Ci sono un professionista, un semiprofessionista e un dilettante

Io questo mondiale under 23 lo abolirei, non perché, come dice Martinello, non ha senso, ma proprio per non sentire più questa vecchia tiritera, che va avanti almeno dai tempi di Ciolek, sul fatto che gareggiano insieme professionisti e dilettanti, come se non fossero comunque tutti giovani e ancora inesperti, e oggi si è vista in gara la difficoltà a gestirsi anche dei professionisti, e come altre volte i risultati hanno dimostrato che non necessariamente il professionista batte il dilettante: il primo all’arrivo, lo svizzero Hirschi, corre in una squadra continental, il terzo e il quarto sono dilettanti, e hanno preceduto professionisti che si sono preparati alla Vuelta. Ma queste lamentele forse sono una cosa solo italiana, e di sicuro si sentono solo nel ciclismo, che è lo sport tafazziano per antonomasia. Quando seguivo anche il calcio e c’era la nazionale under 23 non solo ci giocavano calciatori che facevano il campionato di serie A e le coppe europee, ma c’erano anche i cosiddetti fuori quota, cioè più anziani, e nessuno ci trovava niente di strano. L’Italia poi quest’anno pare che abbia voluto fare la dura e pura portando solo dilettanti, ma negli anni scorsi quando ha avuto il professionista da spendere l’ha portato senza problemi, Felline addirittura due anni dopo aver corso il Tour e Mareczko che portò un bronzo sul quale nessun purista ha sputato. Quest’anno che non ci sono ciclisti all’altezza in nessuna categoria hanno portato i dilettanti, in fondo creandosi un comodo alibi per il risultato prevedibilmente negativo. Ma solo in Italia non ci si rende conto che il calendario altrove è molto meno rigido e più fluido e  continuiamo a elogiare, come ha fatto oggi Martinello, vecchi arnesi dal passato inquietante e dal presente sconfortante.

Indovinate quale dei tre è il professionista, quale il semi e quale il dilettante