Le trentenni

L’altra domenica al mondiale MTB cross country Eva Lechner è arrivata solo 25esima, un risultato deludente ma in linea con la stagione montanara. Poi ieri ha cambiato bici, ha preso quella da cross e ha vinto la prova di apertura in Belgio sul muro di Geraardsbergen, battendo la Arzuffi e alcune ciclopratiste belghe e olandesi, compresa Sanne Cant. Sarà pure la prima gara della stagione ma lo era per tutte, per chi col bel tempo ha corso su strada come la Cant che ha gareggiato pure agli Europei, e per chi fino a ieri correva su monti colline e collinette cittadine in un’altra disciplina. Forse è una conferma di quello che sospetto da tempo, che la Lechner, tra la specialità olimpica e quella non, ha la sfortuna di essere più brava in quella non. Invece Giorgia Bronzini è, ancora per pochi giorni, solo una velocista, che per di più ha sempre trovato avversarie più veloci anche in Italia, da Baccaille a Cucinotta, da Guarischi a Bastianelli. Ma è una velocista che ha tentato le fughe, ha lavorato per le compagne, ha cercato di resistere in salita al punto di partecipare alle Olimpiadi di Rio, e “nonostante” ciò la danno ben 64 volte vincitrice su strada, ma aggiungendo corse UCI di seconda fascia e gare nazionali supera largamente le 100 vittorie, cui aggiungere quelle su pista. 3 titoli mondiali di cui due su strada e nel 2013, quando già aveva perso l’abitudine a gareggiare in maglia iridata, una valanga di vittorie: 17. L’ultima corsa del World Tour della sua lunghissima carriera era la corsa affiancata al finale della Vuelta, che, come pure quella analoga chez le Tour (stessa organizzazione), ha un nome lungo e ridicolo, e che si concludeva sul circuito madrileno poche ore prima della volatona di Viviani. Gli uomini sono arrivati in gruppone, lei se n’è andata con una 15ina di future ex colleghe e le ha battute in volata. Ragazza coraggiosa e convinta, perché due anni fa ha lasciato la sicurezza che dava correre per un’Arma per fare la ciclista full-time, simpatica, divertente e piena di entusiasmo, dopo l’imminente ritiro salirà sull’ammiraglia della Trek, ma non perché la portino all’albergo, ma per fare la dièsse. E farà certamente bene, ma me la immagino quando si avvicinerà qualche ciclista all’ammiraglia e si tratterà di una sua ex compagna di avventure, ha cambiato tante squadre e ha avuto tante rispettose rivali, ecco, me la immagino che le dica: “Vai avanti tu che mi viene da ridere”.

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