giri, al limite quegli sconclusionati della Dimension Data. Poi, dopo l’incidente a Nibali, come dicono quelli che parlano bene, si dovevano tirare fuori i cosiddetti, e non dico che oggi doveva andare in fuga tutta la squadra, ma battagliare un po’ di più, un po’ molto di più, e invece nessuno in fuga, nessuno da finisseur, e una comparsata di Colbrelli in volata. Però nel gruppo sono in buona compagnia, perché, chiarito che ieri quando i 4 in testa si sono allineati non era per fairplay ma per studiarsi come fossero Criquelion e Roche senza Argentin, diciamo che una settimana fa c’è stata una specie di protesta per una tappa lunga prima del pavé e ora che è successo qualcosa, più di qualcosa, che riguarda la sicurezza, niente proteste. Dall’organizzazione è lecito aspettarsi tutti i provvedimenti possibili, e oggi si è continuato a parlare di quello, ma secondo me il vero problema è che certe manifestazioni, che siano di pochi o di molti tra il pubblico, sono un prodotto di questo modo di vivere, e per quello soluzioni non ne vedo.