Ciclismo e stress

In questi mondiali stradali sembravano andar forte quelli che non avevano iniziato a far sport nel ciclismo agonistico, ma nell’atletica e nel salto con gli sci, nello sci di fondo e nel calcio, come se fare ciclismo da troppo tempo fosse stressante, ma poi Valverde, 38 anni di cui 39 in bicicletta, ha vinto il mondiale élite e tutto si è rimesso a posto. Però nel mondo del ciclismo c’è chi fa venire lo stress, soprattutto agli spettatori, e sono i giornalisti e i commentatori, che parlano e parlano. Ad esempio in RAI hanno criticato le criticabili scelte della regia austriaca che le riprese dall’alto non le faceva dall’elicottero ma da qualche stazione orbitante, hanno parlato tanto dell’ultimo muro e tanta attesa e servizi illustrativi, poi quando il muro è arrivato, o meglio la corsa è arrivata al muro, è partita una lunga interruzione pubblicitaria. E poi il percorso che è finalmente duro, bene, così deve essere, non si possono fare sempre mondiali per velocisti, però forse era troppo duro, ma l’anno prossimo sarà piatto, non va bene, facciamo un’eccezione per Zolder il mondiale più insulso della storia, però un momento, abbiamo Viviani il più forte velocista del momento, allora forse meglio il percorso piatto.  Ma poi quelli della RAI non si è capito neanche cosa guardavano, gli avranno dato un monitor del discount, tu vedi passare Pozzovivo nel gruppetto di testa e loro dicono ma non ho visto Pozzovivo, poi vedi Dumoulin che passa davanti a Moscon e dicono dov’è Moscon la regia dev’esserselo perso. Del mondiale femminile ho già parlato nel post precedente, ma torniamo un attimo a quel mondiale chiamiamolo B che storicamente non va mai bene: c’era il dilettantismo a vita nei paesi dell’Est ma quelli in pratica erano professionisti e c’erano anche i trentenni contro i giovani italiani e non andava bene, poi è finito il socialismo sovietico e anche lì hanno iniziato a passare professionisti però c’erano gli ex professionisti occidentali che, non trovando ingaggi, tornavano tra i dilettanti e vincevano il mondiale, successe per due anni consecutivi nel 1994 e 1995, e ovviamente neanche andava bene, e allora facciamolo under 23 questo mondiale, ma neanche va bene perché ci sono quelli che corrono nel world tour e sono avvantaggiati rispetto ai giovani ingenui italiani, ma nella gara dei professionisti, che quella va bene, forse che il brasiliano Sessler o il greco Farantakis fanno lo stesso calendario di Van Avermaet? Ma non solo quelli che ne capiscono parlano troppo e a sproposito, anche qualche ciclista fa lo sborone e dice di stare in formissima, Alaphilippe e Pozzovivo ad esempio, e meno male altrimenti non arrivavano neanche al traguardo. Ma la corsa tanto spettacolare non è venuta, come tradizione la selezione è avvenuta da dietro, e si vedevano i vari favoriti cedere, ora quello ora quell’altro, e gli altri sembravano voler andare al muro finale che però non è quello di Huy che finisce sotto il traguardo, ci sono ancora 8 km accidentati, e l’unico che ha cercato di evitare seriamente questo esito è stato Van Avermaet, e chi sennò? che ci prova sempre e quando si ritirerà chissà chi provvederà al divertimento del pubblico. L’Italia ha corso bene, ha corso da squadra dicono tutti, e in effetti non si può criticare chi ha faticato, ma entravano nelle fughe e però pensavi che non c’erano molte speranze con gente così poco avvezza a vincere, tolto Nibali quante corse hanno vinto tutti gli altri insieme? E poi a un certo punto hanno fatto il ritmo come se avessero dietro chissà chi, ma chissà chi non c’era e hanno ottenuto il risultato di far staccare proprio Nibali, e allora parliamo bene dei ciclisti italiani e male di tutti quelli attorno, da chi non ha portato quello che tra gli esclusi è più capace di vincere o di piazzarsi, il Visconti che comunque non avrebbe cambiato molto, a quelli che non hanno lasciato che Nibali guarisse naturalmente.  La Francia ci ha provato, Valverde ha corso come gli conveniva, è stato seminascosto fino al muro, ha attaccato, ha tirato e poi si è presa la responsabilità del favorito, perché, come avrebbe detto Giada Borgato, a 38 anni non è più il momento di prendere delle indecisioni e ha fatto una volata di 500 metri in testa, battendo Bardet, che dovrebbe puntare più alle classiche, il canadese Woods venuto da un altro mondo sportivo, e Dumoulin che ancora una volta è rimasto a mani vuote, e meno male che quelli che ne capiscono lo dicevano non in forma, ma lui sul muro non si è fatto problemi a zigzagare, è rientrato in discesa e pianura e l’unico sbaglio del segugio di Maastricht è di non aver cercato con più convinzione la botta del finisseur. Ma se ancora stavolta è andata male a lui che ha corso molto in stagione, almeno ha rimediato Valverde che ha fatto le classiche il Tour e la Vuelta dove ha corso per la classifica e ha vinto due tappe in cui per non scontentare nessuno ha battuto una volta Peto e l’altra Kwiato, tutti e due alla deriva oggi, e tutti erano a festeggiarlo, anche Oscarito che faceva le foto giù dal palco, e tutti erano contenti che aveva vinto il più meritevole, in una corsa che per qualche minuto ha fatto temere un ingiustificabile bis di Rui Costa, e Sagan addirittura si è fatto strada tra politici e autorità per consegnare lui la medaglia d’oro. Tutto è bene quel che finisce bene e ora sono curioso di vedere chi avrà ancora le energie per fare bene al Lombardia.

Poi alla fine hanno premiato l’Olanda che ha vinto il ranking per nazioni grazie soprattutto alle donne, ma siccome quelle se n’erano già tornate a casa, i giovanotti in imbarazzante costume tirolese il premio l’hanno dato a questi qua.