Effetti indesiderati

Anche se il Giro d’Italia del ciclocross non è il massimo del livello tecnico ci tenevo a vedere le immagini della seconda prova disputatasi a Piani di Luzza, perché c’è stata la vittoria del 41enne Martino Fruet, uno che ha vinto una prova della Coppa del Mondo di Mtb nel 2000, una vittoria che si ptrebbe paragonare a quelle di Rebellin nella Tre Valli a 40 anni o all’Emilia a 43. Però poi c’è un effetto indesiderato nel vedere il G.I.C., cioè che tocca vedere le immagini dalla on board camera, la piccola telecamera montata su una bici, di cui la RAI abusa già dalla scorsa edizione e che non corrispondono a nulla perché le immagini che invece riceve l’occhio umano vengono elaborate dal cervello, mentre queste rischiano solo di far venire il mal di mare e il voltastomaco. E la vittoria del vecchio Fruet arriva nei giorni in cui si parla del tentativo di Tafi di tornare a correre la Roubaix 20 anni dopo la sua vittoria. Sul tentativo in sé penso che avrebbe potuto puntare alla gara amatoriale e che, dovesse correre la gara dei professionisti, toglierebbe il posto a un ciclista in attività, e poi non ho ben capito il discorso di voler mostrare l’evoluzione della bicicletta in questi 20 anni, se è per quello bastava far partecipare la bicicletta. Ma l’effetto indesiderato di questa storia è che da qui ad aprile ci toccherà sentire altre 10, 100, 110 ma anche 120 volte Beppe Conti che ci ricorda che la Roubaix è l’unica monumento che gli italiani non hanno vinto nel terzo millennio, e speriamo che ci riesca uno qualunque così smette.