fumetti termali

Igort ha lasciato la Coconino che aveva fondato per creare Oblomov, che non è un bel nome da dare a una casa editrice, che poi uno pensa che non hanno voglia di lavorare e cosa può venirne mai fuori e invece no, perché Igort si è portato pure alcuni degli autori migliori, e dice che Oblomov è l’editore pigro che non inonda il mercato di pubblicazioni, solo 35 l’anno; ma allora se si chiamava Stakanov quanti ne pubblicava? Però non è che ora la Coconino non pubblica più niente di interessante. Il Direttore editoriale è pur sempre Ratigher che di fumetti ne capisce, e per esempio hanno appena pubblicato L’Attrazione, opera prima del parigino Lucas Harari, una storia ambientata nelle Terme di Vals, nei Grigioni, dove ci sono innanzitutto le Terme di Peter Zumthor, poi una leggenda su una montagna, uno studente che non studiava più ma poi ha ripreso a studiare ma non per prendersi una laurea, un professore losco e irascibile, un allevatore che non si capisce bene, un vecchio pazzo, una ragazza nuda, non sempre ma a volte sì, per un totale di una storia avvincente disegnata in uno stile che un po’ riprende la linea chiara, un po’ ricorda i valvoline e gli americani loro affini e coevi, e un pochino anche Miguelangel Martin, forse.

Presentazione dell’originale alla tv francese.

La Zeriba Suonata – naked music

Annie Clark è fatta così: prima seduce le masse e poi gli impara l’educazione, come si dice da queste parti. Dato che stravedo per questa musicista mi accorgo di non essere in grado di dare un giudizio obiettivo sulla sua musica, per me possono anche farla Santa davvero, anche se immagino che in realtà sia poco probabile che accada perché è noto che lei vive nel peccato mortale amando congiungersi carnalmente con donne del suo stesso sesso, dal che si deduce che è pure bugiarda perché anni fa cantava Marry Me a un certo John. Però penso che la causa di beatificazione e santificazione si potrebbe avviare lo stesso se si superassero questi cavilli burocratici e si provasse qualche suo miracolo, ad esempio se si scoprisse che ha fatto resuscitare qualche morto con la sua musica o con la sua bellezza, fa lo stesso. Quindi diciamo che, data la mia parzialità, mi limito ai fatti. Un annetto dopo aver pubblicato Masseduction St. Vincent se ne esce toma toma con un disco intitolato MassEducation in cui ci sono gli stessi brani per voce e piano, la voce ce la mette lei e il piano Thomas Bartlett. E cosa ne viene fuori da questa operazione in cui la nostra non si sbizzarrisce con le sue chitarre? Se andate a vedere il cosiddetto video ufficiale di Savior, che è in realtà un’esibizione live, lì c’è il pianista che si mette a pizzicare le corde del piano e lei che jazzeggia, e sembrano quasi i Musica Nuda, ma il disco è diverso, lì il pianista suona solo i tasti e in certi momenti, come in Slow Disco, sembra di sentire quell’altra peccatrice di Joni Mitchell. Però in futuro spero che St. Vincent torni a fare musica più vestita, e mi riferisco alla musica.

fascetta protetta

Se dovessi esprimere una preferenza tra i due prezzemoloni del fumetto seriale italiano direi ma è proprio necessario? Ma se insistessero, chi poi dovrebbe farlo non lo so, allora direi Tito Faraci, perché l’altro, Roberto Recchioni, è uno che nella sua storia più minimale ci sono 50.000 morti e il mondo che sta per autodistruggersi. Almeno Faraci fa anche storielle umoristiche, e poi ha il merito di aver portato Sio a svecchiare il fumetto diciamo mainstream, anche se Sio sarebbe emerso comunque. Ora Faraci e Sio hanno pubblicato un secondo libro insieme, sempre per Feltrinelli, un’antologia dell’artista e inventrice e tante altre cose Maryjane J. Jayne, mai esistita, che è meglio del primo che secondo me non era granché, e sempre secondo me una delle cose migliori è la fascetta, non la buttate, conservatela.

