Mountain Bike e altri disastri

Raisport trasmette un po’ in differita e un po’ in diretta il Mondiale di MTB Marathon da Auronzo di Cadore, una trasmissione con alta valenza turistico-alberghiera, non ai livelli della Maratona dles Dolomites, la gara col più alto differenziale tra livello agonistico e ore di ripresa, comunque un ottimo spot pubblicitario con una bella gara intuita tra un intervista al sindaco e una all’assessore. Il finale è insolito per la disciplina, perché ci sono tre bikers in testa, è un finale incerto e viene ripreso dall’elicottero. La vegetazione lì è fitta e il telecronista si è lamentato che purtroppo ci sono molti alberi. Ma come, siamo alle Tre Cime di Lavaredo, nelle Dolomiti, patrimonio Unesco, paradiso naturalistico eccetera e ci si lamenta che gli alberi sono troppi?! Neanche stavolta Leonardo Paez riesce a vincere e mi ricordo che anni fa si diceva che avrebbe potuto tentare anche di correre su strada, ma meglio che non abbia cambiato per diventare uno dei tanti colombiani dalla carriera traballante. Vince invece il brasiliano Avancini che pratica soprattutto il cross country e nell’intervista dopo la corsa dice di aver cominciato dal basso, io pensavo si riferisse al livello sportivo, invece il telecronista dice che viene dalle favelas, e se avesse più tempo forse aggiungerebbe che è il dodicesimo di undici figli quasi tutti orfani di genitori uccisi in scontri tra bande rivali, non so, siamo sicuri? Anche tra le donne vince una biker eclettica, la danese Langvad, ma abbiamo capito che la sua vera specialità è di cadere a poca distanza dal traguardo, ma per sua fortuna oggi, a differenza di domenica scorsa nel mondiale cross country, il suo vantaggio è tale da vincere lo stesso in tranquillità. Quando arriva terza la polacca Wloszczowska subito dopo il traguardo scompare dalla vista e si vedono solo i fotografi che mirano per terra e non si capisce se è crollata o se dopo il traguardo c’era un’installazione di Anish Kapoor. Le interviste nel dopocorsa sono effettuate da una che non sappiamo chi è ma si capisce che è anglofona, e non sappiamo se le sue siano rappresentative delle interviste straniere, ma di sicuro al suo confronto AdS e Stefano Rizzato meritano il Pulitzer. Commentatore è Luca Bramati, che a me sta simpatico, e poi ha un modo direi fumettistico di esprimersi, e quando la gara è combattuta gli piace dire che se le danno di santa ragione, ma ovviamente in senso figurato. Se però commentasse anche la strada, ecco, oggi è tornato a correre Gianni Moscon, ha vinto l’Agostoni, prima corsa in linea vinta solo al terzo anno da professionista, non il massimo per un cosiddetto predestinato, e, dicevo, ora che si è aggiunto al grande plotone del ciclismo, a Nacer Bouhanni e Lars Bum Bum, quella frase lì potrebbe non essere più in senso figurato. Il ritorno pure vincente di Moscon è una manna per Cassani e Di Rocco che, entusiasti quando fu presentato il percorso di Innsbruck, si sono invece trovati con Nibali ammaccato e Aru enigmatico e, dato che l’Italia non è la Gran Bretagna che con Froome e Thomas in vacanza in qualche birreria può comunque schierare i gemelloni che vincono la Vuelta, ora non possono guardare tanto per il sottile e va bene anche sperare che Moscon stia fermo con le mani e riesca a portare in alto, non nel senso figurato ma proprio fisicamente, i suoi 70 chili. Certo, se si vuole che il ragazzo si dia una calmata sarebbe anche il caso di non stare sempre a ricordargli i suoi precedenti, che poi sono ancora niente rispetto a quanto fatto da qualche divo del passato, come quel velocistone che picchiò uno scalatorino che gli arrivava a stento alla cintura, griffata ovviamente. Noi però per adesso facciamo più affidamento sulla ragazza di Moscon, quella Sofia Bertizzolo che ha avuto una straordinaria costanza durante tutta la stagione, tanto da vincere la maglia bianca al Giro, la classifica under 23 del World Tour e di recente il neonato Giro delle Marche. Ma dato che qui non siamo troppo nazionalisti (è semplice plurale maiestatis) l’importante è che sia un bel Mondiale e che a Innsbruck non ci siano troppi alberi in giro che disturbano la visuale.

Ma il meglio il mondiale marathon se lo gioca subito col trailer pubblicitario, in cui, con in sottofondo una musica così enfatica da passare in soprafondo, una dama del 700 sale su una mtb portata su una gondola e via per la ciclabile e sul percorso della gara, lungo il quale raccoglierà altri bikers, e fin qui niente di ulteriormente strano, ma passerà vicino a una bambina che raccoglie un mazzolin di fiori e lattai e soldati della prima guerra mondiale (forse per il servizio d’ordine non si sono trovati giovani?) e altri personaggi folkloristici. Alla fine nei credits scopriamo che sono stati coinvolti alcuni bikers locali tra cui la povera Giada Specia.