Megan, pronipote di migranti

Anche se le cicliste italiane tra il 2007 e il 2011 si divertivano a vincere il mondiale su strada non è che poi nelle corse casalinghe dominavano, ma mi rendo conto che chi non segue il ciclismo femminile a sentir parlare di corse casalinghe chissà cosa può pensare. Per dire, nel nuovo millennio c’è stata una sola vittoria italiana nel Giro d’Italia, nel 2008 con Fabiana Luperini, che il meglio di sé l’aveva dato nel remoto secolo trascorso. Però quello che successe al Giro della Toscana del 2011 fu davvero troppo: vinse un’americana sconosciuta, per di più già 26enne in uno sport in cui a 19 anni si inizia a correre tra le élites e a 20 si rischia di essere già una promessa mancata, e poi con un cognome che non si capiva come pronunciare: Gàrnier o forse Guàrnier? Boh. Poi si è avuto modo di saperne di più, anche perché la ragazza, presa confidenza con le corse europee ha iniziato a vincere, in USA, ma poi anche in Italia, sempre in Toscana nel 2015 alla prima edizione delle Strade Bianche, che Marianne Vos ci teneva tanto ma in quel periodo si era dovuta fermare. In quella circostanza abbiamo saputo che un bis-bisnonno di Megan, o un bis-trisnonno o un tris-bisnonno, neanche lei lo sa bene, era toscano e migrò a cercare fortuna in USA, e forse per americanizzare il cognome si tolse la “i” finale. Nel 2015 Guarnier fu pure terza al mondiale casalingo (vedi sopra) di Richmond prima di vivere la sua stagione migliore. Infatti nel 2016, forte in salita e a cronometro e fortina in volata, per di più facendo parte dello squadrone Boels-Dolmans che poteva fare gioco di squadra con le sue varie capitane, Megan vinse il Giro d’Italia e la classifica World Tour. Nel 2018, come dice sui suoi account, ha deciso di chiudere questo capitolo e ritirarsi, e ci ha lasciati con questo grande interrogativo: ma come si pronuncia il suo cognome?

Il podio delle Strade Bianche 2015: a sinistra Liz Armitstead non ancora sposata Deignan in evidente difficoltà nell’aprire lo spumantone, al centro Megan Guarnier e a destra Elisa Longo Borghini che dimostra una preoccupante dimestichezza col bottiglione, non confacente alla famosa vita da ciclista.

La Zeriba Suonata – tipo il paradiso dentro la radio

Quello che spesso si dice della musica di Ariel Pink è che sembra uscire da una vecchia radio nei paraggi, e nel caso di Feels Like Heaven, tratto da Dedicated To Bobby Jameson, pubblicato dall’etichetta Mexican Summer nel 2017, verrebbe da chiedersi cosa sta trasmettendo quella radio, The Psychedelic Furs o The Smiths?

Le Leggende Della Musica (con le maiuscole)

Stamattina sono passato vicino a un edicola e ho dato un’occhiata al lato riviste musicali e cd e ho visto che era pieno di leggende, del soul, del rock, della disco. Pensavo che qualche tempo fa i dischi in edicola erano più interessanti, almeno quelli allegati alle riviste, come Acid Jazz o le altre uscite per le stesse edizioni, giornali che curiosamente non portavano la data e che avevano i dischetti che ti facevano ascoltare le cose che recensivano, oggi superfluo con internet, ma allora ti permetteva di avere anche un primo ascolto di quello che leggevi, e il brano semmai ti piaceva, poi ascoltavi l’album intero, di quelli lunghissimi che si usavano allora, ed era una delusione. Ma soprattutto ho pensato che quelli che si preoccupano della lingua italiana, invece di stare a pensare a quell’orrore del congiuntivo, farebbero meglio a preoccuparsi dell’uso neanche a sproposito, ma proprio sbagliato delle parole, come appunto “leggenda” o peggio ancora “mito”.  Perché sui personaggi della musica si sarà pure raccontata qualche frottola, ma di loro si conosce molto, pure troppo, anzi ci sono riviste, soprattutto quelle sul rock cosiddetto classico, che del gossip hanno fatto l’elemento principale della loro linea editoriale, capaci di lunghi articoli su litigi dei membri dei gruppi tra di loro o con i manager e i discografici e poi storie di sesso e di stravizi. E quindi, anziché leggende, questi personaggi non possiamo dire che sono come noi, sono peggio di noi: erotomani, violenti, alcolizzati e, quel che è peggio, drogati che ognuno da solo può mantenere un intero clan malavitoso dedito allo spaccio, perché è bene ricordare a quelli che la trasgressione eccetera che la droga non si compra in farmacia o al supermercato. Legenda: anche per questo quando scrivo di qualche musicista o artista che mi piace a volte sembra che ne stia parlando male.

