Corse contro il tempo

Oggi al Tour c’era l’unica cronometro individuale, una prova che i francesi chiamano contre-la-montre, cioè contro il tempo, che da l’idea di una cosa drammaticamente vitale, come in quei film dove l’eroe deve arrivare in tempo, prima che scoppi una bomba, o faccia effetto un veleno, o un sofisticatissimo timer apra una porta da cui fuoriescono delle letali vecchine pronte a raccontare tutti i dettagli della vita dei loro svariati maledetti nipoti. Ma qui ci sono state davvero delle corse contro il tempo, roba quasi da panico, a causa dei body, dimenticato quello di Dumoulin e non ritenuto adatto quello fornito dall’organizzazione ai Cielo. E così di notte sono state allertate fabbriche, sono state svegliate sartine misteriose, e tutto è andato bene, e Dumoulin ha vinto davanti a una vagonata di vagoni del trenino Sky, compreso il Froome che è risalito sul podio ai danni di un Roglic che hanno fatto appena in tempo in Slovenia a salutare come nuovo eroe sportivo, anzi seminuovo, avendo un passato in altro sport e un grave incidente alle spalle. Ma basta correre, rallentiamo un attimo, anzi fermiamoci, come se avessero sparato dei lacrimogeni, e pensiamo che in fondo è solo una corsa, ed è veramente fuori luogo fare dei drammi per gli aspetti sportivi, che siano il comportamento di un ciclista o di una squadra, i risultati o la mancanza dei, e le tattiche e tutto il resto, soprattutto da parte di chi sta sempre a commentare in negativo e non si capisce perché continua a seguire il ciclismo, e anche da parte di chi ha poca memoria e si chiede come è possibile che uno che ha fatto pista vince poi un grande giro, dimenticando l’inseguitore Hinault o il velocista Saronni, oppure dice che in altri tempi Froome, altro che 4, a stento avrebbe vinto un solo Tour, e mi chiedo in quali tempi, quando arrivava secondo Beloki? Sono ben altre le cose gravi, e già nell’ambito del ciclismo stesso, direi l’inquietante faccenda dell’operazione che dovrà subire Nibali.