Allarme clima

Sono molti anni che gli scienziati lanciano l’allarme sul clima. Dicono che farà sempre più caldo. Sarà un bene per il settore turistico alberghiero, no? E poi dicono che si scioglieranno i ghiacciai e aumenterà il livello degli oceani. E vabbe’, però avremo l’acqua salata on the rocks. E poi dicono ancora che potrebbero scomparire interi staterelli, di quelli che si vedono solo alla cerimonia di apertura delle olimpiadi. Buon per le olimpiadi che soffrono di elefantiasi se si riduce un po’ il numero di partecipanti. Ma ora anche il mondo del ciclocross lancia l’allarme. Passi che a settembre negli USA si corra con 30 gradi, ma trovare quasi lo stesso clima un mese dopo a Berna non va più bene. Ne vengono gare veloci e meno male che la Vos è tornata quasi a tempo pieno al cross: stacca tutte le altre sull’asfalto, poi fa tornare sotto l’emergente connazionale Annemarie Worst per poi staccarla di nuovo e  impietosamente nell’ultimo giro. Invece in campo maschile c’è stato l’assolo di Mathieu Van Der Poel, e quindi, in attesa che Cant e Van Aert trovino la forma migliore, questa specialità in genere dominata dai belgi è per ora in mano agli olandesi, nonostante Lars Van Der Haar sbagli tattica e passaggi degli ostacoli e Sophie De Boer sembri accontentarsi di essere la più bella, ma questo non si può scrivere. In chiusura una domanda profana: se da anni Van Der Haar e Eva Lechner partono fortissimo per farsi superare man mano dagli avversari e finire in affanno, non sarebbe il caso di cambiare strategia di corsa?

Marianna precede Annamaria.

Un filosofo slovacco

Non ho mai avuto un buon rapporto con la filosofia, forse perché il primo approccio è stato con un pessimo insegnante al liceo, e non avrei mai pensato di comprare per diletto il libro di un noto pensatore slovacco, al quale forse ora toccherà pure dare una mano all’editoria slovacca, che perde nettamente contro quella ceca che ha uno squadrone con Hrabal, Kundera, Hašek, Čapek e compagnia scrivente.

Non so quando troverò il tempo di leggerlo, ma intanto ve lo segnalo.

Effetti indesiderati

Anche se il Giro d’Italia del ciclocross non è il massimo del livello tecnico ci tenevo a vedere le immagini della seconda prova disputatasi a Piani di Luzza, perché c’è stata la vittoria del 41enne Martino Fruet, uno che ha vinto una prova della Coppa del Mondo di Mtb nel 2000, una vittoria che si ptrebbe paragonare a quelle di Rebellin nella Tre Valli a 40 anni o all’Emilia a 43. Però poi c’è un effetto indesiderato nel vedere il G.I.C., cioè che tocca vedere le immagini dalla on board camera, la piccola telecamera montata su una bici, di cui la RAI abusa già dalla scorsa edizione e che non corrispondono a nulla perché le immagini che invece riceve l’occhio umano vengono elaborate dal cervello, mentre queste rischiano solo di far venire il mal di mare e il voltastomaco. E la vittoria del vecchio Fruet arriva nei giorni in cui si parla del tentativo di Tafi di tornare a correre la Roubaix 20 anni dopo la sua vittoria. Sul tentativo in sé penso che avrebbe potuto puntare alla gara amatoriale e che, dovesse correre la gara dei professionisti, toglierebbe il posto a un ciclista in attività, e poi non ho ben capito il discorso di voler mostrare l’evoluzione della bicicletta in questi 20 anni, se è per quello bastava far partecipare la bicicletta. Ma l’effetto indesiderato di questa storia è che da qui ad aprile ci toccherà sentire altre 10, 100, 110 ma anche 120 volte Beppe Conti che ci ricorda che la Roubaix è l’unica monumento che gli italiani non hanno vinto nel terzo millennio, e speriamo che ci riesca uno qualunque così smette.