La Zeriba Suonata – Gente ricca

Non sarà rispettosa dei bistrattati diritti umani dei ricchi, ma a me quest’idea di fotografare i ricchi londinesi come fosse un safari mi piace. Si tratta del progetto Harrodsburg del fotografo Dougie Wallace, di cui ho letto in questi giorni sul sito di Internazionale. E mi ha fatto venire in mente un dischetto di 34 anni fa, un 45 giri 7 pollici azzurro del gruppo islandese Jonee Jonee pubblicato dall’etichetta italiana Extrema!, che sul retro di copertina intimava ai compratori di non pagare più di 2500 lire. Il 45 giri era intitolato Blar azzurro.

Il gruppo, composto dal bassista Hringur Hafsteinsson e dal batterista Bergsteinn Bjorgulfsson, faceva post-punk, più o meno negli stessi anni in cui nel loro paese la leggiadra signorina Bjork Gudmundsdottir cantava e si dimenava nei gruppetti che precedettero gli Sugarcubes. A nome del gruppo risultava già un album intitolato Svonatorrek del 1982, e come finirono due anni dopo a incidere questo dischetto in Italia non saprei dirvi; poi a loro nome non risulta più niente. Curioso che un 45 giri con un solo brano per lato non si intitoli come nessuno dei due; infatti sul lato A c’è Bolex Camera e sul lato B, ecco cosa c’entra Harrodsburg, c’è il brano intitolato Rich People.

Nuove soluzioni

Il rebus che vedete qui sotto è stato pubblicato qualche anno fa da un giornale di enigmistica e proselitismo religioso. La soluzione era facile: B ambi nero buste = Bambine robuste.

Ma dico “era” perché ora col governo del cambiamento, grazie al quale cambiano sia i problemi che le soluzioni, ci sono appunto altre due soluzioni possibili al rebus: “Non ho vinto al lotto per colpa dei neri” e “La posta arriva in ritardo per colpa dei neri”.

Contraddizioni a squadre

Il mondiale cronosquadre per team non si disputerà più perché il pubblico non si appassiona alla competizione tra club e perché per le squadre le trasferte sono troppo onerose. Gli stessi team si spostano in altri continenti per partecipare alle Hammer Series, nuovo formato di gara a squadre che per motivi misteriosi dovrebbe interessare il pubblico, pur non essendovi costretti perché non è una gara world tour.

I team si sono lamentati per la riduzione del numero massimo di partecipanti per squadra alle gare, 8 nei grandi giri e 7 in tutte le altre, e al Giro di Lombardia giusto per far numero hanno iscritto ciclisti ormai esausti che si sono ritirati dopo pochi chilometri.

 

Statistiche illustrate – dati lineari

Finite le corse importanti del 2018, andiamo ad analizzare le principali corse in linea della stagione, in particolare i podi delle 5 classiche dette “monumento” e del Mondiale. Cosa c’è di nuovo? Non molto, è vero che c’è la novità del giovane ma non giovanissimo Jungels che ha vinto a Liegi, ma l’età media è alta. Nessuno ha vinto più di una classica monumento, Sagan alla Roubaix ha accoppiato “solo” la Gent-Wevelgem e Terpstra oltre al Fiandre ha vinto Harelbeke. Diciamo allora che la novità è il dominio della Francia che non solo ha ottenuto 4 podi, il doppio di Italia e Olanda, ma li ha ottenuti con tre uomini diversi (Pinot, Bardet e Démare) cui si potrebbe aggiungere l’Alaphilippe di Freccia Vallone e San Sebastian, mentre le altre due nazioni li hanno ottenuti con un solo corridore cadauna: Nibali per l’Italia e Terpstra per l’Olanda. E questi ultimi due sono i primi a livello individuale, Vincenzino con un primo e un secondo posto e Nikolino con un primo e un terzo. Nessuna vittoria per il Belgio ed è una notizia. E questa è la tabella, per quello che vale, perché il ciclismo non si può raccontare solo con i numeri.