La Zeriba Suonata – i capiscuola tra gli epigoni

Se questo ossimoro può avere un senso allora lo utilizziamo per i Beach House da Baltimora, che tra i nuovi dreampoppers sono in giro da quasi 15 anni e suonano più vari degli epigoni degli epigoni, come ad esempio i Cigarettes After Sex. Il loro ultimo album si intitola 7 e ne estraiamo Lose Your Smile, a conferma che hanno già una certa età se iniziano a perdere le cose.

Il declino della Svezia

In questi giorni in cui in Svezia hanno votato si è corso il Giro di Toscana, con la bella vittoria di Soraya Paladin, e si è parlato anche delle tre vittorie di Susanne Ljungskog, che fu due volte campionessa del mondo e forte soprattutto nelle corse a tappe. Subito dopo, e anche un po’ durante, c’è stata Emma Johansson, più eclettica e vincente, tranne che a mondiali e olimpiadi dove ha raccolto “solo” argenti e bronzi. Oggi c’è Emilia Fahlin, già trentenne e con meno vittorie e meno importanti, e poi non si vedono giovani promettenti, mentre la biker Rissveds è stata ferma per problemi personali. Il futuro gialloblu si prospetta poco roseo.

La Zeriba Suonata – il più squillante dei misteri

Adesso col cambio di stagione e il ritorno al lavoro alla scuola al campionato di calcio si torna anche alla programmazione tivvù standard in cui immagino ci siano ancora programmi sui misteri vari. Ma io non li seguo, anche perché so che non parleranno mai di quel misterioso mistero americano che interessa me, e non ci sveleranno mai perché alcuni gruppi americani negli anni dieci si sono messi a far tintinnare le chitarre e suonare musica uguale a quella inglese degli anni 80, una mescolanza di dreampop, shoegaze, Creation e Sarah Records, Smiths e Sundays. E poi un’altra curiosità è che alcuni di questi gruppi hanno scelto nomi come Leoni Marini o Cavallucci Marini.  Per esempio i Sea Lions, un disco e una mezza cassetta, vengono dalla California e a volte sembrano i Pastels, come in Look.

Mentre i Seapony, tre album, vengono da Seattle e tanto per fare a capirsi dal vivo eseguono spesso Emma’s House dei Field Mice, gruppo cultissimo della Sarah. Io invece vi propongo la loro Be Alone. E che piacere fu quando i dischi tornarono alla lunghezza di 30/40 minuti dopo quelli dilatati fino a 80 di fine millennio.

Una foto che ci voleva

Se qualcuno pensava che Marta Bastianelli si fosse saziata col campionato europeo, ma non so perché il qualcuno avrebbe dovuto pensarlo, ecco la risposta. Con la maglia iridata riuscì a fare foto solo da piazzata, ad esempio seconda alla Freccia Vallone dietro Vos, e allora ci voleva la foto di una vittoria, o anche di più, non mettiamo limiti, con la maglia stellata di campionessa europea, e quella foto l’ha fatta proprio al Giro di Toscana dove 3 anni fa iniziò la sua seconda rinascita, dopo la maternità.

Gaia

Gaia Tortolina sembra il nome di un personaggio da fiaba: “C’era una volta una bambina chiamata Gaia Tortolina…”, e invece è il nome della protagonista di una storia direi avventurosa, una giovane ciclista piemontese, che ha avuto dei buoni risultati da junior sia su strada che su pista, ma non abbastanza per entrare nelle grazie del Supercittì, ed è passata élite nella Servetto, che non mi sembra l’ideale. Non sto nell’ambiente e non posso dire, ma ricordo, alla partenza casertana del Giro d’Italia 2014, l'”intervista” a Marina Lari fatta da qualcuno colpito più che altro dall’avvenenza della ciclista, e la ragazza illustrava i prodotti di quello sponsor, forse per cambiare argomento, era una atleta promettente e infatti ha smesso l’anno dopo. Nei due anni alla Servetto Gaia Tortolina ha gareggiato poco, e infatti il suo nome ho iniziato a leggerlo quando lei ha iniziato a correre in Belgio, una cosa che mi ha incuriosito e sono andato a fare qualche ricerca. Gaia ha praticato molti sport ma la sua vera passione è il ciclismo, il suo idolo è Tatiana Guderzo (finalmente una ciclista che ha un idolo femminile e non Pantani o chissà chi altro) e il suo cane si chiama Izoard. Nel 2015 è decima al Giro della Campania, ma l’anno scorso, quando si accorge che rischia di correre pochissimo, parte all’avventura, va in Belgio dove corre praticamente come gli indipendenti del ciclismo di una volta, è giocoforza “meccanico, preparatore, motivatore di sé stessa”, e ottiene dei buoni risultati nelle gare nazionali, si fa notare e quest’anno viene ingaggiata dalla Equano Wase, con la quale continua a ottenere buoni risultati nelle prove nazionali e anche in una gara di derny. Il miglior risultato in corse internazionali è il 22esimo posto  nel Diamond Tour, mentre al campionato italiano è 53esima. E tutto questo continuando a studiare psicologia.  Una storia che merita di essere raccontata più della prima vittoria di Michael Matthews in una corsa in linea del World Tour laggiù nel lontano Quebec.

Uno spettro si aggira per la Spagna

Ispirati dai contemporanei campionati del mondo di MTB gli organizzatori della Vuelta hanno disegnato una tappa con tratti di single track compreso il rettilineo finale, dove tra i fuggitivi di giornata Geniez è partito in testa e ha impedito il sorpasso di Van Baarle che poteva finalmente vincere una gara importante, ma non si può neanche dire che il francese l’abbia stretto perché la sede stradale era così angusta che se deviava più di tanto finiva sulle transenne, e poi il finale era in leggera discesa quindi poteva trattarsi semplicemente della arcinota difficoltà di Geniez nell’esercizio. Eppure lo scavezzacollo in tante discese spericolate è riuscito a restare in piedi e invece oggi è caduto dopo l’arrivo, ma non per colpa sua, bensì di un tipo dell’organizzazione un po’ più disorganizzato degli altri, e su di loro è caduto Van Baarle che alla beffa aggiunge il danno. Così Geniez pareggia con De Marchi il numero di vittorie alla Vuelta, ma la notizia inquietante del giorno è che la fuga del medesimo si è rivelata una fuga bidoncino per la presenza tra i fuggitivi di Jesus Herrada che, grazie anche all’apatia del gruppo, si è trovato a fine tappa in testa alla classifica con oltre 3 minuti di vantaggio sul gemello Simone. E vengono in mente David Arroyo che stava per vincere il Giro del 2010, ma soprattutto Oscar Pereiro che al Tour zerosei con una fuga bidonissima guadagnò 30 minuti ma comunque vinse solo perché il primo, Floyd Landis, fece andare in tilt tutti i macchinari dell’antidoping.

Il fantasma di Pereiro (che però è vivo e ancora non ci crede di aver vinto un Tour).