quasi un pistolotto

Forse non dovrei stare a parlare tanto di quelli che mettono i commenti dappertutto che poi pure la RAI li lusinga mandandoli in sovrimpressione o citandoli, rispondendogli pure a volte, però non lo so, ma quello che volevo dire è che quelli sono molto partigiani ma non nel senso di maquisards che la Resistenza sul divano non viene bene, no, nel senso che sono  molto di parte, e allora se in corsa cade un italiano, per qualsiasi motivo, pure a 650 metri dal traguardo, allora il gruppo si deve fermare ad aspettarlo, pure se bisogna prima fargli le lastre, se invece cade uno straniero pure comunitario, la corsa è corsa, si tiri dritto, sorry. Ora, stabilito che i due Sky sull’Alpe d’Huez non stavano facendo il fairplay, e peccato che per questo misunderstanding non abbiamo apprezzato quella fase di studio, che poi ad attaccare ha iniziato Bardet e si vede che non aveva studiato bene, ma io vorrei sapere gli Sky perché avrebbero dovuto avere fairplay se fino a pochi giorni fa tutti anche in gruppo dicevano che Froome doveva fermarsi e che era uno scandalo, una cosa che fa male al ciclismo, eccetera. Froome e i suoi, volendo, hanno un loro potere sindacale, lo hanno dimostrato nella tappa romana del Giro, ma le spaccature nel gruppo non giovano e non incentivano proteste serie. Solo pochi anni fa ci furono seri problemi al Giro di Toscana Donne, ci fu una mezza protesta, nel senso che metà del gruppo continuò a gareggiare, e Fanini se la prese con la sola Noemi Cantele. Ecco, tutti hanno tirato in ballo i due pesi e due misure, il diverso trattamento per Ulissi e Petacchi rispetto a Froome, ma la Sky si è battuta per la presunta innocenza, io sono innocente dimostratemi voi che sono colpevole, furono le altre squadre che sbagliarono a non pretendere lo stesso. il ciclismo non è un mondo a parte, pieno di eroi con grandi ideali e portatore di valori ecologici e sociali, se li portano li tengono chiusi nel bagagliaio della fuoriserie, non è diverso dal resto del mondo, e questa faccenda mi ricorda quelli che nel mondo del lavoro invece di lottare (in senso ampio, va bene pure nel senso di borbottare) per i propri diritti lottano contro i diritti degli altri, quelli ritenuti privilegiati perché hanno le ferie e la malattia, che poi io personalmente più che la malattia ho sempre preferito la salute.