L’insegnante al mondiale con tutta la classe

Nel ciclismo gli sponsor delle squadre cambiano e si rischia di dimenticare il passato dei gruppi sportivi, così quando la Canyon Sram si avviava a vincere la cronometro a squadre, che ha inaugurato i Mondiali lassù tra le montagne austriache, si parlava di sorpresa, dimenticando che questa squadra con altri sponsor ha vinto le prime quattro edizioni, e nella formazione c’è sempre stata Trixi Worrack, la tedesca che era in nazionale già ai tempi in cui Judith Arndt mandava a quel paese la sua federazione, e oggi ha dato lezione ancora dopo l’arrivo alle compagne di squadra, che non sono neanche le ultime delle scolarette e per dire oggi nessuna si è staccata: la connazionale Lisa Klein, Alena Amialiusik non nella sua stagione migliore, Elena Cecchini ancora perseguitata da AdS per la faccenda dell’anello e di Viviani, e infine le sorelle Alice e Hannah Barnes, che De Luca dice di non riuscire a distinguere ma lui aggiunge che ancora non distingue gli Yates, e vuol dire che fondamentalmente quella che non distingue è la differenza tra semplici sorelle e gemelli omozigoti. Poi alla fine, il trofeo, uno solo, l’hanno dato al Preside, cioè al DS Ronny Lauke. Ma dicevo la Worrack, oggi l’esperienza nell’esercizio è stata fondamentale visti anche gli errori delle altre, e se poteva essere comprensibile l’errore del  giovane Van Garderen che sul Cauberg nella prima edizione cercò di staccare tutta la sua BMC, molto meno lo è quello dell’esperta, ma forse non in questa specialità, Kirsten Wild, che ha cercato di sbriciolare la Wiggle, e buon per Elisa Longo Borghini che non è stata convocata e si è risparmiata di essere coinvolta nel fattaccio. Curiose le dichiarazione di Barbara Guarischi, che fino a stamattina era l’unica italiana ad aver vinto in questa gara, e proprio con quello squadrone lì, e dopo l’esperienza in una squadra di vertice è passata in una piccola squadra danese e può fare paragoni, e oggi ha parlato di differenze di materiali, e non sembrava riferirsi al materiale umano, per cui viene da chiedersi ma con che bici ha corso la Guarischi, con la bici da passeggio col campanello? Significativo dell’interesse per questa prova il fatto che nella gara maschile l’unica squadra italiana al via è stata la Sangemini, squadra di terza fascia, mentre tra le donne hanno partecipato tre squadre italiane, tra cui la Valcar, probabilmente quella con l’età media più bassa in cui la veterana era la venticinquenne Confalonieri, al contrario delle russe Cogeas che vantavano la 38enne Zabelinskaya e l’ultracinquantenne Pitel. Infatti si dice che questa gara non è mai stata molto gradita ai club medesimi, e alla fine si è deciso di abolirla e questa era l’ultima edizione, ma del resto fare uno sforzo economico e muovere un bel gruppo di persone per un piccolo piazzamento può non valere la pena, tanto più per le italiane, se si pensa che la visibilità è in quelle poche ore, mattutine per le donne e una gara élite in mattinata è una cosa assurda, per di più in una diretta in cui telecronisti e commentatori dicono male dell’evento, perché nella tivvù italiana di Franco Bragagna ce n’è uno solo e ce l’hanno l’atletica e lo sci di fondo. Gli altri sono capaci di parlar male dell’evento che presentano, cosa che al più si potrebbe fare a consuntivo, ma non in partenza, ma niente di nuovo, è già successo con le ultime edizioni della Paris-Brussels o anche con l’omnium, che agli inizi era definito una gara per mediocri, poi si è fatta una pausa per l’era Viviani, e ora si è tornati a parlarne male. Solo oggi i commentatori si sono contenuti nelle critiche, forse proprio perché era l’ultima edizione e non se ne parlerà più. Ma per fortuna neanche si tornerà alla 100 km a squadre, una gara assurda e massacrante, pure rimpianta almeno nei primi anni dopo la soppressione, nonostante fosse spesso dominata dagli atleti dei paesi dell’est, su cui ogni dubbio era lecito, e non portasse grandi campioni al professionismo, solo gregari per Cipollone, perché spesso si trattava di ciclisti possenti che erano tra i pochi a poterlo coprire, e che io ricordi solo Giovannetti riuscì a sottrarsi a una carriera da gregario passista. Ma la cronometro a squadre per nazioni cui dovrebbe tornarsi, anche se su distanze contenute, lo stesso non avrà senso, perché i club almeno nelle corse a tappe gareggiano nella specialità, le nazionali no, e allora si porrebbero i problemi di come prepararsi e chi far correre, e difficilmente le squadre di club accetterebbero di vedersi sottratti ciclisti concentrati solo su quello, così come oggi accade per la pista. Meglio sarebbe allora una staffetta, come avviene da anni nella mtb.

Con le ruote lenticolari diversamente colorate la Canyon Sram ha fatto la gioia di grandi e piccini.