La tappa più brutta

La tappa odierna del Tour è stata la più noiosa di una delle edizioni più noiose. C’è stata la solita fuga senza speranza con 5 fuggitivi tra cui 3 uomini da Roubaix, Nicolino Terpstra e i due mascelloni della Mitchelton, ma pavé per terra non ce n’era. C’è stato un intermezzo futurista interventista, ma non c’era un erede di Filippo Tommaso, era il Dottor Magni mediho di Nibali, che non sappiamo se è parente del ciclista repubblicano sociale, ma l’accento toscano ci stava tutto, e ci si preoccupa soprattutto della salute dell’uomo, ma siccome nel futuro prossimo ci sarebbero la Vuelta e il Mondiale meglio fare un interventino a cementare la vertebra, e speriamo che sappiano quello che fanno. Tornando al presente i fuggitivi vengono ripresi e la volata la vince, portato in carrozza da Guarnieri, l’ultimo che ci si augurava, quel Démare che in questi giorni appena iniziava una salita si staccava e andava in gran difficoltà e però poi a fine tappa lo ritrovavi sorprendentemente dentro il tempo massimo, al punto che il Gorilla, che si sarà pure ritirato ma in corsa è sempre molto più generoso del francese spesso anche come gregario, ha fatto ironia social alludendo a quegli aiutini che Démare avrebbe avuto anche nella Sanremo vinta, ma purtroppo poi ha ritrattato e si è scusato, mentre a fine gara Colbrelli ha confermato che in gruppo ci sono diversi ciclisti che dicono di questi traini ma le prove non ci sono e quindi niente. Il bello, nel senso di brutto, è che in volata Démare, quasi come a dimostrare la sua impunità, ha deviato, come già nella tappa vinta l’anno scorso, danneggiando Laporte; questa volta una deviazione ininfluente e che proprio per questo il bellimbusto si sarebbe potuto risparmiare, mentre Laporte l’ha mandato al bagno, e dato che notoriamente in Francia non ci sono i bidet, lo scopo poteva essere uno solo. Démare non vince molto, ma se di altri si dice che avrebbero potuto vincere di più, di lui invece si potrebbe dire che avrebbe dovuto vincere di meno.