Guerra, ma non Learco

Non è stato un mondiale femminile, è stata una guerra, ma non tanto per il percorso duro, i distacchi che si dicono abissali e la lunghezza insolita, 156 km contro i 153 della Ronde i 118 della Liegi e i 131 del Trofeo Binda, cui hanno aggiunto un bel tratto per raggiungere il km 0, e ditelo a quelli che parlano di prodotti a km zero che per arrivarci bisogna prima farne altri di km, in cui tra l’altro si buca e si cade, ma, dicevo, è stata una guerra di giornalisti e commentatori italiani contro i nomi, le nazionalità e le parole in generale. Tatiana diventava Tiziana, la sudafricana diventava australiana, la danese norvegese (ma mica è colpa loro se questi scandinavi si somigliano) e la canadese olandese, ma soprattutto, se durante le gare femminili capita di sentire parlare di uomini invece che di cicliste o di donne  perché è la forza dell’abitudine, oggi c’erano le battistrade, e non so se questo perché in fondo le strade attraversate dal percorso erano molte o perché è un femminile plurale e allora domani con gli uomini ci saranno i battistradi. Ma le parole più brutte le ha dette Sofia Bertizzolo nell’intervista prima della gara. Quando le hanno chiesto se si ispirava a qualcuno, lei ha detto che i suoi riferimenti sono fuori dal ciclismo e ha nominato la diva della scherma, che fu protagonista di una scenetta di cattivo gusto con un ex premier di cattivo gusto, e l’insopportabile diva del nuoto, e pensare che da Vos a Luperini a Bronzini a Guderzo gli esempissimi nel ciclismo non mancano certo. Ora col senno di poi è facile parlare, ma se mi aveste telefonato quando Anna Van Der Breggen è scattata dal gruppo che inseguiva a una 40ina di km dal termine io vi avrei detto che quella era l’azione decisiva, e infatti, partita dopo un primo tentativo della presunta rivale Van Vleuten, della quale in RAI ci tengono a ricordare sempre la caduta a Rio, questa ragazza non può muoversi che le ricordano quell’incidente, ma “per fortuna” oggi è arrivata settima e poi si è scoperto che si è fratturata il ginocchio, così in RAI potranno fare qualche variazione sul tema, ma dicevo, la  AVDB ha raggiunto e subito staccato le battistrada, le battistrade, insomma quelle che erano in testa, e se n’è andata a vincere il suo primo mondiale, il titolo che le mancava, con un distacco enorme sulla prima della seconda fascia di favorite, Amanda Spratt, essendo la prima fascia composta solo dalle due orangesse, e poi terza è arrivata Tatiana che ha scelto il momento ideale per attaccare, cioè quando Martinello ha detto di averle visto un ghigno di stanchezza mentre la Canuel sembrava quella messa meglio, e infatti la canadese è stata la prima a staccarsi all’allungo dell’italiana stanca. Tatiana non era nemmeno certa di gareggiare, è stata l’ultima a essere selezionata, proprio per la sua esperienza che era necessaria in una squadra di ragazzine, è entrata in vari tentativi di fuga, e ha avuto ancora l’energia per partire dal gruppo, riportarsi sulle inseguitrici e staccarle in salita e farsi 15 km da sola. Così la Guderzo ha completato la gamma delle medaglie mondiali su strada, avendo già vinto l’oro e l’argento, cui può aggiungere un bronzo olimpico e varie medaglie giovanili e su pista. Avrebbe dovuto ritirarsi a 32 anni dopo le olimpiadi di Rio, quelle delle caduta di Van Vleuten di cui non si parla mai abbastanza, e invece ha continuato e, dopo le soddisfazioni col quartetto su pista, al sedicesimo mondiale su strada ha preso una medaglia inattesa, lottando con le unghie smaltate (la sua specialità) e con i denti e confermando che quando ha una maglia azzurra addosso si trasforma, basti pensare che la più importante corsa in linea vinta, dopo il mondiale, è stato il Giro dell’Emilia dell’anno scorso in cui ha gareggiato con la selezione italiana.  Ora si è conclusa la sezione femminile dei mondiali e Salvoldi dovrebbe riflettere su alcuni fatti. Negli ultimi appuntamenti importanti su strada i risultati e le medaglie sono venuti dalle veterane, Bastianelli Bronzini e Guderzo, alcune delle quali hanno iniziato addirittura col cittì Fina, mentre le gare juniores hanno dimostrato che le categorie giovanili non sono un pozzo senza fondo dal quale poter attingere illimitatamente, per cui le giovani forti, da Balsamo a Cavalli a Paternoster, vanno salvaguardate e non spremute per cavarne subito chili di medaglie. E una di queste giovani, la già citata Sofia Bertizzolo, oggi ha deluso finendo 63esima a un quarto d’ora e senza aver partecipato a nessuna azione, ma se in futuro invece di guardare alle dive degli sport fighetti imparerà qualcosa da Tatiana potrà solo migliorare. E domani c’è la gara tanto attesa dalla RAI, il mondiale élite maschile, il percorso è impegnativo e si presta a una corsa spettacolare, per cui gli uomini dovranno tirare fuori tutte le loro abilità di attendisti per renderla noiosa.